16° Domenica dopo Pentecoste (forma straordinaria)

(Ef 3,13-21;  Lc 14,1-11)

Belluno, chiesa di s. Stefano, 13 settembre 2015

Gesù era un grande guaritore. I Vangeli ci riportano numerose guarigioni operate da lui: Gesù guarì ciechi, sordi, paralitici, idropici come nel Vangelo di oggi; fermò il flusso di sangue dell’emorroissa; raddrizzò la schiena curva della donna che soffriva di artrite; ridiede movimento e vitalità alla mano di un uomo che l’aveva rattrappita; guarì e liberò dalla lebbra; guarì dall’epilessia. Gesù fu guaritore di tutte le malattie. L’evangelista Luca dice: “Tutti quelli cha avevano infermi affetti da varie malattie li condussero a lui, ed egli, imponendo su ciascuno le mani, li guariva” (Lc 4,40). Gesù guariva ogni malattia; non era medico specializzato solo in alcune.

E Gesù non era uno di quei santoni che guariscono per farsi pubblicità. Gesù non cercava la propria pubblicità nel guarire le persone: cercava solo la gloria del Padre e cercava l’occasione per insegnare qualcosa agli uomini. Nel caso della guarigione dell’idropico, operata di sabato, Gesù volle insegnare che il bene dell’uomo è superiore a ogni legge; e che la legge del sabato, pur essendo legge divina, non poteva impedire che un uomo malato venisse guarito di sabato. I farisei e i dottori della legge avevano interpretato la legge del sabato in maniera del tutto strana e sbagliata, fino ad ammettere che in giorno di sabato si potesse soccorrere un bue caduto in un pozzo, estraendolo dal pozzo, ma non si poteva, in giorno di sabato, guarire una persona ammalata. Ma l’uomo non vale forse più di un bue? E le leggi di Dio non sono forse soltanto per il bene dell’uomo?

Gesù fu guaritore non solo di malattie fisiche, ma anche di malattie spirituali. Curò l’ira di Giacomo e Giovanni che volevano invocare il fuoco dal cielo su di un villaggio di samaritani che non li aveva accolti; curò la superbia dei medesimi due apostoli che chiedevano i primi posti nel regno che Gesù avrebbe instaurato; curò l’incredulità di Tomaso apparendogli risorto e invitandolo a mettere il dito nelle sue piaghe. Gesù liberò Zaccheo, l’adultera, la prostituta dal peccato; liberò da Satana tanti uomini che ne erano posseduti.

Noi ci mettiamo in cura da questo medico. Qualunque sia la nostra malattia egli la può guarire. Gli presentiamo le nostre malattie fisiche. Anche il nostro corpo a lui interessa, anche il nostro buono stato di salute gli sta a cuore. Alle volte si sente dire e raccontare di miracoli di guarigione; e forse anche noi abbiamo sperimentato in qualche modo e in qualche misura l’aiuto di Dio per quanto riguarda la nostra salute.

Gli presentiamo le nostre malattie spirituali. Abbiamo bisogno di essere guariti dentro. Scoraggiamenti, stati di prostrazione, paura del futuro; piaghe e ferite, magari vecchie, che spurgano ancora odio, risentimento, avversione; difetti e abitudini cattive; dipendenze da cui non riusciamo a liberarci; torpore spirituale e mediocrità da cui non riusciamo a sollevarci…; quante malattie abbiamo dentro di noi e quanto queste malattie ci affliggono e ci tolgono vitalità, brio, gioia, capacità di bene! Andiamo dal medico! Gesù è il medico. “Venite a me – egli ci esorta – voi tutti che siete stanchi e oppressi (oppressi dalle vostre malattie), e io vi ristorerò, io vi guarirò” (Mt 11,28).

Gesù ha le medicine. Medicina è la sua parola; medicine sono i sacramenti, in particolare la Confessione e l’Eucaristia; medicina è il silenzio e la preghiera; medicina è l’insegnamento della Chiesa; medicina è l’accompagnamento di un padre spirituale.

Prendiamo le medicine. Se non guariamo non è per incapacità di Gesù medico, è piuttosto per incuria e pigrizia nostra che non prendiamo le medicine. Il Vangelo di oggi ci mostra un Gesù guaritore; mettiamoci in cura da lui.

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