Ascensione di Gesù-2015

(At 1,1-11;   Ef 4,1-13,   Mc 16,15-20)

Duomo di Belluno, sabato 16 maggio 2015

Ascensione del Signore: giorno di responsabilità per i cristiani, giorno di grande impegno.

Gli apostoli, quando videro Gesù alzarsi da terra e salire verso le nubi, verso il cielo, lo fissarono con gli occhi con tutta l’intensità di cui erano capaci, come a trattenerlo; ma Gesù se ne andò; salì alla destra del Padre. Gli apostoli rimasero soli sulla terra; soli fisicamente, privi della presenza fisica di Gesù; e con un impegno, con una missione, con un compito da svolgere e con una responsabilità a cui dare risposta.

Gesù disse loro prima di lasciarli: “Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo ad ogni creatura”. Era l’impegno, la missione, il compito: fare lungo la storia ciò che lui, Gesù, aveva fatto nella sua vita terrena.

E’ il compito della Chiesa oggi e in tutti i tempi: rendere presente e operante Gesù nel mondo. La Chiesa è il prolungamento di Gesù nel mondo, è presenza di Gesù nel mondo. Gli uomini che ancora non conoscono Gesù (e sono cinque miliardi su sette che siamo sulla terra) devono avere la possibilità di incontrare Gesù incontrando la Chiesa. La Chiesa è chiamata ad essere, come dice la Teologia, “sacramento di Cristo”, cioè segno visibile, tangibile, reale e concreto attraverso cui Cristo è ancora dagli uomini incontrabile. La Chiesa è chiamata a essere “volto” di Cristo, “mani e piedi” di Cristo, “voce” di Cristo, “cuore” di Cristo: Cristo stesso che vive nel mondo. Cristo è salito al cielo, ma è rimasto sulla terra nella, e per mezzo, della sua Chiesa:  “Andate in tutto il mondo – disse – e predicate il Vangelo ad ogni creatura”.

Grande e straordinaria è la dignità della Chiesa, “stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa, popolo che Dio si è acquistato perché proclami le meravigliose sue opere”, come la definisce l’apostolo Pietro nella sua prima lettera (1Pt 2,9); grande ed entusiasmante è la missione della Chiesa, incaricata e resa capace di portare salvezza, redenzione, pacificazione al mondo, capace di portare lo stesso Salvatore all’umanità; grande è la responsabilità della Chiesa, chiamata ad essere fulgore di Cristo, verità di Cristo, misericordia di Cristo, santità di Cristo. Vedendo la Chiesa, l’uomo deve poter vedere Cristo stesso.

La Chiesa è presente e vive in ogni cristiano. Incontrando un cristiano, l’uomo incontra la Chiesa, vede in lui il volto della Chiesa, e indirettamente vede il volto di Cristo. Quale volto di Chiesa, quale volto di Cristo presento io ai fratelli? In particolare alle persone che non conoscono o non credono in Cristo? Alle persone che non conoscono o sono contrarie alla Chiesa? Quale testimonianza di Chiesa e di Cristo do io con la mia vita? Queste domande, serie e importanti, esigenti ed impegnative, dovrebbero essere costantemente presenti in noi, dovrebbero di continuo accompagnarci, perché da noi, da me, da ciascuno di noi, da ciascun cristiano dipende che Cristo sia ancora presente ed operante nel mondo, sia incontrato dagli uomini, così che gli uomini possano entrare nella Chiesa, luogo privilegiato di salvezza e luogo di comunione piena con Cristo.

“Ecclesia est semper reformanda”: la Chiesa ha bisogno di essere sempre riformata, ha bisogno di continua conversione. Questo detto, che fu coniato in ambiente protestante nel 1600 in polemica con la Chiesa cattolica, esprime una verità autentica: la Chiesa, anche la Chiesa cattolica, ha sempre bisogno di conversione, ha sempre bisogno di essere nuova, più vera, più buona, per essere quella sposa di Cristo “gloriosa, senza macchia né ruga o alcunché di simile, ma santa e immacolata”, di cui parla san Paolo nella lettera agli Efesini (Ef 5,27).

E ciascuno di noi ha bisogno di continua conversione, di continuo rinnovamento di vita, di continua e più forte conformazione a Cristo.

Gesù, salendo al cielo, ha lasciato alla sua Chiesa, a noi, il compito e l’impegno di renderlo presente nel tempo e nella storia, l’impegno di continuare la sua opera. Ma in questo compito e in questo impegno egli non ci ha lasciati soli. La finale del brano evangelico ci ha detto: “Gli apostoli partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la parola con i segni che l’accompagnavano”. Ancor oggi e sempre Cristo accompagna la sua Chiesa, la anima, la sorregge, la purifica, la santifica, la illumina, le dà il suo Spirito, la rende sua sposa. Questo vuole fare Gesù anche con ciascuno di noi.

E allora noi accogliamo il compito e l’impegno di Gesù, del Gesù dell’Ascensione, e con senso di responsabilità e con grande fiducia in lui ci sforzeremo di rendergli testimonianza e di mostrare il suo vero volto, il vero volto della Chiesa.

 

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