4° Domenica dopo Pasqua (forma straordinaria)

(Giac 1,17-21;   Gv 16,5,14)

Belluno, chiesa di s. Stefano, 3 maggio 2015

Il clima, l’aria soffusa che avvolge e permea il brano di Vangelo che abbiamo ora ascoltato, è quella di una grande incomprensione. Gli apostoli non capiscono. Gesù dice cose alte, troppo alte per le piccole menti degli apostoli. “Io sto per andarmene e nessuno di voi mi domanda: Dove vai?”. “E’ bene per voi che io me ne vada”. “Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Ve le spiegherà lo Spirito Santo quando verrà a voi”.

Gli apostoli si trovavano davanti a un Mistero, il mistero di Cristo. Avevano Cristo con sé, l’avevano avuto per due anni e mezzo con sé, e qualcosa di lui avevano capito; ma il più di lui restava ancora da capire, restava ancora “mistero”. La mentalità degli apostoli era la mentalità di tutti noi, era la mentalità di questo mondo, la mentalità umana, terrena, quella che ci viene spontanea e naturale; non era ancora la mentalità di Gesù.

Quante volte i Vangeli ci mostrano gli apostoli che non capiscono! Gesù dice di avere un cibo particolare da mangiare, e gli apostoli pensano che qualcuno, a loro insaputa, gli abbia procurato del pane, mentre il cibo di Gesù -gli lo dice- è fare la volontà del Padre che lo ha mandato nel mondo (Gv 4,32-34). Gesù moltiplica il pane per la folla e poi sale in barca con gli apostoli. Lungo la traversata gli apostoli sono preoccupati perché sono senza pane, e Gesù dice loro: “Avete me; avete me che so moltiplicare il pane; come potete pensare di non avere pane? Non capite ancora? Io sono il pane!” (Mc 8,14-21). Gesù dice: “Andiamo in Giudea, andiamo a Gerusalemme”- E gli apostoli gli dicono: “In Giudea, a Gerusalemme, vogliono ucciderti; come puoi volere andare a Gerusalemme” (Gv 11,7-8). Gli apostoli non capiscono la missione di Gesù.

Anche noi molte volte non capiamo. Il salmo dice: “Io ero insensato e non capivo; stavo davanti a te, o Dio, come una bestia” (Sal 73,22). Quanto spesso noi siamo simili “a bestie che non capiscono” davanti a Dio, davanti ai suoi disegni, al suo modo di pensare! Quanto sono vere le parole di Dio pronunciate nel libro del profeta Isaia, e pronunciate da Dio certamente con sofferenza: “Quanto sono lontani i vostri pensieri dai miei pensieri, le vostre vie dalle mie vie! Sono lontane quanto il cielo è lontano dalla terra!” (Is 55, 8-9). Gesù, discutendo con i Giudei che non lo capivano e lo contestavano, disse: “Voi siete di quaggiù, io sono di lassù; voi siete di questo mondo, io non sono di questo mondo” (Gv 8,23).

Gesù è tanto diverso da noi. Il suo modo di vedere le cose, di giudicare gli avvenimenti, di vivere le circostanze della vita è tanto diverso dal nostro. E’ quanto mai necessario e salutare che noi prendiamo coscienza di ciò. Sì, lo sappiamo; non siamo così ingenui, e così disonesti, dal non riconoscerlo; ma lo riconosciamo in modo generico, in termini troppo generici. Guardiamoci invece da vicino, sorprendiamoci in azione, e chiediamoci: “Gesù avrebbe pensato così di quella persona? Gesù avrebbe trattato così quel povero? Gesù avrebbe fatto così quella preghiera? Gesù avrebbe vissuto così quell’indisposizione, quel dolore? Gesù avrebbe reagito così a quell’offesa? Gesù darebbe senso e valore a questa piccola e semplice azione che sto facendo e che rientra nei miei doveri?”.

Abbiamo bisogno di Spirito Santo. Abbiamo bisogno di Spirito Santo che ci sveli Gesù. Gesù ci resta ancora “mistero”; egli, di fatto, ci resta ancora “lontano”; o, meglio, siamo noi ancora “lontani” da lui. Lo Spirito Santo ci vuole avvicinare a Gesù, ce lo vuole far conoscere, capire, scoprire. “Egli, lo Spirito Santo, mi glorificherà -ci ha detto Gesù-; prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà”.  Lo Spirito Santo è il rivelatore di Gesù; lo Spirito Santo è il pedagogo a Gesù.

Noi lo invochiamo: “Vieni, Spirito Santo; manda un raggio della tua luce; facci conoscere il Signore; facci conoscere, amare e seguire Gesù”.

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