16° Domenica del Tempo ordinario (forma ordinaria)

(Ger 23,1-6;   Ef 2,13-18;   Mc 6,30-34)

Duomo di Belluno, sabato 18 luglio 2015

L’aspetto bello di Gesù messo in risalto dal brano di Vangelo che abbiamo ascoltato è la sua sensibilità, la sensibilità del suo cuore che lo faceva attento alle persone.

Gesù aveva inviato i suoi apostoli in missione (l’abbiamo sentito nel Vangelo di domenica scorsa), ed ora gli apostoli sono tornati, stanchi e pieni di cose da raccontare a Gesù. Hanno sperimentato cose nuove; hanno trovato difficoltà; hanno incontrato cuori aperti che li hanno accolti e che hanno accolto il Vangelo; sentono il bisogno di raccontare tutto a Gesù e di condividere tutto col Maestro.

E Gesù li ascolta. Dice loro: “Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’”. La sensibilità dell’animo di Gesù coglie tutto il bisogno che gli apostoli hanno di parlargli, e tutto il loro bisogno di riposare, di fermarsi, di tirare il fiato. “Venite in diparte e riposatevi un po’”. Gesù è attento ai suoi apostoli, ai suoi dodici amici, e dedica loro tempo. Possiamo immaginare  con quale attenzione, interesse e partecipazione Gesù li avrà ascoltati, avrà ascoltato loro che, come ci dice il Vangelo di Luca, gli dicevano stupiti: “Perfino i demoni si sono sottomessi a noi nel tuo nome” (Lc 11,17).

Gesù sta con i dodici, si prende tempo per stare con loro. Egli aveva tutta la Palestina, tutto il mondo da evangelizzare, ma sta con i dodici. Anche solo dodici persone sono degne della sua attenzione e della sua cura. Anzi, anche una sola persona è degna, per lui, della sua attenzione e della sua cura. Ricordiamo la parabola della pecorella smarrita e il pastore di quella parabola, che si mette in movimento per una sola pecorella che ha bisogno di lui, lasciando incustodite le altre novantanove (Lc 15,4).

Ma Gesù è attento a tutti. Appena sbarcato sul luogo deserto ove egli intendeva intrattenersi con i suoi apostoli,vi trova lì radunata una grande folla di gente ad attenderlo. La gente, che lo aveva visto partire in barca con gli apostoli, aveva intuito ove egli sarebbe sbarcato, e lo aveva preceduto a piedi.

Gesù, di fronte a quella folla, non prova moti di stizza e di insofferenza; non si sente come un menager rigido osservatore del proprio orario di lavoro e geloso custode dei propri programmi, ma prova, come primo e immediato sentimento, un sentimento di compassione. Dice il Vangelo: “Ebbe compassione per loro, perché erano come pecore senza pastore, e si mise ad insegnare loro molte cose”.

Gesù “prova compassione”. Il verbo greco che Marco usa per dire “provò compassione” è il verbo che indica ciò che prova una mamma nel suo cuore e nella sua carne qualora vedesse un suo figlio nella necessità e nel bisogno. Gesù dimentica se stesso e i suoi programmi e si prende cura di quella gente L’evangelista Matteo è più forte di Marco nel descrivere la situazione di quelle persone; dice: “Vedendo le folle ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite, come pecore senza pastore” (Mt 9,36).

Gesù coglie, con animo sensibile e attento, il bisogno di quella gente stanca e sfinita. Quella gente dal punto di vista religioso era soggetta ad una religiosità legalista fatta di precetti e di prescrizioni, un pesante giogo imposto sulle loro spalle dagli scribi e dai farisei; dal punto di vista politico era sottomessa al potere e al dominio dei Romani; dal punto di vista sociale era povera e gravata di tasse. Era proprio povera gente, un gregge senza buoni pastori che si prendessero cura di lui. Gesù si sente commuovere, e si mette “ad insegnare molte cose”: avrà parlato a quella gente di Dio, dell’amore di Dio, di Dio che voleva loro bene, di Dio che aveva cura di loro. E poi, vedendo che quella gente era anche affamata e non aveva di che mangiare, moltiplica per loro i pani e i pesci, come il Vangelo di Marco racconta subito dopo (Mc 6,35-44).

Un animo sensibile e attento è quanto di più bello e di più necessario ci possa essere. Rapporti buoni e soddisfacenti possono esistere ed intrecciarsi solo là dove ci sono animi sensibili e attenti. Nemici dei rapporti sono la durezza di cuore; la fretta; la concentrazione su se stessi e sui propri problemi; il non avere tempo per i fratelli; il non sapere o il non volere ascoltare; la superbia che ci fa credere superiori e sempre nella ragione.

Il mondo, la società, la famiglia, ogni comunità ha bisogno di animi simili all’animo di Gesù; animi che sanno aprirsi, che sanno farsi attenti, capaci di decentramento da sé; capaci di accoglienza e di ospitalità nel proprio cuore di ogni bisogno e necessità dei fratelli. Il Signore Gesù ci dia un animo così; ci dia il suo stesso animo.

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