24° Domenica del Tempo ordinario (forma ordinaria)

(Is 50,5-9a;   Giac 2,14-18;   Mc 8,27-35)

Duomo di Belluno, sabato 12 settembre 2015

Può capitare che certe cose che diamo per scontate, scontate del tutto non lo siano. Può essere, ad esempio, che a un esame e ad una verifica più approfondita, appaia che noi non siamo esattamente ciò che pensiamo di essere.

San Doroteo era abate di un monastero a Gaza (visse intorno al 550 d.C.); in un’istruzione ai suoi monaci disse: “Se tu sei nella tua cella e stai tranquillamente leggendo o meditando, e viene un tuo confratello che comincia a parlarti di cose schiocche, futili, e ti fa perdere tempo, e tu ti innervosisci e ti arrabbi e gli rivolgi qualche parola sgarbata, non dire: ‘mi sono irritato perché quel mio confratello è venuto a disturbarmi’, ma riconosci che ti sei irritato e adirato perché la passione dell’ira era dentro di te. Se tu non avessi avuto dentro di te la passione dell’ira, non ti saresti adirato. Invece è successo quello che succede quando la segala chiara e splendente viene macinata: rivela le sue scorie. E’ accaduto che sia venuto da te quel tuo confratello, ti abbia disturbato, e subito tutto il fondo deteriore, che si nascondeva dentro di te, è stato vomitato fuori. Hai motivo quindi di fare penitenza”. Confesso che leggendo questa istruzione di san Doroteo rimasi molto sorpreso. Capii che, purtroppo, diceva il vero. Ho dedotto che non mi conoscevo abbastanza…

Neppure l’apostolo Pietro si conosceva abbastanza. Egli dava per scontato di essere un vero seguace di Gesù: ascoltava Gesù, lo seguiva, condivideva di lui molte cose. Ma Gesù lo chiamò ‘satana’. “Va’ dietro a me, satana!”, gli disse. Satana significa ‘avversario, nemico’. Gesù sentiva che Pietro gli era nemico. Pietro si considerava discepolo, e Gesù lo sentiva un nemico, un avversario del suo cammino e della sua missione. Almeno in quel momento. “Tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini”, gli disse.

Pietro seguiva Gesù, ma era ancora distante da lui. Gesù parlava di passione, di croce e di morte, Pietro era lontano da una simile prospettiva; “prese in disparte Gesù e si mise a rimproverarlo”, come a dirgli: “queste cose non devono accadere; queste cose non devono nemmeno passarti per la testa!”.

Ci si impone un esame di coscienza. Quanto possono essere vere per noi le parole di Gesù: “Tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini”? Quanto siamo discepoli di Gesù, e quanto      – senza averne piena consapevolezza, come Pietro – siamo ancora distanti da lui? Un salmo dice: “Assolvimi, Signore, dalle colpe che non vedo” (Sal 19,13).

Si è fatto un gran parlare, tempo fa, di quella che è chiamata la ‘doppia appartenenza’. La doppia appartenenza consiste nel far parte del cristianesimo e insieme di altre dottrine; nel seguire per certi aspetti il Vangelo e per altri aspetti il pensiero del mondo. Il pensiero del mondo ci è proprio del tutto estraneo? Il suo stile di vita ci è del tutto estraneo?

Siamo in un tempo di grandi cambiamenti; cambiamenti soprattutto di pensiero, di modi di vedere le cose, di concepire le realtà fondamentali dell’esistenza. Movimenti e correnti di pensiero  propongono e propugnano la fecondazione assistita, omologa ed anche eterologa, con il pericolo  di eliminazione di embrioni che sono già vite umane in atto; movimenti di pensiero propongono e propugnano il fine vita assistito, che altro non è se non suicidio volontario; movimenti di pensiero rivendicano il diritto al matrimonio omosessuale, all’adozione di bambini da parte di coppie omosessuali. Lo spirito del mondo preme forte sulle menti e sulle coscienze degli uomini d’oggi; ed è facile lasciarsi abbagliare, ingannati da false concezioni dell’amore e da errate concezioni della libertà.

“Tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini”. Queste parole di Gesù ci devono far riflettere e ci devono spingere a considerare e a verificare quanto il nostro modo di pensare e di agire, anche nelle cose e nei comportamenti quotidiani (nelle relazioni con le persone ad esempio, nell’uso del denaro, nel perseguire i nostri progetti e i nostri interessi), sia secondo Dio e non secondo gli uomini. La legge del Signore, il pensiero del Signore è la via giusta, è la via vera, la via della vera realizzazione dell’uomo.

Ci dia il Signore di pensare pienamente secondo lui. Il nostro pensiero, e di conseguenza il nostro comportamento, saranno giusti, buoni, e porteranno del bene.

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