25° Domenica del Tempo ordinario (forma ordinaria)

(Sap 2, 12.17-20;  Giac 3,16-4,3;  Mc 9,30-37)

 

Duomo di Belluno, sabato 19 settembre 2015

Il brano di Vangelo che abbiamo ora ascoltato si è aperto con una nota di carattere geografico molto breve e rapida: una riga e mezza di testo; ma molto importante. Il Vangelo ci ha detto: “In quel tempo, Gesù e i discepoli attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse”. Perché mai Gesù avrà voluto che nessuno sapesse che egli era in Galilea e che la stava attraversando? La Galilea era la zona della Palestina che egli stesso aveva scelto come luogo della sua evangelizzazione. Per due anni Gesù era entrato in villaggi, in sinagoghe, in case della Galilea con tutta tranquillità e sicurezza, senza paura e senza problemi. Ma ora non era più così; le cose erano cambiate e il vento, agli inizi per lui favorevole, aveva mutato direzione. Farisei ed erodiani avevano tenuto consiglio per farlo morire (Mc 3,6); Erode Antipa, il figlio di Erode il grande, che regnava allora in Galilea, voleva ucciderlo. A Gesù alcune persone si erano avvicinate e gli avevano detto: “Parti e vattene via di qui, perché Erode ti cerca a morte” (Lc 13,31).

Gesù aveva cominciato a dare fastidio, a creare problemi. Molti lo seguivano, molti lo osannavano, ma altrettanto molti lo criticavano, lo rifiutavano e lo odiavano fino a volerlo sopprimere. Gesù in Galilea non si sentiva più sicuro, e passò gli ultimi mesi della sua vita fuori della Galilea, per un certo periodo in terra pagana.

Il vecchio Simeone, quando lo aveva avuto piccolo bambino di quaranta giorni tra le braccia, il giorno della sua presentazione al tempio, aveva profetizzato: “Questo bambino è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione” (Lc 2,34). Gesù, segno di contraddizione. Sì, Gesù fu segno di contraddizione. Egli stesso disse di sé: “Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra, non sono venuto a portare pace, ma una spada. D’ora innanzi in una casa di cinque persone si divideranno tre contro due e due contro tre; padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera” (Mt 10,14; Lc 12,52-53). Davanti a lui, davanti al suo messaggio e alla sua proposta di vita, la gente si sarebbe divisa, avrebbe fatto le scelte più disparate. “Segno di contraddizione”.

E proprio perchè Gesù fu segno di contraddizione, perché fu quel ‘giusto’ di cui ci ha parlato la prima lettura: “Tendiamo insidie al giusto, che per noi è di incomodo e si oppone alle nostre azioni; ci rimprovera le colpe contro la legge e ci rinfaccia le trasgressioni”; per questo suo essere “contraddizione” Gesù fu tolto di mezzo, fu messo in croce. E Gesù lo presagiva chiaramente, ai discepoli disse: “Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno”. Durante l’ultima cena Gesù disse: “Mi hanno odiato, mi hanno odiato senza ragione” (Gv 15,25); stava per morire.

Il segno di contraddizione che fu lui continua lungo la storia. Continua nei cristiani, nei veri cristiani. Può accadere che si sia cristiani solo di nome, e si può essere cristiani veri, autentici, di fatto. Segno che siamo cristiani di fatto, che siamo veri seguaci di Gesù, è se siamo perseguitati, se siamo contraddetti dal mondo, se siamo mal sopportati e offesi da chi non segue Cristo. Gesù durante l’ultima cena disse agli apostoli, e dice anche a noi: “Il mondo vi odierà, come ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, per questo il mondo vi odia. Hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi” (Gv 15,18-20).

Il vero cristiano è perseguitato; il vero cristiano è contraddetto. “Guai quando tutti gli uomini dicessero bene di voi”, avverte Gesù nel Vangelo di Luca (Lc 6,26); sarebbe segno che siete “del mondo”; sarebbe segno che avete perso il sapore del sale, e non siete più capaci di portare sapore, sapore buono, il mio sapore, al mondo. Ricordo che una volta parlando con delle persone e affermando il valore della verginità, il valore della castità prematrimoniale, e matrimoniale, mi fu detto: “Scusi, Lei è del Medioevo!”. E io risposi bonariamente: “Grazie dell’abbuono. Mi avete scontato mille anni, perché io non sono del Medioevo, sono di mille anni prima del Medioevo, sono del tempo di Cristo, sono del pensiero di Cristo”.

Chi ha il pensiero di Gesù viene ancor oggi deriso, beffeggiato, detto retrogrado, oscurantista, fuori del mondo, addirittura contro l’uomo e contro il bene e la dignità dell’uomo… Noi sappiamo che Gesù è la verità, che egli ha portato la verità nel mondo. Per la verità egli fu messo in croce; non per la carità che esercitava, ma per la verità che diceva. “Segno di contraddizione”.

Il vero cristiano è anche lui, oggi, “segno di contraddizione”; ma di una contraddizione buona, di una contraddizione che porta salvezza; di una contraddizione che tende a tenere il mondo e l’umanità sulla strada giusta e retta. Il vero cristiano accetta di essere “contraddizione” e, con Gesù, accetta il peso che la testimonianza di essere “contraddizione” gli comporta. Egli sa che così egli ama il mondo in modo vero e autentico.

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