Ultima Domenica dopo Pentecoste (forma straordinaria)

(Col 1,9-14;   Mt 24,15-35)

Belluno, chiesa di s. Stefano, 22 novembre 2015

La pagina di Vangelo che abbiamo ora ascoltato è una delle pagine della Bibbia più difficili da interpretare. Il suo linguaggio, fatto di simboli e di immagini, ce la rende misteriosa e quasi astrusa. L’essenza del messaggio che essa vuole trasmetterci è che la storia umana è una storia segnata da difficoltà, da sofferenze e dolori gravi, che in certi momenti e in certi tornanti del tempo diventano quasi eccessivi e insopportabili: “Se quei giorni non fossero abbreviati, nessuno si salverebbe; ma, grazie agli eletti, quei giorni saranno abbreviati”, ci ha detto il Vangelo.

A complicare la comprensione di questo testo è il fatto che esso mette insieme, intrecciandoli tra loro, il tema della fine di Gerusalemme ad opera dei Romani nell’anno 70 d.C., e il tema della fine del mondo. Altro messaggio, quindi, di questo Vangelo, è che ci sarà una fine; una fine che, a conclusione della storia umana, farà “comparire in cielo il segno del Figlio dell’uomo, e tutte le tribù della terra vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi del cielo con grande potenza e gloria”. Linguaggio figurato e simbolico per dire che la storia umana, tutta la storia umana nella sua globalità, ma anche la storia di ogni singolo uomo, dovrà confrontarsi e incrociarsi con la persona di Gesù, con Gesù salvatore del mondo, e con Gesù, insieme, giudice del mondo. Il giudizio di Gesù sarà volto e intento solo a salvare, ma non potrà rimanere impunito ciò che fosse stato fatto male, con egoismo, con malizia, con cattiveria.

A questo punto ci viene in aiuto san Paolo con quanto ci ha detto nell’epistola. Egli ci aiuta a disporci e a prepararci bene all’incontro con il Signore. Ci ha detto: “Cercate di conoscere la volontà di Dio, di comportarvi in maniera degna del Signore, di piacergli in tutto”.

“Piacere al Signore in tutto”: è il segreto per non avere paura di incontrare il Signore. Noi piacciamo al Signore quando facciamo la sua volontà; quando compiamo le cose che egli vuole che compiamo secondo la nostra vocazione e il nostro stato di vita; quando compiamo le cose bene, con impegno, con cura e con buona volontà, come le compirebbe lui. Noi gli piacciamo quando lo teniamo presente nelle nostre giornate e non lo dimentichiamo; quando facciamo di lui il punto di riferimento delle nostre scelte. Noi gli piacciamo quando cerchiamo di essere uomini, donne, di pace. “Cercate di piacere al Signore in tutto”!

Piacere ad una persona è segno d’amore. Quando si vuole bene ad una persona si cerca di piacerle, di fare ciò che le è gradito; si cerca di indovinare i suoi gusti e di soddisfarli; si cerca di farla contenta. La vita spirituale e il rapporto con il Signore talvolta sono impostati su una legge da osservare, su un’etica da vivere per ottenere il premio ed evitare il castigo. No, la vita spirituale e il rapporto con il Signore devono essere impostati sul piacere a lui, sul farlo contento, sul fare le cose che a lui sono gradite. Gesù dice di sé nel Vangelo di Giovanni: “Io faccio sempre le cose che sono gradite al Padre mio” (Gv 8,29).

Se amo il Signore, cerco di farlo contento, cerco di non disgustarlo in niente, mai. Se gli voglio bene, cerco di fargli tanti regali ogni giorno, attingendo dalle cose che devo fare, dagli impegni che il mio stato di vita mi chiede, offrendogli i vari momenti di vita, con semplicità, con affetto, con amore.

Allora, quando egli apparirà nel cielo della mia anima per incontrarmi ed avermi per sempre con sé, l’incontro con lui sarà sereno, sarà gioioso, sarà addirittura esaltante!

“Signore, aiutami; voglio fare sempre ciò che a te piace. Signore, aiutami, voglio piacerti”.

don Giovanni Unterberger

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