Domenica del Battesimo di Gesù

(Is 42,1-4. 6-7 ;   At 10,34-38 ;   Mt 3,13-17)

Duomo, sabato 11 gennaio 2014

Gesù fu battezzato. Quel gesto non fu per lui un gesto penitenziale, come lo era per tutti gli altri ebrei che andavano da Giovanni Battista a farsi battezzare confessando i propri peccati, perché Gesù non aveva peccato; egli era stato sempre, ed era, in piena comunione con Dio. Ma con quel gesto Gesù volle confermare la sua totale adesione al Padre, per una vita che fosse tutta del Padre, in sintonia con quanto Giovanni Battista andava predicando; il Battista diceva: “Siate del tutto di Dio; accogliete su di voi la regalità e la signoria di Dio! Fatevi battezzare”.

Questo è il senso e il significato anche del nostro battesimo, di quel battesimo che Gesù comandò quando, prima di salire al cielo, disse agli apostoli: “Andate e battezzate tutte le nazioni nel nome dl Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”.

Il battesimo ci fa appartenere a Dio, ci immerge nella Santissima Trinità. Da battezzati, noi siamo, ad un titolo nuovo ed altissimo, “del Signore”, siamo suoi; non esistiamo più solo in noi stessi, nella nostra limitata e mortale, peccatrice, realtà umana; ma esistiamo in Dio, radicati e fondati in lui, nella sua persona, nella sua realtà, nella sua vita, nella sua eternità, nella sua santità, nella sua salvezza.

Il battesimo ci inserisce ed immerge in quel flusso di salvezza che è la morte e la risurrezione di Cristo. San Paolo, scrivendo ai Romani, dice: “Non sapete che quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati, immersi, nella sua morte e nella sua risurrezione?” (Rm 6,3-4). Ora la morte di Cristo ha vinto il peccato, ha cancellato il peccato di tutta l’umanità; e noi, inseriti in quella morte salvifica, veniamo liberati dal peccato, affrancati dal male presente in noi. Immersi e inseriti nella risurrezione di Cristo, noi veniamo a partecipare della sua vita di risorto, di vivente in Dio; e anche noi viviamo di quella vita nuova che è la vita stessa di Dio.  La vita di Dio si fa presente in noi, e noi diventiamo “nuova creazione” (2Cor 5,17). Nascendo alla vita terrena siamo “creature” di Dio, nascendo alla vita di Dio, col battesimo, siamo fatti “figli” di Dio.

Quando Gesù uscì dall’acqua del Giordano la voce di Dio Padre disse: “Questi è il mio figlio, l’amato”; e su ogni bambino, su ogni bambina uscita dall’acqua del battesimo Dio Padre pronuncia le stesse parole: “questo bambino, questa bambina, è mio figlio amato, è mia figlia amata”. Gesù è il Figlio di Dio per generazione diretta; noi siamo figli di Dio per adozione, per partecipazione, partecipi anche noi della natura divina, come dice l’apostolo Pietro (2Pt 1,4).

Leonida, il padre del grande Origene (siamo nel terzo secolo dopo Cristo), quando ebbe tra le braccia il figlio appena battezzato, lo baciò sul petto e disse: “Ora tu sei diventato tabernacolo di Dio, tempio dello Spirito Santo; Dio è presente in te, e tu sei diventato suo figlio”.

Nella sua catechesi sul battesimo l’apostolo Paolo esorta: Voi che siete stati battezzati, voi che, grazie al battesimo, siete stati immersi nella morte di Cristo e siete stati liberati dal peccato, non vogliate più ricadere nel peccato; “non offrite più al peccato le vostre membra; il peccato non regni più nel vostro corpo mortale, così da sottomettervi ai suoi desideri” (Rm 6,12-13). E voi che, grazie al battesimo, siete stati immersi nella vita di Cristo risorto e ormai vivete di quella vita, custodite dentro di voi quella vita divina, difendetela dal male, alimentatela perché cresca sempre di più; “offrite voi stessi a Dio come viventi, ritornati dai morti, e offrite le vostre membra a Dio, quali strumenti di giustizia e di santità” (Rm 6,13).

Il battesimo ci è stato dato all’inizio della vita, ma ogni momento della vita è momento di battesimo; è momento di immersione di noi stessi nella morte e nella risurrezione di Cristo; è momento di lotta e di affrancamento dal peccato; è momento di vita in Gesù, nella pratica e nell’esercizio delle sue virtù. Davvero ogni momento della vita è momento di battesimo! Deve apparire che siamo stati battezzati; deve apparire che siamo dei “battezzati”.

Ciò deve manifestarsi nelle opere, che devono diventare, un po’ alla volta, e sempre di più, le opere di Cristo, fino  a poter dire, con l’apostolo Paolo: “Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me” (Gal 2,20). Il traguardo, la mèta, la vocazione, la piena realizzazione e riuscita del battezzato è diventare simile a Cristo; anzi, di più, è “diventare Cristo”.

 

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