4^ domenica dopo Pasqua

Paul Gauguin – Sentiero boscoso – 1873

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(Giac 1,17-21; Gv 16,5,14)

domenica 15 maggio 2022, risalente al 28 aprile 2013

Gli esegeti più accurati, gli esegeti di professione, nell’analizzare i testi biblici stanno molto attenti e prestano grande interesse anche al lessico, alle parole, ai termini con cui il testo sacro si esprime; e, ad esempio, dicono: in questo brano c’è una parola, ci sono due parole, c’è un verbo, ci sono dei verbi che ricorrono tante volte, e che quindi sono importanti nel brano stesso e indicano il tema, l’argomento principale del brano.

Noi non pretendiamo in questo momento di fare grandi analisi filologiche e lessicali, però non possiamo non notare che nel brano di Vangelo che abbiamo ora ascoltato, per ben cinque volte ricorre il verbo “andare”, per tre volte ricorre il verbo “venire”, e una volta il verbo “guidare”; tutti verbi che indicano “strada”, “via”, “cammino”, “percorso”.

Gesù dice: “Ora vado da colui che mi ha mandato, e nessuno di voi mi domanda: dove vai? (…) È bene per voi che io me ne vada; se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore, ma quando me ne sarò andato, ve lo manderò (…) e il Consolatore, quando sarà venuto, vi guiderà alla verità tutta intera”.

“Andare, venire, guidare”: verbi di strada, di via, di cammino. C’è dunque una strada, una via, un cammino.

La strada e il cammino di cui parla il Vangelo è la strada e il cammino di Gesù. Si tratta della strada che avrebbe condotto Gesù al Padre attraverso la sua morte e la sua risurrezione, e si tratta della strada attraverso la quale sarebbe poi venuto a noi il Consolatore, lo Spirito Santo, col compito di guidarci alla verità tutta intera, che è Gesù stesso.

Gesù ha davanti a sé una strada, la sua strada, e la sta per percorrere.

Ogni uomo ha la propria strada davanti a sé; e la strada di ciascun uomo, per un certo verso, è diversa e differente dalla strada di ogni altro uomo: ciascuno ha la propria strada, unica e irripetibile; e, d’altro canto, tutti abbiamo la stessa e medesima strada: quella di arrivare al Padre, quella di arrivare a Dio. Come Gesù. Anche Gesù aveva come meta della sua strada arrivare al Padre; arrivare al Padre è la meta e la strada di ogni uomo.

Noi abbiamo una grande fortuna, una grande grazia, la grazia di avere, come strada, Gesù stesso, la sua persona. “Io sono la via, la verità e la vita”, dice Gesù. “Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me” (Gv 14,6). Gesù è la nostra via, la strada che conduce al Padre. È una strada sicura, Gesù; è una strada in salita, Gesù; è una strada viva, che ci porta avanti lei, Gesù; è la strada che porta alla felicità, Gesù.

Gesù è una strada sicura. Sicura perché Gesù è il Figlio stesso del Padre; egli conosce perfettamente il Padre, e sa quindi dove arrivare; Gesù conosce la meta e non può sbagliarsi nel raggiungerla. Chi si mette sulla strada che è Gesù arriva di sicuro al Padre. Arriva di sicuro là dove sente il bisogno ed ha bisogno di arrivare.

Gesù è una strada in salita. In salita, perché Gesù è il santo, e chiama alla santità. Gesù chiama alla perfezione della vita cristiana e alla piena comunione con il Padre; e per noi, ancora tanto peccatori e invischiati nel male e nei nostri difetti, la strada che è Gesù è una strada che sale tanto ripida, una strada che ci fa venire il fiatone, e lungo la quale ci viene da fermarci perché non ce la facciamo ad avanzare. Essa domanda mortificazione e vittoria su di noi.

Ma Gesù è una strada che ci porta in su lei. Santa Teresa del Bambino Gesù, nella sua Autobiografia, chiama Gesù “l’ascensore divino”. Dice: “io, Gesù, non sono capace di salire fino al Cielo, fino a Dio, ma tu mi prendi tra le tue braccia e mi porti su tu, fino a Dio. Tu sei il mio ascensore divino”. Gesù è il nostro ascensore divino, è una strada viva che continuamente sale verso il Padre, e porta al Padre tutti coloro che si mettono su di essa. A chi si stabilisce in Gesù egli partecipa se stesso, le sue virtù, la sua santità, la sua comunione con il Padre; aiuta a vincere le passioni e il male che ancora è presente in noi.

E in tal modo Gesù è la strada che porta alla felicità. Ci porta alla felicità proprio perché ci libera dal male che è in noi. È il male che è in noi che ci rende infelici, che ci è causa di sofferenza e di dolore, di non comunione e di tristezza; siamo tristi perché non siamo ancora santi.

Non c’è che una tristezza – dice Léon Bloy – quella di non essere santi”. Ecco la tristezza vera, l’unica vera tristezza che dovremmo avere: la tristezza di non essere ancora santi; la tristezza di non essere ancora come Dio ci desidera, uomini, donne, persone ben riuscite. E Gesù, nostra strada, vuole liberarci da questa tristezza.

Ecco dunque: abbiamo la strada davanti a noi, è Gesù stesso, la sua persona. Abbracciamo questa strada! Ascoltiamo sant’Agostino  che dice: “O uomo, alzati. Non ti viene detto: devi affaticarti a cercare la via per arrivare al Padre; non ti viene detto questo. Pigro, alzati! La via stessa è venuta a te e ti ha svegliato dal sonno, se pure ti ha svegliato. Alzati e cammina”.

Gesù è venuto e ci sta davanti, mettiamoci in lui.

Don Giovanni Unterberger

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