5° Domenica dopo Pasqua (forma straordinaria)

(Gc 1,22-27;    Gv 16,23-30)

Belluno, chiesa di s. Stefano, 10 maggio 2015

E’ importante avere una giusta consapevolezza di sé; ad esempio conoscere da dove si proviene, quali siano le proprie radici. E’ cosa molto frequente che i bambini adottati sentano il bisogno ad un certo punto della loro crescita, seppure inseriti in una famiglia che vuole loro bene, di conoscere il proprio padre e la propria madre, i genitori che hanno dato loro la vita. E’ un bisogno naturale.

Gesù, parlando agli apostoli durante l’ultima cena, svela la sua provenienza, la sua origine e, insieme, là ove egli è diretto. Gesù ha una alta e profonda conoscenza di sé; conosce esattamente quale sia la sua radice; dice: “Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo”. Il Padre è la sua radice, la sua origine, il suo ‘da dove’.  E Gesù conosce perfettamente anche il suo punto d’approdo; il suo punto d’approdo è ancora il Padre; dice: “Ora lascio il mondo e vado al Padre”. La vita di Gesù, la sua persona, il suo essere si svolge tra il Padre e il Padre, dal Padre al Padre. Questa è la sua traiettoria.

E questa è anche la nostra traiettoria, la nostra traiettoria vera, la nostra traiettoria più profonda e più reale. Sì, noi solitamente ci cogliamo originati dai nostri genitori e orientati verso una vita oltre questa vita. Traiettoria vera, ma la traiettoria più vera e più profonda è che anche noi veniamo dal Padre e siamo diretti al Padre. Dio Padre ci ha pensati, ci ha voluti, ci ha fatti nascere e ci ha donato l’esistenza; Dio Padre ci attende, ci aspetta per accoglierci e tenerci per sempre tra le sue braccia.

Anche noi da Padre a Padre. Non solo da Dio a Dio, ma da Padre a Padre! E’ un Padre quello che ci ha voluti e creati: un Padre che ci ama, che ci vuole bene, che si prende cura di noi lungo il cammino della vita. Ed è un Padre colui che ci attende e ci aspetta; egli tiene in serbo per noi una felicità grande e senza fine: “Occhio mai non vide, né orecchio mai udì, né mai entrarono in cure di uomo le cose che Dio ha preparato per quelli che lo amano”, dice san Paolo (1Cor 2,9).

Noi nel camino della vita dobbiamo restare rivolti a questo Padre. Gesù era costantemente rivolto al Padre nella sua vita. Nei Vangeli Gesù chiama Dio col nome di ‘Padre’ circa centosettanta volte.  Egli era il Figlio obbediente, che nulla faceva senza riferirsi al Padre. Ai Giudei egli dice: “Io non faccio nulla da me stesso, ma come mi ha insegnato il Padre, così io parlo” (Gv 8,28); “Le parole che io vi dico, non le dico da me; ma il Padre che è con me compie le sue opere” (Gv 14,10). Gesù era tutto relativo al Padre; suo cibo era compiere la volontà del Padre (Gv 4,34).

Sarebbe cosa irragionevole e sbagliata se noi dimenticassimo il Padre lungo il nostro  cammino. Se il nostro cammino è iniziato dal Padre e si concluderà presso il Padre, non è forse logico e quanto mai ragionevole che il Padre sia presente e punto di riferimento durante tutto il cammino? E come non considerare nemico, ostacolo, impedimento tutto ciò che volesse trattenerci a sé, facendoci dimenticare il Padre, allontanandoci dal Padre?

Il Padre ogni giorno della nostra vita! Per non sentirci orfani; per godere di una presenza; per sapere a chi ricorrere nei momenti difficili; per avere di chi gioire, con cui parlare, in chi sperare e confidare nel tempo e per l’eternità.

Un Padre! Abbiamo bisogno di un Padre! Gesù è venuto al mondo per rivelarci il Padre, e ci ha insegnato a dire: “Padre nostro che sei nei cieli….”(Mt 6,9) . Reciteremo questa preghiera con grande attenzione, sentendo che non ci rivolgiamo a un “Dio”, ma ci rivolgiamo ad un “Padre”.

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