4° Domenica dopo Pasqua (forma straordinaria)

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(Giac 1,17-21;   Gv 16,5,14)

Belluno, chiesa di s. Stefano, 24 aprile 2016

Durante la cena d’addio con i suoi apostoli Gesù disse loro: “Ho ancora molte cose da dirvi”. L’abbiamo sentito ora nel Vangelo. Gesù era stato due anni e mezzo con i suoi apostoli; aveva conversato con loro, aveva loro parlato, li aveva istruiti. Avrebbe desiderato -possiamo pensarlo- avere ancora del tempo per stare in loro compagnia, così da far loro conoscere più profondamente i misteri del Regno di Dio e comunicare loro tutte le ricchezze e i tesori della sua mente e del suo cuore; ma ormai il termine della sua vita era segnato, la morsa dell’odio degli scribi e dei farisei si stava stringendo inesorabilmente attorno a lui ed entro poche ore l’avrebbero fatto morire in croce. “Ho ancora molte cose da dirvi”, disse Gesù. Gesù le avrebbe poi dette, quelle cose, e fatte comprendere per mezzo dello Spirito Santo che avrebbe loro inviato. “Quando verrà lo Spirito Santo egli vi condurrà nella verità tutta intera”.

Gesù dice anche a noi: “Ho ancora molte cose da dirvi”. A tutti noi Gesù ha parlato nella vita. Se ripercorriamo il cammino della nostra esistenza, tutti noi troviamo qualche momento particolare, qualche circostanza precisa in cui il Signore ci ha rivolto la sua parola, ci ha fatto sentire la sua voce, ci ha personalmente incrociati, e noi l’abbiamo avvertito. Può essere stata una chiamata; una luce che ci ha fatto capire; una parola che ci ha rimproverati e corretti; una parola che ci ha consolati e sostenuti. Ma Gesù ci dice: “Ho ancora molte cose da dirvi”. Egli ha ancora molto da dirci; egli non ha terminato di parlarci, di svelarci i suoi segreti, di metterci a pare dei suoi misteri.

Il rapporto tra due persone, quanto più la comunione cresce, tanto più diventa ricco di comunicazione, di dialogo e di scambio profondo. Immaginiamo il rapporto tra l’anima e Gesù: quale ricchezza può raggiungere! a quale profondità può scendere! San Paolo nella lettera ai Colossesi dice che “in Cristo abita corporalmente tutta la pienezza della divinità” (Col 2,9); in Gesù, cioè, c’è l’intera pienezza di Dio, una pienezza infinita, una pienezza che non ha limiti, una pienezza che non conosce fondo. Non avrà sempre e di continuo Gesù qualcosa di nuovo da dirci, qualcosa di ancora non detto che egli vuole comunicarci attingendolo dalla pienezza inesauribile della sua persona?

Gesù è inesauribile! Gesù è la pienezza di Dio! Gesù ha sempre un ‘di più’ in conoscenza e in amore da donarci. A noi ascoltare, a noi desiderare, a noi cercare quel ‘di più’, la profondità che si cela in Cristo.

I teologi parlano di contemplazione ‘infusa’ e di contemplazione ‘acquisita’. La contemplazione infusa è una grazia speciale di conoscenza di Dio e dei suoi misteri che Dio dona all’anima in modo del tutto gratuito, senza che l’anima abbia fatto nulla per disporsi a tale grazia, per ricevere quel particolare grado di conoscenza e di comunione mistica. La contemplazione infusa è di pochi. Di tutti invece, di ogni anima, può essere la contemplazione acquisita. Ogni anima, con l’impegno e lo sforzo di ascoltare il Signore, con lo sforzo di imporre silenzio ai tanti pensieri, preoccupazioni e distrazioni che occupano la mente; col desiderio ardente di unirsi a Dio in ogni azine e momento della giornata così da piacergli in tutto e fare in tutto la sua volontà, si dispone e si apre alla contemplazione acquisita, al dono sempre più grande, sempre più ricco e sempre più pieno di comunione e di intimità con il Signore che il Signore le vuole donare.

La comunione con Gesù è vero gaudio dell’anima! La comunione con Gesù sorpassa ogni altra gioia ed è compimento di ogni supremo desiderio. “Chi ha fatto esperienza di Cristo può dire che cosa sia l’amore di lui e per lui”, canta un bellissimo inno della Liturgia, il “Jesu dulcis memoria”.

“Ho ancora molte cose da dirvi” -ci dice Gesù- ho ancora doni più grandi da farvi; non tutto ancora avete ricevuto di quanto tengo in serbo per voi. Aprite il vostro cuore. desideratemi, desiderate ciò che sono. Vi dirò e vi darò tutto ciò che sono!”

don Giovanni Unterberger

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