7a domenica dopo Pentecoste (forma straordinaria)

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(Rm 6,19-23;  Mt 7,15-21)

Belluno, chiesa di s. Pietro, 23 luglio 2017

 

Gesù ha una preoccupazione: che i suoi discepoli non si lascino ingannare e portare fuori strada. Ci sono pericoli, falsi richiami, sirene ammaliatrici che potrebbero sedurre e far deviare dal retto cammino. “Guardatevi dai falsi profeti”, egli avverte. Gesù invita al discernimento, al saper capire, al saper valutare con prudenza le cose, e a scegliere bene.  Quanti errori e quanti pentimenti, alle volte, per non aver fatto vero discernimento, per aver scelto in modo frettoloso, superficiale, istintivo, e non aver riflettuto a sufficienza!

Ci sono ‘falsi profeti’ fuori di noi: persone, stili di vita, correnti di pensiero, proposte di benessere e di felicità che sono sbagliate e contro il vero bene dell’uomo, contro la sua realizzazione autentica; occorre guardarsene e saper capire. E ci sono ‘falsi profeti’ anche dentro di noi: pensieri, istinti, desideri, passioni, bisogni, che anziché costruirci in personalità ricche e armoniose, ci spingono all’errore e alla rovina. Occorre discernimento.

Tu, pensiero, che mi spingi ad immaginarmi grande, importante, superiore a tutti, con sempre la ragione in mano, dove mi porti? Mi prometti successo e autoaffermazione, e invece, in realtà, mi porti ad essere incapace di veri rapporti, di relazioni buone e positive. Sei un ‘falso profeta’! Tu, istinto di piacere fisico e sessuale, che mi spingi a godere in modo egoistico, dove mi porti? Mi prometti appagamento e felicità, e invece, in realtà, mi porti a cadere in uno stato di abbrutimento e di degrado. Sei un ‘falso profeta’! E tu, bisogno di possedere sempre cose nuove, di acquistare sempre qualcosa oltre a ciò che già hai, ed è superfluo, dove mi porti? Mi prometti che sarò felice, e invece, in realtà, mi rendi schiavo delle cose stesse, dipendente da loro. Sei un ‘falso profeta’! Occorre discernimento.

E quanto discernimento occorre nelle situazioni della vita, in quelle grandi e importanti, ma anche in quelle comuni e quotidiane! Dire o non dire; intervenire o attendere; correggere o pazientare; lavorare o interrompere il lavoro; soccorrere o lasciare che la persona affronti la difficoltà da sola… E quanto discernimento è necessario qualora venissimo richiesti di un parere, di un consiglio, per dire la parola giusta, per indicare la soluzione corretta!

Abbiamo bisogno della luce di Dio; abbiamo bisogno della sua sapienza, dei suggerimenti dello Spirito Santo. Il peccato originale, e i nostri peccati personali, hanno offuscato il nostro intelletto, l’hanno reso opaco e incerto di fronte alla verità; abbiamo bisogno che Dio ce la insegni e ce la renda chiara davanti.

Il libro della Sapienza riporta questa bella preghiera: “Dio dei padri e Signore di misericordia, che tutto hai creato con la tua parola, dammi la sapienza che siede in trono accanto a te, perché io sono tuo servo e figlio della tua ancella, uomo debole di vita breve, incapace di comprendere la giustizia e le leggi. Se anche uno fosse il più perfetto tra gli uomini, mancandogli la tua sapienza, sarebbe stimato un nulla. Inviala dai cieli santi, mandala dal tuo trono glorioso, perché mi assista e mi affianchi nella mia fatica e io sappia ciò che ti è gradito. Essa infatti tutto conosce e tutto comprende, e mi guiderà prudentemente nelle mie azioni” (Sap 9.1-11).

Lo stesso libro della Sapienza ci indica la via per ottenere la sapienza; dice: “Pregai e mi fu elargita la prudenza, implorai e venne in me lo spirito della sapienza” (Sap 7,7). La preghiera ci ottiene la sapienza di Dio perché ci mette in contatto con lui, perché permette a Dio di farci conoscere e comunicarci il suo pensiero, la sua verità, per un vero discernimento. Discernimento che trova grande aiuto anche nel confronto e nel colloquio con un sacerdote, padre spirituale, o con un fratello, una sorella, di fede.

Dacci, o Signore, di capire; concedici di vedere e di non sbagliarci; concedici di discernere sempre secondo te.

don Giovanni Unterberger

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