27° Domenica del Tempo ordinario (forma ordinaria)

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Duomo di Belluno, 2 ottobre 2016

Forse non abbiamo più il coraggio di guardare a tutto il mondo, a ciò che nel mondo succede. Ci sono persone che quando il telegiornale arriva a dare notizia di profughi morti in mare, di bombardamenti in Siria e in Medio Oriente, di attentati e violenze, cambiano canale. Persone che non sanno più affrontare le pagine di cronaca nera dei giornali. E questo non per insensibilità o per disinteresse verso chi soffre; anzi, al contrario, per una sensibilità alta e viva, per una sensibilità che non riesce e non ce la fa a portare tutto il male che c’è nel mondo. Persone, queste, che nel loro ambito e nel limite delle loro possibilità, aiutano e soccorrono chi è nel bisogno e nella necessità, ma che si dicono: ‘E’ troppo, per me, tutto ciò che accade nel mondo. Non riesco a portarlo’.

Se poi queste persone sono credenti, avvertono dentro di sé la domanda angosciata del profeta Abacuc che abbiamo sentito nella prima lettura: “Signore, c’è violenza nel mondo, perché non soccorri? C’è iniquità ed oppressione, perché non ti muovi e stai a guardare?” E’ messa alla prova la fede.

Papa Benedetto XVI nel suo libro ‘Gesù di Nazaret’ ha una pagina magistrale a questo riguardo. Richiamandosi alla vicenda di Gesù, scrive: “Perché, Gesù, non ti sei opposto con potenza ai tuoi nemici che ti hanno portato sulla croce? -vorremmo domandargli-. Perché non hai con vigore inconfutabile dimostrato loro che tu sei il Vivente, il Signore della vita e della morte? E perché, da risorto, ti sei mostrato solo a un piccolo gruppo di discepoli della cui testimonianza noi dobbiamo oggi fidarci? La domanda riguarda, però, non soltanto la vicenda di Gesù -continua papa Benedetto-  ma l’intero modo in cui Dio agisce nella storia. Perché Dio si è rivelato solo ad Abramo e non ai potenti del mondo? Perché solo a Israele e non in modo indiscutibile a tutti i popoli della terra? E’ proprio del modo di Dio -conclude papa Benedetto- agire in modo sommesso. Solo pian piano egli costruisce nella grande storia dell’umanità la ‘sua’ storia. Suo stile è non sopraffare con la potenza esteriore, ma dal di dentro, misteriosamente, salvare” (“Gesù di Nazareth, Dall’ingresso a Gerusalemme fino alla risurrezione”, pag 306). Il modo di agire di Dio nel mondo è una sfida alla nostra fede.

Anche le nostre vicende personali sono, talvolta, una sfida alla nostra fede. Ci troviamo in situazioni faticose e dolorose; chiediamo e imploriamo Dio, e niente cambia, niente succede, Dio sembra sordo e assente. “Svegliati, perché dormi, Signore? -gridava l’antico salmista- Déstati, non ci respingere per sempre. Perché nascondi il tuo volto, dimentichi la nostra miseria e oppressione?” (Sal 44,24-25). E’ messa alla prova la nostra fede.

“Se aveste fede quanto un granello di senape…”, ci dice Gesù. E i discepoli dicono: “Signore, aumenta la nostra fede!” Abbiamo bisogno di fede, di credere che la storia, le vicende del mondo, le nostre vicende personali e quelle dei nostri cari sono nelle mani di Dio. “Tutto tu guardi e prendi nelle tue mani”, dice il salmo, e continua: “A te si abbandona il misero, dell’orfano tu sei il sostegno” (Sal 10,14).

Abbandonarci al Signore; credere che egli può portare tutto a salvamento; fidarci della sua onnipotenza e bontà; credere alla parola ‘Padre’, quando recitiamo il “Padre nostro”; credere che, come scrive il Manzoni ne ‘I promessi sposi’, “Dio non turba mai la gioia dei suoi figli, se non per preparane loro una più certa e più grande” (!I promessi sposi”, cap. VIII).

Credere, avere fede. “Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: ‘Sràdicati e vai a piantarti nel mare’, ed esso vi obbedirebbe”; potreste dire -dice Gesù in un altro passo del Vangelo- a un monte: ‘Lèvati e gettati nel mare’, e ciò avverrebbe” (Mt 21,21). Con la fede noi possiamo spostare montagne: montagne di tristezza, di sfiducia, di scoraggiamento, di disperazione; e conservare la speranza, la serenità e la pace del cuore, pur nella sofferenza e nella prova.

         “Signore, aumenta la nostra fede!”

don Giovanni Unterberger

 

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