La comunione dei ricci

Una fiaba racconta che durante l’era glaciale molti animali morirono per il freddo. I ricci se ne accorsero e decisero di unirsi in gruppo e aiutarsi. In questo modo si proteggevano, ma le spine di ognuno ferivano i compagni più vicini che davano calore. Perciò decisero di allontanarsi e iniziarono a congelare e a morire. Così capirono che, o accettavano le spine del compagno vicino, oppure sarebbero spariti dalla terra. Con saggezza decisero di tornare tutti insieme. In questo modo impararono a convivere con le piccole ferite che un compagno vicino può causare, dato che la cosa più importante era il calore dell’altro. In questo modo sopravvissero…

Questa fiaba è l’icona della nostra realtà, della nostra situazione. Siamo in molti a questo mondo, e tutti limitati e difettosi. Il vivere assieme, gomito a gomito, ci procura continuamente fastidi, difficoltà e fatica; mette a dura prova la nostra capacità di comunione. Eppure per la comunione siamo fatti; senza la comunione noi moriamo. Non è forse vero che la cosa che più temiamo è l’isolamento? Non è forse vero che siamo in continua ricerca di comunione, e che solo nella comunione stiamo bene? Abbiamo bisogno degli altri; abbiamo bisogno del “calore” degli altri.

Noi iniziamo ad esistere da un evento di comunione, anche biologico; viviamo per nove mesi in stretta comunione con la nostra madre; e poi viviamo la nostra vita nella comunione di una famiglia, aperti e protesi verso una comunione che s’allarga sempre di più. Siamo profondamente e costitutivamente segnati dalla comunione, dalla “communis unio” ( = unione comune tra due o più persone), come dice l’origine latina della parola.

Anche la Parola di Dio, luce che viene dall’alto, ci dice che siamo fatti “di” comunione e “per” la comunione. Al momento di creare l’uomo – ci dice il libro della Genesi – Dio disse: “Facciamo l’uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza” (Gn 1,26). L’autore del libro della Genesi non sapeva ancora che Dio è Trinità, e insieme perfetta Unità; non sapeva che Dio esiste in tre Persone ed è un unico Dio, comunione perfetta. Noi lo sappiamo, grazie alla rivelazione che di Dio ci ha fatto Gesù. Ogni uomo porta in sé il segno della Trinità e Unità di Dio. Ogni uomo è fatto a immagine e somiglianza di Dio Trinità-Unità, comunione piena.

L’umanità è costituita di persone tutte diverse tra di loro, ma fatte per diventare “una cosa sola”, in piena e perfetta comunione. Nell’uomo l’immagine e la somiglianza con Dio cresce e diventa sempre più piena e perfetta in misura che l’uomo diventa “comunione”. Di qui comprendiamo l’importanza di curare le relazioni. Le relazioni ci qualificano. Le relazioni, in base a come sono, ci avvicinano o ci allontanano da Dio, ci fanno più o meno somiglianti a Lui; e ci avvicinano o ci allontano da noi stessi, dal più profondo di noi, dal “come siamo fatti”, dalla nostra essenziale e fondamentale struttura. Ecco perché, in base a come sono le nostre relazioni, noi ci sentiamo più o meno uniti a Dio, e più o meno “vicini” e “in sintonia con noi stessi”; e quindi più o meno felici o infelici.

Costruire la comunione costa fatica. Si tratta di mettere insieme e comporre un’infinità di differenze; e di farlo di continuo, in ogni momento, e sempre di nuovo… Siamo tutti diversi, ciascuno con la sua mentalità, con la sua sensibilità, col suo temperamento, con i suoi pregi e con i suoi difetti, con la sua individualità “unica” nella storia (non ci sono due persone uguali al mondo! Come non ci sono due onde uguali nel mare,  come non ci sono due foglie uguali sullo stesso albero…). Le differenze sono ricchezza, sono vita, sono bellezza; ma quanta fatica metterle insieme e armonizzarle in una ben riuscita melodia! E’ stato detto: Dio ci dà la gioia delle differenze, e ci lascia la fatica della comunione.

Per costruire la comunione occorre tutto un corredo di virtù: umiltà, pazienza, stima dell’altro, sensibilità, attenzione alla persona, decentramento da sé, capacità di servizio, capacità di dono, capacità di perdono, tenerezza, instancabile carità. Occorre rivestirsi di questa multiforme veste per essere uomini, donne, di comunione.

Un’ultima osservazione va fatta a riguardo della comunione, osservazione importante. Noi istintivamente pensiamo di essere noi capaci di costruire comunione, e quindi ci impegniamo con buona volontà a costruirla; “partiamo” a fare comunione col fratello, con la sorella, dimenticando che il vero costruttore della comunione è Dio. Nel libro del profeta Ezechiele troviamo un passo estremamente illuminante e chiarificatore a questo riguardo. Dio dice ad Ezechiele: “Prendi un bastone e scrivici su il nome del regno di Giuda, e poi prendi un altro bastone e scrivici su il nome del regno di Israele; questi due regni sono tra loro divisi, ma dovranno essere riuniti. Poi accosta i due bastoni l’uno all’altro e tienili uniti nella tua mano, in modo che formino una cosa sola nella tua mano. Ecco -dice il Signore- io farò così con il regno di Giuda e con il regno di Israele: li prenderò nella mia mano ed essi diventeranno un unico regno, un regno unito, nella mia mano” (Ez 37,15-19). Il messaggio è chiaro: è nella mano di Dio che il regno di Giuda e il regno di Israele potranno trovare la loro unità e superare la loro divisione; è nella mano di Dio che gli uomini potranno trovare la loro unità e la comunione tra di loro; la potranno trovare solo nella mano di Dio, non fuori di quella mano. Ciò significa che il nostro impegno per costruire comunione è il lasciarci “prendere in mano” da Dio. Nella misura in cui ci lasceremo prendere in mano da Lui, ci lasceremo trasformare e modellare da Lui su di Sè, noi diventeremo uomini e donne di comunione. E’ Lui, Dio, la vera comunione, la nostra comunione! Solo in Dio potremo trovarci uniti! Al pari dei raggi di una ruota, che alla circonferenza sono distanti tra loro, ma che quanto più si avvicinano al perno della ruota, tanto più vengono a trovarsi vicini l’uno all’altro.

La comunione va chiesta: è una grazia; e il vero cammino verso la comunione è l’aderire profondamente e decisamente a Dio. Ci doni il Signore la grazia della comunione, ci doni di saperci amare tra di noi come Lui ha amato noi (Gv 13,34); e sostenga il nostro impegno e sforzo di amarLo al di sopra di ogni cosa. In tal modo noi diventeremo comunione; noi, che di comunione, abbiamo estremo bisogno!

 

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