16a domenica del Tempo Ordinario (forma ordinaria)

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(Is 55,10-11;   Rm 8,18-23;   Mt 13,1-23)

Duomo di Belluno, sabato 22 luglio 2017

 

Sabato scorso abbiamo parlato di Gesù esperto parabolista, che insegnando in parabole prendeva spunto, nel suo dire, dall’esperienza di vita della gente, ma inseriva nelle parabole sempre un elemento nuovo, strano e inverosimile, a cui egli annetteva il suo insegnamento, ciò che intendeva annunciare. Così è nelle parabole che abbiamo ora ascoltato nel Vangelo.

E’ strano che il padrone del campo di grano, infestato dalla zizzania, dica ai servi: “No, non andate a raccogliere la zizzania; lasciatela crescere insieme al grano; farò io pulizia, alla fine” Ma come? Non sarebbe meglio estirpare subito la zizzania? Non è più bello un campo senza zizzania? E poi, il grano non cresce meglio senza zizzania? Ma quel padrone dice: “Lasciate che grano e zizzania crescano insieme fino alla mietitura”. E’ strano che il granello di senape, che è il più piccolo di tutti i semi, dia origine a una grande pianta dell’orto, a una pianta più alta di altre piante che provengono da semi più grandi di lui. Così come è strano che una massaia metta dentro solo un po’ di lievito in una grande massa di pasta: ‘tre misure di farina’, dice la parabola, 86 chilogrammi! Ci vuole molto lievito per tanta pasta così! E invece il lievito della parabola è poco…

In questo modo Gesù voleva insegnarci pazienza e speranza. Dobbiamo riconoscere che pazienza e speranza non sono il forte dell’uomo. Quanto faticosa è la pazienza, e quanto spesso manchiamo a questa virtù! Sopportare il male, vedere cose che non vanno bene e che potrebbero essere fatte meglio, assistere a comportamenti che fanno soffrire e di cui magari noi stessi siamo vittima… e portare pazienza, non intervenire con violenza, con rabbia, con ira e modi bruschi per rimettere le cose a posto, per rivendicare i nostri giusti diritti… è fatica! Potrebbe essere che cerchiamo di farlo con dolcezza, con mitezza, con rispetto e pazienza, senza voler sradicare a forza il male, come i servi della parabola, che avrebbero voluto sradicare, a forza, la zizzania.

Ma poi -sembra dirci Gesù- potrebbe essere che certa zizzania noi non riusciremmo mai ad estirparla, e che solo Dio, il padrone del campo, saprebbe estirpare. Ed egli lo farà. Lo farà a suo tempo; di sicuro; il padrone del campo alla fine brucerà la zizzania, ci ha detto la parabola. A noi quindi pazienza; pazienza, e insieme speranza. Speranza nell’agire di Dio.

Ed è proprio sulla speranza l’insegnamento della parabola del granello di senape e del lievito nella pasta. Anche di speranza abbiamo tanto bisogno; essa è sempre in affanno. Tante cose ci spingono a disperare, a temere sempre il peggio. Chissà perché siamo tanto portati a pensare in negativo!

Gesù, con queste due parabole, insistendo sulla sproporzione tra piccolo seme e grande arbusto, tra poco lievito e tanta pasta; e sottolineando la forza straordinaria, sia pur nascosta, di quel seme e di quel lievito, ci dice: “Abbiate fiducia. Dentro la storia umana, e dentro ciascuna situazione, c’è un qualcosa di grande, di buono, di sano e di salvifico, che io ho posto. C’è un seme, c’è un lievito che hanno una forza incredibile. Voi non li vedete, ma ci sono. Neanche il seme sotto terra, voi lo vedete, e così è del lievito nella pasta; ma ci sono, e compiono meraviglie! Cambiano, cambieranno le cose!

Un’ultima breve osservazione conclusiva. Che bello che queste tre parabole siano unite insieme tra loro; una a invitarci alla pazienza, e le altre due a darci speranza. Pazienza e speranza sono virtù che si aiutano tra loro, che si danno la mano e che si sostengono l’una con l’altra: la speranza alimenta e sostiene la pazienza; la pazienza invoca ed è aperta alla speranza,

Pazienza e speranza sono i doni che oggi chiediamo al Signore, e sono i doni che il Signore tramite la sua parola e con la sua grazia vuole darci.

don Giovanni Unterberger

 

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