Solennità di Tutti i Santi (forma ordinaria)

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(Ap 7,2- 4. 9-14;   1Gv 3,1-3;   Mt 5,1-12a)

Duomo di Belluno, 1 novembre 2018

San Bernardo, abate di Chiaravalle, in una celebre omelia per il giorno della festa di Tutti i Santi, ebbe a dire ai suoi monaci: “Perché celebriamo questa festa? Per chi la celebriamo? Non la celebriamo, anzitutto, per i Santi, per onorare loro. I Santi non hanno bisogno delle nostre lodi e dei nostri ossequi, perché hanno Dio che li festeggia e li onora. Celebriamo, piuttosto, questa festa per noi, per sentirci spronati alla santità.

Lo scorso 19 marzo papa Francesco ci ha fatto dono di una bellissima Esortazione apostolica dal titolo “’Gaudete et exultate’; il primo capitolo è un invito alla santità. Scrive il papa: “Per un cristiano non è possibile pensare al proprio cammino sulla terra senza concepirlo come un cammino di santità”, e icita san Paolo che dice “Questa è la volontà di Dio, la vostra santificazione” (1Ts 4,3). Poco prima egli aveva indicato in modo esplicito il fine e l’obiettivo della sua Esortazione: “Quello che vorrei ricordare con questa Esortazione è la chiamata alla santità che il Signore fa a ciascuno di noi, quella chiamata che rivolge anche a te, con le parole del libro del Levitico: Siate santi, perché io, Dio, sono santo” (Lv 11,44).

La santità è per ogni uomo, per ogni donna. Il papa scrive: “Per essere santi non è necessario essere vescovi, sacerdoti, religiosi o religiose. Molte volte abbiamo la tentazione di pensare che la santità sia riservata a coloro che hanno la possibilità di mantenere le distanze dalle occupazioni ordinarie, per dedicare molto tempo alla preghiera. Non è così. Tutti siamo chiamati ad essere santi vivendo con amore le occupazioni di ogni giorno, lì dove ciascuno si trova. Sei una consacrata o un consacrato? Sii santo vivendo con gioia la tua donazione. Sei sposato? Sii santo amando e prendendoti cura di tuo marito, di tua moglie, come Cristo ha fatto con la Chiesa. Sei un lavoratore? Sii santo compiendo con onestà e competenza il tuo lavoro al servizio dei fratelli. Sei genitore o nonno o nonna? Sii santo insegnando con pazienza ai bambini a seguire Gesù. Hai autorità? Sii santo lottando a favore del bene comune e rinunciando ai tuoi interessi personali”.

La santità -dice ancora il papa- si conquista a piccoli passi, con piccoli gesti: “Per esempio, una signora va al mercato a fare la spesa, incontra una vicina e inizia a parlare, e vengono le critiche. Ma questa donna dice dentro di sé: No, non parlerò male di nessuno. Questo è un passo avanti verso la santità. Poi, a casa, suo figlio le chiede di parlare delle sue fantasie e, anche se è stanca, si siede accanto a lui con pazienza e affetto. Ecco un’altra offerta che santifica. Poi sperimenta un momento di angoscia, ma ricorda l’amore della vergine Maria, prende il rosario e prega con fede. Questa è un’altra via di santità. Poi esce per strada, incontra un povero e si ferma a conversare con lui con affetto. Anche questo è un passo avanti.

 Santità è vivere in unione con Cristo; la misura della santità è data dalla statura che Cristo raggiunge in noi, da quanto, con la forza dello Spirito Santo, modelliamo la nostra vita sulla sua”.

La santità rende bella nostra umanità; ci rende persone ben costruite, amabili, con cui si sta bene insieme. Sull’esempio di Gesù, a cui le folle accorrevano non perché avessero riconosciuto in lui la divinità, ma perché attratte dalla sua bella umanità. In tal modo si diventa ‘missionari’, dice il papa, perché “il cristiano, nella misura in cui si santifica, diventa fecondo per il mondo”.

E dove trovare gli aiuti per la santità? “Nella Chiesa -dice il papa- troverai tutto ciò di cui hai bisogno per crescere verso la santità. Il Signore l’ha colmata di doni con la Parola, i Sacramenti, i santuari, la vita delle comunità, la testimonianza dei santi”.

Siamo chiamati alla santità, e la festa odierna ce lo ricorda. Presentandoci i Santi la Chiesa vuole risvegliare in noi il desiderio del cielo, e spingerci a dire con sant’Agostino: “Si isti et istae, cur non et ego?”; se questi e queste si sono fatti santi, perché non potrei farmi santo anch’io”.

 don Giovanni Unterberger

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