4° Domenica di Pasqua

Immagine_Omelia_160417

Clicca QUI per scaricare l’omelia

(At 13,14. 43-52 ;   Ap 7,9. 14b-17 ;   Gv 10,27-30)

Duomo di Belluno e chiesa di s. Stefano, 17 aprile 2016

E’ stato suggerito a noi sacerdoti che nell’omelia di questa domenica che precede l’ingresso in diocesi del vescovo Renato, sia tenuta una breve catechesi sul ministero del Vescovo.

Ho avuto l’occasione, tempo fa, di salutare mons. Marangoni a Padova, in un incontro breve e molto semplice. Ci siamo scambiati poche parole e, a conclusione, gli ho detto: “Eccellenza, coraggio! Lei viene a noi nella fede, e noi l’accogliamo nella fede. Andrà tutto bene”.

In effetti, è nella fede che le cose vanno bene, anche quelle impegnative, anche quelle difficili, anche quelle impreviste, e perfino quelle dolorose. Fuori di uno sguardo di fede tutto invece si complica, diventa più problematico e più pesante.

Quante volte si sente dire ad esempio: “A me questo papa piace, quello di prima non mi piaceva”, oppure al contrario: “Meglio il papa di prima che questo”.  Ci si ferma all’aspetto umano della persona, alle sue caratteristiche esteriori, e non ci si ricorda, nella fede, che il papa è ‘Pietro’; che ogni papa è ‘Pietro’; che ogni papa è il successore di colui che Gesù ha posto a fondamento della Chiesa ed è quindi il fondamento della Chiesa, il maestro nella fede, il centro di unità, pur nella originalità e nella diversità di ogni papa; perché ogni papa non può che essere diverso dall’altro, così come ogni persona è diversa dall’altra.

Arriverà tra noi il nuovo Vescovo; lo sentiremo parlare, lo vedremo agire, vedremo il suo stile, le scelte pastorali che farà. Ma vedremo in lui soprattutto l’apostolo, l’apostolo successore degli apostoli che Gesù scelse e inviò nel mondo ad evangelizzare e a portare salvezza.  E’ l’apostolo inviato a noi dal Signore. Lo guarderemo con fede.

Il vescovo nella sua diocesi è il ‘Sacerdote’. Il sacerdozio di Cristo è presente pienamente in lui. I presbiteri, quelli che comunemente noi chiamiamo sacerdoti, e i diaconi, partecipano del sacerdozio del vescovo, e attraverso di lui del sacerdozio di Cristo, in grado e in misura inferiore. E’ nel vescovo che tutta la forza, la potenza e l’efficacia del sacerdozio di Cristo si incarna ed agisce. A lui sono affidati in modo diretto e pieno da Cristo i Sacramenti, i mezzi della redenzione, l’energia di salvezza del Signore morto e risorto. Nel vescovo ‘sacerdote’, si rende concretamente, fisicamente, carnalmente presente la persona e l’opera del Sommo ed eterno Sacerdote, Cristo Gesù, che ci ha salvati.

Il vescovo nella diocesi è il ‘Maestro’. “Andate e ammaestrate tutte le genti -disse Gesù agli apostoli- insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato” (Mt 28,20). Il vescovo insegna, ammaestra. Nella chiesa cattedrale è posta la sua cattedra; dalla cattedra egli insegna la fede, difende la fede, alimenta la fede del suo popolo. Rimanendo in comunione di dottrina con ‘Pietro’, col papa, il vescovo è maestro infallibile di verità, partecipando dell’infallibilità di ‘Pietro’: ed è così, in mezzo al suo popolo, punto sicuro e certo di verità, interprete autentico del messaggio del Vangelo e indicazione di quella che è la via che porta al Cielo. Egli è il ‘Maestro’.

Il vescovo nella diocesi è il ‘Pastore’. Gesù è il buon pastore, e Gesù buon pastore si prende cura, guida, custodisce, tiene unito il gregge per mezzo di colui che egli mette a capo del gregge. Il vescovo è il pastore del gregge di una Chiesa particolare, dei fedeli di una Chiesa particolare; in mano il vescovo impugna il pastorale. I fedeli sono chiamati a camminare dietro quel pastorale, per le vie che il vescovo indica; devono sentirsi impegnati a rimanere in comunione di intenti e di spirito con lui, per non dividersi, per non disperdersi e perdersi. Il vescovo ‘pastore’ è garanzia di unità del gregge, quell’unità per la quale Gesù nell’ultima cena ha tanto pregato: “Padre, che siano tutti un cosa sola, come tu, padre in me e io in te: siano perfetti nell’unità” (Gv 17,21. 23). Senza un pastore seguito e obbedito il gregge si disgrega e finisce nel nulla.

Il vescovo è un dono grande per una comunità cristiana, è un segno di salvezza di Dio per il suo popolo. Accoglieremo il nuovo Vescovo nella fede: lo vedremo sempre, pur nella sua umanità concreta e particolare, come il ‘sacerdote’, il ‘maestro’, il ‘pastore’ donatoci da Dio; e pregheremo per lui, perché il Signore lo aiuti nel suo nuovo non leggero compito a servizio e in favore della nostra Chiesa.

E non dimenticheremo il Vescovo Giuseppe. Non si dimenticano i padri nella fede! Continueremo a pregare per lui e a mostrargli il nostro affetto e la nostra riconoscenza.

don Giovanni Unterberger

Questa voce è stata pubblicata in Omelie di Don Giovanni. Contrassegna il permalink.

Una risposta a 4° Domenica di Pasqua

  1. Rosalba Menis scrive:

    Le parole di questa omelia ti fanno scoprire un sentimento gioia, serenità e condivisione. Ho avuto la fortuna di conoscere il Vescovo Renato quando era Vicario perché è venuto nella mia parrocchia a celebrare la S. Cresima ai miei ragazzi a cui facevo catechismo. La sua semplicità nel porsi e parlare con i ragazzi è stata una bella esperienza che ricordo ancora con piacere.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *