17° Domenica dopo Pentecoste (forma straordinaria)

(Ef 4,1-6;     Mt 22,34-46)

Belluno, chiesa di s. Stefano, 20 settembre 2015

Il grande problema degli uomini è di andare d’accordo tra di loro. Anche oggi vediamo quanto sia lacerato il tessuto umano; sia su larga scala (guerre, stragi, invasioni), sia nell’ambito più ristretto di gruppi, associazioni, famiglie. L’andare d’accordo si rivela una difficile impresa.

San Paolo nell’epistola ci ha esortati all’unità. Ci ha detto: “Vi esorto a comportarvi in maniera degna della vostra vocazione, con ogni umiltà, mansuetudine, pazienza, sopportandovi a vicenda con amore, cercando di conservare l’unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace”. Tutto questo è davvero un’impresa! Incomprensioni, sgarbi, indelicatezze, torti, offese, ripicche, vendette mettono continuamente in difficoltà l’unità e la comunione tra le persone.

Gesù nel Vangelo ci ha ricordato il comandamento dell’amore: “Amerai il prossimo tuo come te stesso”. Amare il prossimo, il fratello, la sorella che abbiamo accanto, è la legge, ed è la tessera ‘lasciapassare’ per il paradiso. “Avevo fame e mi avete dato da mangiare, avevo sete e mi avete dato da bere, ero forestiero e mi avete ospitato, ero malato, in carcere, e mi avete visitato. Venite benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo” (Mt 25,34-36). L’amore è il punto su cui saremo giudicati.

Tornando al Vangelo, notiamo una cosa che non è secondaria, anzi che ha grande importanza. Gesù dice: “C’è un secondo comandamento: Amerai il prossimo tuo come te stesso”. Questo comandamento, dice Gesù, è il secondo; c’è un primo comandamento che viene prima e che precede questo secondo comandamento. “Il primo comandamento è – dice Gesù – : Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei comandamenti”. Poi viene un secondo, quello dell’amore al prossimo.

Tale gerarchia tra i due comandamenti ci dice e ci insegna che prima viene l’amore a Dio e poi viene l’amore al prossimo. L’amore a Dio viene prima dell’amore al prossimo per due motivi: primo motivo, perché Dio è degno di essere amato più di ogni altra persona; da Dio riceviamo l’esistenza, Dio ci ha amati fino a sacrificare suo Figlio in croce per noi. E, secondo motivo, perché è dall’amore a Dio che noi attingiamo la forza e la capacità di amare il prossimo. Noi non siamo capaci di amare davvero, da soli. La fraternità tra noi dipende e deriva dalla misura con cui amiamo Dio.

Perché, infatti, tante lotte, tante inimicizie, tanti contrasti e tante guerre nel mondo? Perché amiamo poco Dio. Così fu fin dall’inizio, e la Bibbia ce lo dice espressamente. Nel libro della Genesi si racconta di Adamo ed Eva che erano in contrasto tra di loro, si accusavano a vicenda, persero la comunione in cui erano stati creati. Ma quando avvenne ciò? Dopo che ebbero mangiato il frutto proibito, cioè dopo che ebbero disobbedito a Dio. Disobbedirono a Dio, e di conseguenza vennero a trovarsi distanti e in contrasto tra di loro. E’ invece dall’unione con Dio che derivano e vengono alimentati l’unione e l’amore per i fratelli.

La storia della Chiesa ce lo conferma ampiamente. Quante opere di carità, quanto aiuto e interessamento ai poveri, ai bisognosi, agli ultimi, grazie all’impegno e all’opera di persone sante, di persone che amavano profondamente il Signore e avevano fatto del Signore il senso e lo scopo della loro vita! Ricordiamo san Camillo de Lellis, san Vincenzo de Paoli, san Pietro Claver, sant’Angela Merìci, santa Francesca Cabrini, san Giovanni Bosco, la beata Madre Teresa di Calcutta…, solo per citarne alcuni. Ma quante persone in famiglia amano senza essere amate, sostenute dall’amore che hanno per Dio! È infatti dall’amore a Dio che deriva l’amore al prossimo.

Ecco dunque la strada e l’indicazione per noi: vuoi amare il prossimo? Ama Dio; dà tempo a lui nella tua giornata, sta con lui. Egli, che è l’Amore, ti insegnerà e ti aiuterà ad amare. Papa Luciani in uno dei suoi ‘Angelus’ domenicali, citando uno scrittore spagnolo, disse: “Nel mondo ci sono tante guerre e poche preghiere; facciamo in modo che ci siano tante preghiere, e ci saranno poche guerre”. Era come dire: “Amate Dio, e vi amerete tra voi”.

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