2a domenica di Quaresima (forma ordinaria)

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( Gn 22,1-2. 9a. 10-13. 15-18;   Rm 8,31b-34;   Mc 9,2-10)

Duomo di Belluno, sabato 24 febbraio 2018

 

Tu sei il più bello tra i figli dell’uomo”, dice il salmo 45 (Sal 45,3). Ai tre apostoli, Pietro, Giacomo e Giovanni sul Tabor, davanti a Gesù trasfigurato, sarà venuto in mente quel salmo e quel versetto. Quel salmo e quel versetto erano stati composti per un re di Israele il giorno delle sue nozze, il giorno in cui il re, nella prestanza della sua età giovanile, e nello splendore delle sue vesti regali e di cerimonia, appariva in una bellezza particolare. Ma Gesù, sul Tabor, col volto luminoso, e avvolto da vesti bianchissime quali nessun lavandaio della terra potrebbe rendere tali, perché bianche del biancore stesso della gloria di Dio, poteva molto più del re di Israele detto: “Tu sei il più bello tra i figli dell’uomo”!

E Gesù lo era veramente, perché rivestito della luce di Dio. Il suo corpo risplendeva della gloria celeste, trapassato dalla bellezza del Signore. Gesù era il servo fedele di Dio, il figlio obbediente al padre, colui che in tutto e sempre faceva la volontà del padre. Per questo lo splendore del padre si manifestava in lui e lo avvolgeva.

Di altro splendore egli sarebbe apparso su di un altro monte, il monte Calvario. Lì, sulla croce, coperto di piaghe, di lividi e di sangue, colpito e agonizzante, “verme e non uomo, infamia degli uomini” come lo aveva descritto profeticamente il salmo (Sal 51,7), Gesù sarebbe stato altrettanto glorioso e, in un certo senso, ancor più glorioso e luminoso che sul Tabor, perché nel momento del supremo sacrificio, della totale dedizione di sé e della piena obbedienza al padre. Questa è la vera bellezza, la vera gloria: l’obbedienza a Dio.

La prima lettura ci ha raccontato di Abramo; di Abramo pronto a sacrificare il figlio; Abramo, uomo glorioso! Di passaggio diciamo che da quel racconto non si deve uscire con l’idea di un Dio crudele che, sadico, prima promette e dona ad Abramo un figlio, e poi gli chiede di ucciderlo. Quel racconto fu scritto per dire l’esatto contrario; per contestare l’uso pagano dei cananei, in mezzo ai quali Israele viveva, che per ottenere dalle divinità grazie particolari, arrivavano a offrire in sacrificio i figli. Dio non vuole sacrifici umani! Difatti un angelo disceso dal cielo fermò la mano di Abramo che stava per colpire Isacco.

Dunque, la gloria, lo splendore, la bellezza di un uomo sta nella sua obbedienza a Dio, nel bene che egli compie, nell’osservanza della legge del Signore. Al contrario, il peccato rende opaco, brutto, deforme l’uomo. C’è una bellezza fisica e c’è una bellezza spirituale; c’è una bellezza del copro e c’è una bellezza dell’anima. Anche la bellezza del corpo è un valore, un dono che Dio sparge tra di noi; un valore che va apprezzato, curato, guardato e gestito con gioia e riconoscenza. Ma non è il valore supremo. C’è un bene che è più grande della bellezza e della prestanza fisica che, oltretutto, col tempo sfioriscono e vengono meno; è la bellezza spirituale. Abbiamo tutti nella memoria la figura di Madre Teresa, tanto piccola di statura, e dal volto così rugoso che più rugoso non sarebbe potuto essere; eppure, quale gloria, quale luminosità, quale splendore quella donna! Dal suo esile corpo traspariva Dio.

Il cristiano è chiamato a essere così: trasparenza di Dio. Il Battesimo, la Cresima, ogni Confessione, ogni Comunione devono farci sempre un po’ di più trasparenza di Dio. La lotta contro il peccato, lo sforzo di conversione e di vittoria sui nostri difetti, devono permettere che la luce di Dio traspaia sempre di più da noi. “Voi siete la luce del mondo”, ci ha detto Gesù (Mt 5,14).

Il Vangelo della Trasfigurazione non ci parli solo di Gesù, ma parli anche di noi; di noi, membra di Cristo, chiamati, quali membra di Cristo, a splendere della luce di Cristo nostro capo, a splendere della luce del Tabor. Abbiamo la Quaresima davanti a noi perché questo si realizzi e avvenga.

don Giovanni Unterberger

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