16° Domenica dopo Pentecoste (forma straordinaria)

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Ef 3,13-21;  Lc 14,1-11

Belluno, chiesa di s. Stefano, 4 settembre 2016

Gesù era una persona intelligente, intelligente e vigile, pronto a cogliere e a mettere a frutto ogni occasione propizia che gli si presentasse. Un giorno si trovò a pranzo in casa di un capo dei farisei, invitato da lui, e tra gli invitati c’era pure un uomo malato di idropisia. Era sabato. Di sabato non si poteva curare e guarire ammalati. O meglio, al tempo di Gesù c’era tutta una casistica fissa e  rigorosa che precisava chi potesse essere curato e guarito in giorno di sabato e chi no.

Di sabato poteva essere soccorso e curato, anche con mezzi straordinari, chi si fosse trovato in pericolo di morte, colpito da una malattia grave che gi metteva a rischio la vita; potevano essere curate le malattie comuni interne alla persona, tipo la febbre, il mal di gola, i disturbi intestinali, con medicine però normali, quelle assunte normalmente anche dai sani, come tisane e decotti, e non con trattamenti particolari: questi erano leciti nei giorni che non fossero sabato. Ora Gesù si trovava con un idropico davanti a sé. Costui non era né un ammalato in pericolo di morte, né affetto da una malattia che esigesse di essere guarita immediatamente, ancora quel giorno; sarebbe potuto essere guarito il giorno dopo.

Non sappiamo se quell’idropico fosse stato invitato perché amico del capo dei farisei, o se fosse stato invitato ad arte per mettere Gesù nell’occasione di violare il sabato guarendolo, e quindi avere di che accusarlo, dato che il Vangelo nota che il capo dei farisei, e i farisei presenti al pranzo, ‘osservavano’ Gesù con occhio pronto a coglierlo in fallo, per poterlo condannare. In ogni caso Gesù colse l’occasione, colse l’occasione per dare un insegnamento: la legge è importante e va osservata, ma la legge delle leggi è la carità, e davanti alla legge della carità ogni altra legge umana deve venire meno e cedere il passo.

E Gesù colse anche una seconda occasione nel corso di quel pranzo: vedendo che gli invitati tendevano ad accaparrarsi i primi posti, i posti d’onore a tavola, disse: “Non fate così. Mettetevi all’ultimo posto, in modo che abbiate onore qualora il padrone di casa vi dicesse: Amico, vieni più avanti”. Gesù colse l’occasione per dare un insegnamento di umiltà.

Anche noi dobbiamo essere un po’ come Gesù, capaci di cogliere le occasioni; tutte le occasioni; le occasioni per insegnare, per istruire, per correggere. Le occasioni dateci dalle situazioni, dalle circostanze, cioè -alla fin fine- dalla Provvidenza, e non tanto occasioni cercate e costruite ad arte da noi per impazienza o per zelo inopportuno e sconsiderato. Anche Gesù quel giorno si lasciò dare dalle circostanze, cioè dalla Provvidenza del Padre, l’occasione per offrire i suoi insegnamenti; colse l’occasione.

Capaci, noi, di cogliere anche le occasioni di essere istruiti, ammaestrati e corretti. Il Vangelo non ci dice se i farisei di quel giorno e gli invitati a quel pranzo abbiano colto l’occasione di lasciarsi istruire da Gesù; non ci dice se quei farisei siano diventati più caritatevoli e se quegli invitati a quel pranzo siano diventati più umili; avrebbero perso un’occasione importante, se non lo fossero diventati; avrebbero perso un’occasione di crescita e di progresso spirituale.

Quante occasioni di crescita e di progresso spirituale ci offre continuamente la Provvidenza! Può essere una pagina di Vangelo, un’omelia, il buon esempio di una persona, un richiamo, un avvertimento, un rimprovero; può essere un dolore, un lutto, un abbandono; può essere la sofferenza e il bisogno di una persona, di una famiglia che conosciamo. Tutto può diventare occasione di crescita; perfino i nostri difetti e i nostri peccati possono diventarlo: possono farci crescere nell’umiltà e nella fiducia nella bontà e nella misericordia di Dio; possono renderci più impegnati e generosi per il futuro. Quanti grandi peccatori si sono fatti grandi santi in seguito ai loro peccati, per riparare ai loro peccati! Senza contare quante e quanto grandi occasioni di crescita spirituale ci offrano i difetti altrui! Ci possono far crescere nella virtù della pazienza, della misericordia e del perdono!

Gesù era intelligente e vigile, non si lasciava sfuggire le occasioni, le sapeva mettere a frutto. Vigiliamo anche noi; cogliamo le molte occasioni di crescita e di bene che la Provvidenza continuamente ci mette davanti. Còlte e vissute bene, le occasioni ci faranno grandi, ci faranno come Dio ci ha pensati e ci desidera.

don Giovanni Unterberger

 

 

 

 

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