14° Domenica dopo Pentecoste (forma straordinaria)

(Gal 5,16-24;   Mt 6,24-33)

Belluno, chiesa di s. Stefano, 21 agosto 2016

Quanto bisogno abbiamo di credere alla Provvidenza! Di credere che Dio c’è; che Dio guarda alla storia del mondo; che Dio si coinvolge con la storia del mondo e si prende cura del mondo e di ogni creatura del mondo!

Le apparenze spesso contraddicono tale visione delle cose: Dio molte volte sembra assente, sembra non esserci; Dio sembra tacere, restare indifferente, fermo, inattivo. Già l’antico salmista gridava al Signore: “Svegliati! Perché dormi, Signore? Destati, non respingerci per sempre! Perché nascondi il tuo volto e dimentichi la nostra oppressione? Alzati, vieni in nostro aiuto! Salvaci per la tua misericordia!” (Sal 44,24-27). Il salmista si faceva eco di Gerusalemme conquistata e devastata da Nabuccodonosor, re di Babilonia; si faceva eco del suo popolo deportato in terra d’esilio.

“Dov’è il Signore nel mondo d’oggi così percorso da violenze, da soprusi, da guerre, da cattiverie?”, possiamo chiederci noi. “Dov’è il Signore nella mia vita tanto tribolata?”, può chiedersi la persona fortemente e a lungo tribolata. La sfida della fede nella Provvidenza è una sfida altissima. Occorre una fede grande e forte per credere alla Provvidenza di Dio e affidarsi ad essa. La chiediamo a Gesù questa fede, a lui che ha detto: “Non preoccupatevi per la vostra vita”.

Di che cosa allora dobbiamo preoccuparci, se non della nostra vita? “Cercate anzitutto il regno di Dio e la sua giustizia -ci risponde deciso e coraggioso Gesù, consapevole di chiederci una cosa alta e difficile- e tutto ciò di cui avete bisogno vi sarà dato in aggiunta”, egli assicura.

L’uomo ha bisogno di sicurezza. Il bisogno di sicurezza è un bisogno primario dell’essere umano. Il neonato cerca sicurezza tra le braccia della mamma e attaccandosi al suo seno; il bambino, impaurito, si stringe al papà, ai genitori; l’adolescente cerca sicurezza nel gruppo degli amici; l’uomo adulto cerca sicurezza nelle proprie forze, nei propri progetti, alle volte nel denaro, nel prestigio, nel potere; l’uomo anziano cerca sicurezza in chi gli sta intorno, nella previdenza sociale, nell’attaccamento alla vita. Abbiamo tutti bisogno di sicurezze; ci sentiamo spesso, direi sempre, almeno nel subconscio, minacciati da qualcosa.

Il Signore ci offe se stesso come sicurezza; come sicurezza sicura. Tutte le sicurezze umane possono venire meno, e ad un certo punto verranno meno; ma non verrà meno lei, la sicurezza di Dio, sicurezza sicura.

Quanto potrebbe aiutare imparare a memoria e ripeterci, specialmente nei momenti della prova, le parole del salmo 27: “Il Signore è mia luce e mia salvezza, di chi avrò timore? Il Signore è difesa della mia vita, di chi avrò paura? Quando mi assalgono i malvagi (e malvagi sono tutto ciò che ci insidia e ci fa soffrire) per divorarmi la carne, sono essi, avversari e nemici, a inciampare e cadere. Se contro di me si accampa un esercito, il mio cuore non teme; se contro di me si scatena la guerra, anche allora ho fiducia. Una cosa ho chiesto al Signore, questa sola io cerco: abitare nella casa del Signore (cioè stare tra le sue braccia, nel suo cuore) tutti i giorni della mia vita, per contemplare la bellezza del Signore e ammirare il suo santuario (ammirare lui). Nella sua dimora mi offre riparo nel giorno della sventura, mi nasconde nel segreto della sua tenda, sopra una roccia mi innalza” (Sal 27,1-5).

Da ragazzi, a scuola, imparavamo delle poesie a memoria; oggi, da adulti, abbiamo bisogno di imparare altre parole a memoria: queste del salmo 27, ad esempio, che non sono ‘poesia’, sono ‘parola di Dio’; parola che opera ciò che dice, nel cuore di chi la pronuncia e la dice.

“Guardate gli uccelli del cielo: vivono; guardate i gigli del campo: sono vestiti meglio di Salomone”, ci dice Gesù. Gesù ci invita ad uno sguardo di fiducia, di ottimismo, di speranza sul mondo e sulla nostra vita. Tutto è nelle mani di Dio, mani di Padre, e mani onnipotenti. Tra poco canteremo: “Credo in unum Deum, Patrem omnipotentem”. Chiediamo al Signore di saper credere davvero che Dio ci è padre, e che Dio è onnipotente; chiediamo di saperci affidare con fiducia alle sue mani; sono mani provvidenti.

don Giovanni Unterberger

 

 

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