15° Domenica dopo Pentecoste (forma straordinaria)

(Gal 5,25-26;   Lc 7,11-16)

Belluno, chiesa di s. Stefano, 6 settembre 2015

“Ragazzo, dico a te, alzati!” Chissà cosa avrà pensato la gente di Nain che quel giorno stava accompagnando un ragazzo alla sepoltura, nei brevi momenti tra le parole di Gesù e il loro realizzarsi. Brevi istanti drammatici.

Un ragazzo giaceva morto su una barella ed era portato a seppellire; dietro di lui una madre in pianto: quel ragazzo era il suo unico figlio e, per di più, lei era vedova. Con lei, attorno e dietro di lei, molta gente, dice il Vangelo; molti la accompagnavano. Il caso era pietroso; la partecipazione e l’intensità emotiva di tutti dovevano essere altissime; e soprattutto doveva essere immenso il dolore e la sofferenza, forse la disperazione, di quella madre.

Quel corteo di dolore fu a un certo punto intercettato da un altro corteo che passava di là. “Gesù si recò – ci ha detto il Vangelo – in una città chiamata Nain e con lui camminavano i suoi discepoli e una grande folla”. I due cortei s’incontrarono, s’incrociarono. L’uno era un corteo di morte, aveva in sé un morto; l’altro era un corteo di vita, aveva in sé colui che è la vita e che sa dare vita. Vinse il corteo della vita.

“Ragazzo, dico a te, alzati! – disse Gesù – e il morto si mise seduto e cominciò a parlare”. Brevi istanti; istanti drammatici. Chissà come li avrà vissuti la gente, e in particolare quella madre: speranza, ma insieme anche dubbio; speranza, ma insieme anche incertezza. Davvero quell’uomo, quel rabbì, sarebbe stato capace di risuscitare il ragazzo, di richiamarlo in vita? Davvero quelle parole avrebbero realizzato quanto dicevano?

Gesù in quell’occasione neppure chiese la fede; compì il miracolo senza chiedere alcuna condizione, mosso soltanto dalla sua compassione e dalla sua onnipotenza. Lui, vita, messo a contatto con la morte, diede vita, vinse la morte.

“Ragazzo, dico a te, alzati!”. Gesù rivolge queste parole anche a ciascuno di noi. Ce le rivolge personalmente: “Dico a te”; a te personalmente! Un difetto che forse abbiamo è quello di considerare la Parola di Dio detta a tutti in modo generico. Sì, la Parola di Dio è detta a tutti, ma è detta a ciascuno; è detta a ciascuno personalmente; è detta a me personalmente. Devo lasciarmi incrociare dalla parola di Dio; la Parola di Dio è detta a me. San Paolo nelle sue lettere parla di continuo di Cristo, di Cristo che ci ha salvati, ci ha redenti; di Cristo che con la sua croce, morte e risurrezione ha salvato e redento tutto il genere umano, tutta l’umanità; ma nella lettera ai Galati dice: “Mi ha amato e ha consegnato se stesso per me” (Gal 2,20). Cristo è morto per tutti, ma Cristo è morto per me, dice san Paolo. San Paolo coglie la salvezza, l’offerta della salvezza che è per tutti, la coglie ‘per sé’, per la sua vita, per lui personalmente. Anche noi: “Dico a te”, ci dice Gesù.

E ci dice: “Alzati!”. Abbiamo bisogno di alzarci dai nostri dubbi: egli è la verità; dalle nostre preoccupazioni: egli è Provvidenza; dai nostri difetti e dalle nostre cattive passioni: egli è medico; dai nostri peccati: egli è perdono. Abbiamo bisogno di alzarci; egli è capace di rimetterci in piedi, e di farci camminare, camminare spediti sulla via del bene e della virtù.

Abbiamo dentro di noi un corteo di morte: sono le nostre concupiscenze che ci spingono al male, a perderci; ma ci viene incontro un corteo di vita, il corteo di Gesù. Egli non viene incontro a noi da solo, ma ci viene incontro con il Padre, con lo Spirito Santo, con Maria, con gli angeli, con i Santi, con i nostri defunti che sono già in paradiso. Tutto questo meraviglioso, straordinario, santo corteo ci viene incontro e porta vita a ciò che in noi sa di morte. Quel corteo vince il nostro corteo. La vita di Cristo vince la nostra morte.

Ci fu vita quel giorno a Nain; c’è vita anche per noi oggi qui; e ci sarà vita un giorno anche per i nostri corpi mortali nella risurrezione. Tutti glorificarono il Signore quel giorno a Nain; anche noi glorifichiamo e lodiamo Dio, perché egli è per noi salvezza, vita, futuro. “Grazie, Gesù, di incrociarci e di continuo salvarci!”.

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