Vi è più gioia nel dare che nel ricevere

Il detto “Vi è più gioia nel dare che nel ricevere” (At 20,35) si trova in bocca all’apostolo Paolo nel libro degli Atti degli Apostoli, a conclusione del suo commovente discorso d’addio rivolto agli anziani della comunità cristiana di Efeso, ma in realtà è un detto pronunciato dal Signore Gesù. Infatti Paolo nel riportarlo dice: “Ricordandoci delle parole del Signore Gesù che disse: Vi è più gioia nel dare che nel ricevere”. Queste parole, pur non riportate dai Vangeli, sono dunque del Signore, e sono parole in contro tendenza con la mentalità comune, perché a noi verrebbe da dire l’esatto contrario, e cioè che vi è più gioia nel ricevere che nel dare. Noi, infatti, quando riceviamo un dono, un favore, un gesto di bontà e di gentilezza, siamo contenti, siamo nella gioia, e siamo portati a pensare che quella sia la vera condizione della gioia. Ma il Signore dice diversamente, dice: “Vi è più gioia nel dare che nel ricevere”. Che sia vero? Che sia proprio così? Ce l’assicura una breve riflessione, oltre che la nostra personale esperienza.

Ci domandiamo: come siamo fatti? Come è fatto l’uomo? Noi siamo fatti per amare e per essere amati. Nel profondo di noi abbiamo un bisogno immenso di sentirci amati; senza amore, senza sentirci amati, non potremmo vivere. Ma nel profondo di noi c’è anche un’altra dimensione, una dimensione ancora più profonda dell’essere amati, ed è quella di amare. E’ in questa dimensione che sta la vera possibilità della gioia. Se la gioia stesse fondamentalmente nell’essere amati, la nostra gioia sarebbe a rischio, sarebbe posta nelle mani altrui, nel come gli altri ci trattano, se ci amano o non ci amano; e la gioia ci potrebbe essere addirittura negata. Dio non può averci fatti in modo che la nostra gioia sia a mercé della decisione altrui; deve averci fatti in modo che la nostra gioia possa essere nelle mani nostre. E lo è proprio perché sta nell’amare, nel donare, che è possibilità nostra, e che è la dimensione più profonda del nostro essere. Amando noi diamo risposta a ciò che siamo nella verità più vera di noi. Lì troviamo compimento e gioia sicura.

Del resto, se la dimensione dell’essere amati fosse la dimensione più profonda della persona, quella che più ci desse gioia, e tutti cercassimo quindi di essere amati, tutti cercheremmo amore e nessuno tenderebbe a darne, per cui resteremmo tutti in attesa di essere amati e il nostro bisogno di amore rimarrebbe senza risposta; e saremmo tutti infelici. Dio ci avrebbe fatti male, mentre egli ci ha fatti fondamentalmente per amare, in modo che, amando, noi costruiamo la felicità altrui, e, insieme, troviamo la nostra gioia. Quanta gioia, infatti, abbiamo provato, e quanto profonda e intensa, quando abbiamo portato sollievo a qualcuno, quando abbiamo fatto fiorire il sorriso sul volto di una persona che era sofferente, preoccupata, in necessità; quando abbiamo soccorso chi era disperato… Quella gioia fu capace di appagare in pieno il nostro cuore, e quella gioia nessuno ce la avrebbe potuta portare via. Così verrebbe ad avere risposta anche la nostra dimensione dell’essere amati, perché se tutti amassimo, tutti saremmo amati e tutti riceveremmo amore!

Davvero è vero quanto è scritto nel libro degli Atti degli Apostoli: “C’è più gioia nel dare che nel ricevere”. E comprendiamo perché Gesù di Nazareth abbia lanciato come fondamentale messaggio e come sua unica, alla fin fine, indicazione: “Questo io vi comando, che vi amiate gli uni gli altri” (Gv 13,34). Egli sapeva, da perfetto conoscitore dell’uomo, che amare, il fare del bene, è la vera via alla felicità.

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