Assunzione di Maria Santissima in cielo

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Ap 12,1-6a. 10ab;   1Cor 15,20-27;   Lc 1,39-56

Duomo di Belluno e chiesa di s. Stefano, 15 agosto 2016

La festa di oggi ci fa guardare in su, verso il cielo, con grande fiducia e tenerezza. Ci fa guardare in su, verso il cielo, perché in cielo è assunta Maria, la più bella e la più santa delle creature; e ci fa guardare in su, verso il cielo, con fiducia e tenerezza, perché quella creatura è nostra madre.

“Ave, maris stella”, Ave, o Maria, stella del mare, la saluta uno dei più begli inni in suo onore, composto più di mille anni fa e cantato per secoli dalla Chiesa. “Ave, maris stella!” Chi ha composto questo inno doveva avere esperienza di navigazione, o per lo meno doveva sapersi raffigurare nella mente la vita dei marinai, esposta ai pericoli del mare, insidiata da tempeste e uragani.

Noi siamo i naviganti del mare della vita. Incontriamo uragani e tempeste: dolori, sofferenze, prove, pericoli. Abbiamo bisogno di una stella; di una stella a cui guardare, di una stella a cui affidarci. I marinai dei tempi antichi, che non disponevano di particolari strumenti di orientazione, si orientavano guardando la stella polare. La stella polare indicava loro il nord, e in base a quella stella sapevano dirigere la rotta verso il porto, verso la meta.

Maria è la nostra stella polare, la stella del mare che ci indica e ci segna la traversata fino al porto, fino a Gesù. “Ad Jesum per Mariam”, A Gesù attraverso Maria, scrisse san Luigi Grignon de Montfort, grande devoto della Madonna. La Madonna è la stella che ci guida a Gesù, che ci guida al Salvatore, all’autore della salvezza; che ci porta al porto del paradiso.

A quella stella noi dobbiamo guardare con preghiera frequente; e ad essa noi possiamo guardare con preghiera confidente, perché quella stella non è solo luce e splendore, quella stella ha un cuore, ha un cuore di mamma, è nostra madre; madre dataci da Gesù nell’ora della croce: “Donna, ecco tuoi figlio”, ecco i tuoi figli (Gv 19,26). E lei ci ha accolti e presi con sé.

L’inno “Ave maris stella” continua: “Monstra te esse matrem”, Mostra di esserci madre. Maria ci ha mostrato certamente molte volte di esserci madre: quante volte recitando il Rosario, o invocandola con una breve preghiera, il nostro cuore in tempesta è tornato sereno, il nostro animo preoccupato si è acquietato, e noi abbiamo ripreso forza, fiducia e speranza! Maria ci è madre. Alla fine della sua vita terrena ella fu assunta in cielo; da lassù il suo sguardo è rivolto a noi, è rivolto ai nostri cammini, alle nostre strade, ai nostri passi. Il suo cuore batte per noi suoi figli.

Noi oggi la vogliamo particolarmente onorare; la vogliamo particolarmente pregare; le vogliamo ancora una volta promettere di vivere da veri suoi figli, obbedienti a lei e al suo figlio Gesù, per poterla un giorno raggiungere dove è lei; e con lei, con Gesù, e con tutti i Santi del cielo  godere l’eterna beatitudine e felicità.

don Giovanni Unterberger

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