12a domenica del Tempo ordinario (forma ordinaria)

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(Zac 12,10-11; 13,1 ;   Gal 3,26-29;   Lc 9,18-24)

Duomo di Belluno, sabato 18 giugno 2016

Se il Signore chiedesse a noi: “Ma voi, chi dite che io sia? Tu, che cosa dici di me? Per te chi sono io?”, che cosa risponderemmo? Gesù pose con coraggio e con forza questa domanda ai suoi apostoli: “Voi, chi dite che io sia?” Pietro rispose: “Tu sei il Cristo di Dio”, tu sei il Messia. ‘Cristo’ significa ‘Messia’.

Dicendo: “Tu sei il Messia, Pietro affermò di Gesù che egli era il tutto. Per gli ebrei il Messia era tutto, era il salvatore, colui che sarebbe venuto a cambiare le cose, a rinnovare il mondo e l’umanità. Col Messia tutto sarebbe stato diverso, la faccia della terra non sarebbe più stata la stessa. Ma serpeggiava un equivoco: nella mente di Pietro, degli apostoli e di tutti gli israeliti, il Messia sarebbe stato uno che avrebbe cambiato le cose ‘dal di fuori’; avrebbe cacciato i Romani oppressori, avrebbe portato la giustizia sociale tra tutti i membri del popolo di Israele, avrebbe attratto tutto il mondo alla fede ebraica. In uno straordinario trionfalismo.

Ma Gesù non era un Messia così; egli si premurò subito di far comprendere agli apostoli come, e in quale modo, egli sarebbe stato Messia. Disse: “Il Figlio dell’uomo deve soffrire molto, essere rifiutato dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno”. Gesù sarebbe stato Messia non cambiando le cose ‘dal di fuori’, ma vivendo lui in un certo modo, percorrendo egli la via del dono di sé, accettando di lasciarsi portare via addirittura la vita, per poi risorgere dopo la morte.

Questa ‘via messianica’, la ‘sua’ via messianica, Gesù la propose agli apostoli; agli apostoli e a tutti coloro che lungo la storia avrebbero voluto essere suoi discepoli: “Se qualcuno vuole venire dietro a me -egli disse- rinneghi se stesso, prenda ogni giorno la sua croce e mi segua”.

La via messianica di Gesù è una via ‘interiore’, una via che passa attraverso la carne e il cuore dell’uomo. E’ l’uomo che deve cambiare, dentro di sé. La tentazione è di rivolgersi, come primo impeto, a cambiare il mondo, le persone, le situazioni; mentre la prima cosa da fare è cambiare se stessi. Solo persone ‘cambiate dentro di sé’, possono portare reali e buoni cambiamenti. Fu così di san Francesco d’Assisi, di santa Teresa d’Avila, di tanti altri santi, di ogni vero riformatore.

Gesù chiede di ‘rinnegare se stessi’, per essere sulla strada di lui Messia. E’ l’invito a far morire il proprio ‘io’. Dentro d noi c’è un ‘io’ superbo, egoista, che vuole imporsi sui fratelli, che pretende di essere il metro di tutti e di tutto. Questo ‘io’ va rinnegato, va messo a morte. Se lasciato vivere, esso è causa di disordini, di contrasti, di lotte, di incomprensioni, di invidie, di gelosie, di guerre. Quale reale cambiamento buono potrebbe portare fuori di sé e attorno a sé una persona che lasciasse libero un ‘io’ di tal genere dentro di sé? Solo persone ben costruite possono costruire.

Gesù chiede di ‘prendere su di sé la croce di ogni giorno’, per essere sulla via di lui Messia. Egli fu un Messa che abbracciò la croce, e il discepolo di lui Messia non può non essere che un discepolo riconciliato con la propria croce. Essere riconciliati con la propria croce, portare la propria croce, addirittura abbracciare la propria croce, dietro Gesù; croce che è la fatica di ogni giorno, la preoccupazione per situazioni difficili, dolorose; difficoltà di rapporti in famiglia; incomprensioni, torti ricevuti. Il Signore ci precede sulla via della croce. Egli portò la sua croce, ed egli porta con noi la nostra croce. Egli ebbe bisogno di un cireneo lungo il suo Calvario, e oggi egli si fa nostro cireneo lungo il nostro Calvario. Non ci abbandona, non ci lascia soli a portare la croce. Gesù ci assicura che la nostra croce, come la sua, non è rovina e distruzione, ma contiene in sé salvezza, vita, futuro di eternità.

Ci dia il Signore la forza di seguire la via messianica di lui vero Messia.

don Giovanni Unterberger

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