23° Domenica del Tempo ordinario (forma ordinaria)

(Is 35,4-7a;   Giac 2,1-5;   Mc 7,31-37)

Duomo di Belluno, sabato 5 settembre 2015

Occhi, orecchi, lingua: tre grandi doni; doni fatti per la comunicazione. Occhi, orecchi e lingua proiettano la persona al di fuori di sé, le permettono di entrare in contatto con le cose e con le persone. Queste tre facoltà (la persona ne possiede anche altre) ci dicono che l’uomo è fatto non per restare isolato, non per restare una monade, ma per fare comunità e per costruire assieme a tutti gli altri uomini qualcosa di bello e di grande.

La prima lettura ci ha riportato una grande promessa di Dio: “Si apriranno gli occhi dei ciechi e si schiuderanno gli orecchi dei sordi”. E il Vangelo ci ha presentato Gesù che guarì un sordomuto: “Gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua”; gli restituì la capacità di udire e la capacità di parlare.

Chi ci vede, chi ci sente e chi può parlare può veramente fare comunità. E in effetti questo fu l’intento di Dio nel dotare l’uomo di queste facoltà: che l’uomo faccia comunità.

Purtroppo però ciò non sempre accade. Accade alle volte il contrario: che con gli occhi, con gli orecchi e con la lingua gli uomini anziché costruire comunità, rovinino e distruggano la comunità

Gli occhi alle volte vengono usati per spiare le persone, per studiarle, per capire come poterle aggirare e frodare. Gli occhi alle volte vengono usati per appagare la propria voglia di piacere malsano, la propria lussuria, e ciò allontana l’uomo e la donna tra loro, provoca ferite e offese.

Gli orecchi alle volte vengono usati per ascoltare ciò che non va ascoltato, per carpire segreti che dovrebbero rimanere segreti; e anche questo allontana le persone tra di loro, e dà facilmente origine a liti e a conflitti.

Per non parlare della lingua… Quanto facilmente la lingua rovina e avvelena la comunione tra le persone! Mormorazioni, critiche, pettegolezzi, calunnie… e gli uomini vengono a trovarsi gli uni contro gli altri. San Giacomo nella sua lettera dice: “La lingua è un piccolo membro, ma può vantarsi di grandi cose. Un piccolo fuoco può incendiare una grande foresta. Anche la lingua è un fuoco, può incendiare il corso della vita traendo la sua fiamma dalla geenna” (Giac 3,5-6).

Occhi, orecchi, lingua hanno bisogno di essere sanati, hanno bisogno di essere guariti. Queste nostre facoltà sono ammalate. Il Signore le può guarire.

I nostri occhi hanno bisogno di vedere le cose vere, le cose importanti: vedere le cose spirituali, e non solo quelle materiali; vedere il bene che c’è nel mondo e non solo il male; vedere i pregi, le doti e le cose buone nascoste nelle persone, e non solo i loro difetti, i loro limiti, gli errori che possono avere commesso; vedere la sofferenza, la preoccupazione, il bisogno di chi ci sta accanto.

I nostri orecchi hanno bisogno di essere bene aperti: aperti ad ascoltare; ascoltare chi ha il cuore gonfio di dolore e ha bisogno di qualcuno che lo condivida; ascoltare chi ha un consiglio da chiedere; ascoltare chi ha un richiamo, un rimprovero da farci per correggerci e renderci migliori; ascoltare la Parola di Dio, la Parola che Dio ci rivolge sempre e di continuo per la nostra salvezza.

La nostra lingua ha bisogno di imparare a parlare solo in bene, a proferire solo parole buone che edifichino, che costruiscano, che incoraggino, che illuminino, che spingano al bene; che correggano anche, ma con parole giuste, con parole miti, con parole di verità e di carità insieme. La nostra lingua ha bisogno di imparare a lodare, a ringraziare Dio per i tanti suoi benefici; a ringraziare coloro che ci hanno fatto, e ci fanno del bene.

Occhi, orecchi, lingua: doni datici da Dio per essere e per costruire comunione, comunità. Lasciamoci toccare dal Signore, come ciechi, sordi, muti che hanno bisogno di lui. E diciamo: “Signore, che io veda! Signore, che io oda! Signore, che io sappia parlare!”

 

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