18° Domenica dopo Pentecoste (forma straordinaria)

(1 Cor 1,4-8;   Mt 9,1-8)

Belluno, chiesa di s. Stefano, 27 settembre 2015

All’indomani della sua elezione a Sommo Pontefice, papa Giovanni Paolo I nell’ “Angelus” domenicale disse: “Ieri mattina io sono andato alla Sistina a votare tranquillamente. Mai avrei immaginato quello che stava per succedere. Appena è incominciato il pericolo per me, i due colleghi che mi erano vicini mi hanno sussurrato parole d’incoraggiamento. Uno ha detto: ‘Coraggio! Se il Signore dà un peso, dà anche l’aiuto per portarlo’. E l’altro collega: ‘Non abbia paura, in tutto il mondo c’è tanta gente che prega per il papa nuovo’ ”.

Abbiamo sentito nel Vangelo Gesù dire al paralitico: “Coraggio, figlio, ti sono perdonati i peccati”. Molte volte nella Bibbia risuona questa confortante parola: “Coraggio!” A Gerusalemme che stava vivendo un momento di stanchezza e di crisi (si era nell’ottavo secolo a.C.) Dio disse: “Irrobustite le mani fiacche, rendete salde le ginocchia vacillanti. Dite agli smarriti di cuore: Coraggio, non temete! Dio viene a salvarvi” (Is 35,3-4). Quando il popolo di Giuda si trovò deportato a Babilonia, schiavo in terra pagana e senza più speranza di ritornare in patria, agli esuli Dio disse: “Coraggio, popolo mio; coraggio, figli miei, gridate a me, e io vi libererò dall’oppressione. Coraggio, Gerusalemme, Colui che ti ha dato un nome, ti consolerà” (Bar 4,5. 21. 30). ). I deportati tornarono dall’esilio,  ma Gerusalemme era tutta da ricostruire. Il popolo, con i suoi capi, era sfiduciato davanti ad una città ridotta dal nemico a un cumulo di macerie. E Dio disse: “Coraggio, Zorobabèle, coraggio Giosuè, coraggio popolo tutto del paese, e al lavoro! Io sono con voi” (Ag 2,4).

Anche Gesù dava coraggio. All’emorroissa che si accostò a lui tutta titubante e vergognosa, e gli toccò il mantello da dietro le spalle, Gesù disse: “Coraggio, figlia, la tua fede ti ha salvata” (Mt 9,22). A Gerico c’era un cieco che gridava a Gesù: “Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!”, guariscimi. La gente cercava di farlo tacere, ma Gesù disse: “Chiamatelo!”. E la gente disse al cieco: “Coraggio! Alzati, ti chiama!” (Mc 10,49). Il cieco andò da Gesù e fu guarito. Gli apostoli erano sul lago di Galilea, lo stavano attraversando; era notte. Gesù era rimasto a terra, solo, a pregare, ma ora li stava raggiungendo camminando sulle acque. Gli apostoli lo videro e presero paura; lo credettero un fantasma e si misero a gridare dallo spavento. Ma Gesù li rassicurò: “Coraggio, sono io, non abbiate paura!” (Mt 14, 27). Nel Vangelo di oggi abbiamo sentito Gesù dire: “Coraggio, figlio, ti sono perdonati i peccati”.

L’uomo si trova a vivere in mezzo a tante difficoltà e sofferenze; si trova spesso a dover fare i conti con problemi e dolori, con imprevisti e delusioni. Alle volte costruisce, costruisce, e poi, in breve tempo tutto gli viene meno. Un incidente, una disgrazia, e cambia di botto la vita. Un affetto, che sembrava solido e sicuro, entra in crisi e sembra svanire. Un progetto bello e a lungo accarezzato, da cui ci si attendeva tanto del bene, deve essere, per cause avverse, abbandonato. Tante cose e tante vicissitudini comportano sofferenza, dolore, delusione, sconforto, scoraggiamento. L’uomo perde la speranza.

Gesù gli dice: “Coraggio, figlio, ci sono io”. “Coraggio Gerusalemme, non lasciarti cadere le braccia” (Sof 3,16); “Coraggio, Zorobabele, al lavoro; io sono con te”. “Coraggio, figlio, ti sono perdonati i peccati”. Gesù ci dà coraggio. Ci ha detto: “Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28,20). Ci dice: “Non sia turbato il vostro cuore; abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me” (Gv 14,1). Egli ci dice: “Neanche un passero cade a terra senza che il Padre lo voglia. Voi valete più di molti passeri” (Mt 10,29. 31). Gesù ci dice: “Il Padre vi ama; io vi amo”.

Confortati e incoraggiati dal Signore, noi siamo a nostra volta capaci di incoraggiare i fratelli.

Nell’udienza che papa Giovanni Paolo I concesse a un gruppo di noi bellunesi una settimana dopo la sua elezione a Sommo Pontefice, disse: “Salutatemi tanto monsignor Giulio Gaio; adesso avrà più di novant’anni… Quando ero in Seminario alle Medie lui era mio professore di italiano. Mi correggeva i temi e mi segnava tanti errori, ma m’incoraggiava sempre; mi diceva: ‘La prossima volta vedrai che farai meglio’. Ma non solo i piccoli hanno bisogno di essere incoraggiati; ne hanno bisogno anche i grandi. Anche i Vescovi hanno bisogno di essere incoraggiati, vero Eccellenza?”, disse il papa rivolgendosi al nostro Vescovo lì presente. E poi aggiunse: “Anche il papa ha bisogno di essere incoraggiato. Pregate per me”. Tutti abbiamo bisogno di essere incoraggiati… San Paolo esorta: “Incoraggiatevi a vicenda, edificandovi gli uni gli altri” (1Tess 5,11). Rendiamoci vicendevolmente questo servizio.

Non si tratterà di chiudere gli occhi di fronte alle mancanze e ai difetti dei fratelli; deve rimanere spazio e luogo anche per la correzione fraterna (anche la correzione fraterna è gesto di carità, e Gesù stesso ce la chiede: Mt 18,15-17); ma non manchi il gesto caritatevole di un incoraggiamento buono ogni volta che ciò è possibile, ogni volta che il fratello, la sorella, ne hanno  bisogno.

don Giovanni Unterberger

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