8a domenica dopo Pentecoste (forma straordinaria)

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(Rm 8,12-17;   Lc 16,1-9)

Belluno, chiesa di s. Pietro, 30 luglio 2017

La concupiscenza dei beni di questo mondo è una cosa brutta; facilmente porta all’avidità, al desiderio smodato di possedere, fino all’avarizia. Il fattore della parabola, per la sua concupiscenza e per la sua voglia di arricchire, venne a trovarsi nei guai. Perse addirittura il posto di lavoro e di sostentamento, e dovette escogitare stratagemmi per riuscire a sopravvivere.

La concupiscenza dei beni di quaggiù non porta bene. Eppure quanto è difficile per l’uomo affrancarsi da tale concupiscenza. Le cose lo chiamano, gli si presentano belle, attraenti, lo seducono, e l’uomo si lascia vincere da esse; ne diventa, invece che padrone, schiavo.

San Paolo, nell’epistola, ci ha detto una cosa grande: sono riservati a noi beni speciali. “Noi siamo figli, figli di Dio -ci ha detto- e se siamo figli, siamo pure eredi, eredi di Dio, coeredi di Cristo”. Siamo eredi di Dio! Chissà cosa vorrà dire essere eredi di Dio! Chissà cosa vorrà significare avere diritto e accesso alla sua eredità! Dio è tutto; Dio è il Signore del cielo e della terra, dei monti e del mare, dei pianeti e delle stelle, di tutto il bello e il buono che c’è nel creato. Tutto è suo, e tutto sarà nostra eredità, diventerà nostro possesso. Come? Non ci è dato di sapere, se non per mezzo di qualche scialba intuizione, ma tutto sarà nostro; è parola di Dio.

Di Dio è il paradiso, di Dio sono gli angeli. Le miriadi e miriadi di angeli sono suo dominio. Sono sue le lodi, i canti, le danze piene d’amore degli angeli, la loro liturgia davanti a lui. Sono suo dominio i santi, tutte le anime buone che lungo la storia lo hanno amato e che ora gli fanno corona con la loro riconoscenza di salvati, di redenti, di anime colmate di grazia. Tutto ciò è suo possesso, e tutto ciò sarà nostra eredità.

E non solo tutto ciò che Dio possiede sarà nostra eredità, ma lui stesso lo sarà. Sarà nostra eredità, in pienezza, la sua paternità, la sua bontà, la sua tenerezza, la sua gloria, il suo splendore, la sua bellezza, la sua potenza, la sua maestà. Sarà nostra eredità la vita trinitaria, la vita del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo; la corrente di vita, di conoscenza e d’amore che circola tra le tre divine Persone, in un vortice di felicità infinita, in un vincolo che di tre Persone fa un solo Dio, in un legame di perfetta comunione e unità. Dio stesso sarà la nostra eredità.

Come appaiono piccoli i beni terreni di quaggiù, e quasi scompaiono, di fronte all’eredità di Dio che ci attende! “Quelle cose che occhio non vide -dice san Paolo- né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, queste ha preparato Dio per quelli che lo amano” (1Cor 2,9); e san Pietro dice: “Sia benedetto Dio e Padre del Signore nostro Gesù Cristo: nella sua grande misericordia egli ci ha rigenerati per una speranza viva, per una eredità che non si corrompe, non si macchia e non marcisce. Essa è conservata nei cieli per voi, che dalla potenza di Dio siete custoditi mediante la fede per la vostra salvezza” (1Pt 1, 3-5).

Guardiamo di più all’eredità che ci attende, all’eredità che ci è preparata. Non ci attaccheremo allora in modo sbagliato alle cose di quaggiù; sapremo usare le cose come è giusto che siano usate. Le cose di quaggiù sono piccole e passeggere, l’eredità del cielo è grande ed è eterna. Vale la pena fissare lo sguardo su di essa, sguardo liberante e consolante.

 don Giovanni Unterberger

 

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