Trasmettere perdono

Ho avuto più volte la gioia di vedere allontanarsi da me serene, contente e leggere persone venute a me con pesi grossi nel cuore, con colpe segrete e gravanti l’anima. Solo perché io avevo detto loro: “In nome di Dio io ti assolvo dai tuoi peccati; va in pace, il Signore ti ha perdonato”. Quelle parole erano le parole che quelle persone sentivano il bisogno di sentirsi dire, parole di cui esse andavano ansiosamente in cerca, e che solo da un Sacerdote potevano sentirsi dire. Quante volte ho ringraziato il Signore per aver potuto pronunciare quelle sante parole a un’anima, darle la pace del cuore, far tornare sereno il suo volto, capace ancora di sorridere!

L’esperienza di confessare, per me, per un sacerdote, è una delle esperienze più forti e più profonde. Ti vedi inginocchiata davanti una persona che dice: “Ho peccato, sono un peccatore”, e tu senti che anche tu sei peccatore. Ti verrebbe da metterti in ginocchio anche tu (e lo farai, a tua volta, davanti a un tuo confratello Sacerdote), ma ora devi rimanere invece seduto, al tuo posto, perché in quel momento sei presenza e Sacramento di Gesù che accoglie e perdona. Il penitente stesso ha bisogno che tu stia al tuo posto, seduto, perché egli ha bisogno di sentire che tu per lui, in quel momento, sei ‘Gesù’. “Io ti assolvo dai tuoi peccati; va in pace, il Signore ti ha perdonato!”

I peccati confessati alle volte sono grandi, ma quanto commuove il cuore del Sacerdote l’umiltà del penitente, il sentire il penitente che dice: “Padre, ho commesso questo peccato, e anche questo, e anche questo…”, e lo dice magari con un fil di voce, con il viso tra le mani, vergognandosi di se stesso… Quanta umiltà! Quale lezione di umiltà per il Sacerdote confessore, che ne resta edificato. Nasce nel cuore del Confessore, spontaneo, il desiderio di abbracciare quella persona, di abbracciare quell’umiltà!

È bello confessare. Confessare è mettere le persone tra le braccia di Gesù; è far posare il loro cuore sul Cuore di Gesù; è metterle sotto il sangue redentore del Crocifisso; è far loro gustare il paradiso. Confessare è medicare, incoraggiare, sostenere, illuminare, ridare fiducia e speranza.

Confessare richiede ascolto, apertura di mente e di cuore, salda dottrina e insieme amore di pastore, fermezza e insieme dolcezza. Avrò io, confessore, il cuore di Gesù per ben confessare? Lo desidero e lo chiedo; ogni volta che mi accingerò a confessare, prima pregherò il Signore. E mi sarà tanto di aiuto la preghiera del popolo di Dio: “Signore, dacci santi confessori”.

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