Buon Santo Natale!

Con il dipinto e la preghiera di Maria Teresa, una nostra cara lettrice di 89 anni, Demamah augura a tutti voi un Felice e Santo Natale!

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Anima, Quaderno n°47, è on line!

Benedic, Domine, anima mea (Sal 102, 1)
Clicca QUI per leggere o scaricare il Quaderno di Demamah
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Hymnalia: un Quaderno speciale!

Hymnalia è un Quaderno speciale perchè esce in occasione del decennale di Demamah!

E per ringraziare Demamah canta! In allegato al Quaderno c’è un CD con nove inni di canto gregoriano.

Clicca QUI per leggerlo o scaricarlo. Se invece vuoi riceverlo in formato cartaceo con CD scrivi a info@demamah.it

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19 settembre 2009 – 19 settembre 2019

Dieci anni insieme!

Il 19 settembre 2019 Demamah compie i suoi primi dieci anni di vita!

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Fiducia!!

Questa è la fiducia che abbiamo in lui… (Gv 5,14)

Clicca QUI per leggere o scaricare il Quaderno di Demamah n° 45

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Sabato 27 Luglio Concerto-meditazione Gratia Plena

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Quaderno n°44: Giovinezza

Egli è la nostra speranza e la più bella giovinezza. (Papa Francesco – Christus vivit)

Clicca QUI per leggere o scaricare Giovinezza

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Perseveranza

“Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me! Gesù, figlio di
Davide, abbi pietà di me!”. Era il grido, a Gerico, di un
cieco, che aveva sentito che stava passando Gesù. La
gente lo sgridava e cercava di farlo tacere, ma lui continuava a gridare,
e gridava sempre più forte, chiedendo aiuto e guarigione; finché
Gesù lo avvicinò, lo ascoltò e lo guarì (cfr Lc 18,35-43). Esempio di
perseveranza. Ho visto una volta un bambino davanti a un negozio
di giocattoli che chiedeva alla mamma che gli comprasse un
pupazzo, un bel ‘Pinocchio’; la mamma a spiegargli che di pupazzi
e di giocattoli ne aveva già molti a casa, ma quel bambino insisteva,
insisteva…; ad un certo punto si mise a battere i piedi per terra e a
piangere, finché la mamma glielo comperò. Non saprei dire se la
mamma abbia fatto bene a cedere, certo fu grande la perseveranza
del bambino nel chiedere!
Un proverbio afferma: ‘Chi ben comincia è a metà dell’opera’.
Esso dice il vero, perché le disposizioni di mente e di volontà con cui
s’intraprende un’azione sono molto importanti per la riuscita dell’azione
stessa; ma dice il vero anche in un altro senso: afferma, cioè, che chi
ben comincia è solo ‘a metà’ dell’opera; l’opera necessita di essere
continuata e portata a termine, e a portarla a termine è la perseveranza.

La perseveranza è una virtù che l’uomo sente fatta proprio per
lui, a misura del suo cuore; ne avverte il valore assoluto, perché
l’uomo è fatto per ‘il tutto’, non si sente fatto per le cose a metà, per
ciò che non è pieno, perfetto e ‘compiuto’. Ogni imperfezione lo
lascia insoddisfatto, e Gesù che ben conosceva il cuore dell’uomo,
non esitò a proporgli la perfezione somma: “Siate voi perfetti
com’è perfetto il Padre vostro celeste” (Mt 5,48).
Ricordo che nelle mie letture delle vite dei Santi m’impressionò
moltissimo la figura di sant’Elisabetta del Portogallo, vissuta tra il
1271 e il 1336. Era nata in Spagna da Pietro III d’Aragona, e a soli
12 anni fu data in sposa a Dionisio il Liberale, re del Portogallo.
Dopo alcuni anni di convivenza felice col marito, da cui ebbe
due figli, il suo matrimonio divenne particolarmente doloroso:
Dionisio s’invaghì, una dopo l’altra, di varie dame di corte, non
preoccupandosi affatto di tenere nascosta la cosa; da esse ebbe vari
figli che tenne a vivere nella reggia; sant’Elisabetta, pur così ferita
nel cuore, si diede ad allevarli e a educarli alla pari dei suoi figli
propri, perseverando nella piena fedeltà al marito. E rimase a lui
fedele anche quando, a causa di calunnie e menzognere insinuazioni,
fu dal re allontanata da corte e rinchiusa a lungo, prigioniera,
in una fortezza. Riconosciuta innocente, riprese a vivere con il
suo sposo, mostrandogli affetto e prendendosi amorevolmente
cura di lui nella dolorosa malattia che lo condusse alla morte.
Donna perseverante! Chissà quanto sarà stata felice alla fine della
sua vita, e in pace con la propria coscienza, sant’Elisabetta, per
la sua perseveranza nel ‘sì’ sponsale pronunciato il giorno del
matrimonio davanti all’altare! “Sta fermo al tuo impegno -esorta
il libro del Siracide- e fanne la tua vita, invecchia compiendo il tuo
lavoro” (Sir 11,20).
L’uomo avverte il valore del ‘tutto’ e del ‘per sempre’, a cui
la perseveranza porta e conduce, ma avverte insieme, in maniera
forte, sofferta e dolorosa, la propria debolezza e instabilità. Quanti
propositi, fatti con sincerità, non mantenuti! Quanti impegni
intrapresi con matura riflessione, non portati a compimento!
Quante promesse importanti, col tempo disattese! E il cuore
soffre… L’uomo non è stabilità, fermezza, perseveranza.
Ma può perseverare! Può riuscire a portare a compimento quanto
ha iniziato! Non da solo, ma con la ‘Roccia’. Numerose volte nella
Bibbia Dio è chiamato ‘roccia’, ‘rupe’, dando certezza di stabilità:
“Tu, Signore, sei la mia roccia e il mio baluardo” (Sal 31,4); “Tu,
Dio, sei la roccia della mia salvezza” (Sal 89,27); “La roccia del mio
cuore è Dio” (Sal 73,26); “Il mio Dio è la mia rupe in cui mi rifugio”
(2Sam 22,3); “Sii per me, Signore, la rupe che mi accoglie” (Sal 31,3).
L’apostolo Pietro era ‘una frana’, grande entusiasta ma instabile
fino a rinnegare tre volte Gesù la notte della passione, ma il
Signore lo fece la ‘roccia’ della sua costruzione: “Tu sei Pietro,
e su questa pietra edificherò la mia Chiesa, e le porte degli inferi
non prevarranno contro di essa” (Mt 16,18). Il Signore doni anche a
noi la sua stabilità!

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Perseveranza e le sorelle maggiori

La Perseveranza se ne andava tutta fiera di sé, guardandosi
intorno e aspettandosi lodi e riconoscimenti da tutte
le parti. Per la verità, non sarebbero stati ingiustificati
e fuori posto, perché -in effetti- la perseveranza è una grande
cosa; riuscire a perseverare a lungo, e fino alla fine, nella strada
intrapresa, nell’impegno assunto, specialmente se importante e
gravoso, non è cosa da poco. La Perseveranza si beava di sé…
Ma aveva dimenticato le sue quattro sorelle. Queste le volevano
bene, tanto bene, al punto che si erano messe al suo servizio
benché fossero più anziane di lei; ad esse non interessava la
propria affermazione, ma unico loro scopo era che la loro sorella
Perseveranza potesse perfettamente riuscire.
Le quattro sorelle si chiavano Pazienza, Fede, Speranza,
Umiltà: erano nate prima della loro sorella, perché senza di esse
Perseveranza non sarebbe potuta venire al mondo. Segno di
vero amore è il coraggio di correggere, se necessario, la persona
a cui si vuole bene; non è, infatti, vero amore il dare sempre e
comunque ragione, il passar sopra ad ogni sbaglio e difetto del
fratello, della sorella, senza farglielo, sia pur con carità, notare,
per cui possa correggersi e migliorare. E quest’amore coraggioso
le quattro sorelle lo possedevano alla grande. Pensarono pertanto
di intervenire l’una dopo l’altra.
Cominciò Pazienza. “Ti ricordi, Perseveranza, le difficoltà
che hai incontrato fin qui? Le fatiche, gli imprevisti, gli ostacoli
improvvisi, i torti che hai subito, le incomprensioni e le
maldicenze a tuo riguardo, gli inciampi, i dolori? Più volte ti ho
vista scoraggiata e avvilita, a un passo dal lasciare tutto dandoti
per vinta. Era troppo pesante il fardello! In quei momenti io mi
avvicinai a te, ti diedi una mano e ti sostenni; ti dissi: pazienza,
porta pazienza; sii forte, sopporta anche questa croce; vedrai che
ce la faremo. E tu mi hai ascoltata; insieme con me hai resistito!” –
“E’ vero, sorella Pazienza -disse commossa Perseveranza-, ti devo
molto, forse tutto. Grazie!”
Si fece avanti Fede. “Carissima sorella, sono molto contenta
di te, della tua bella riuscita. Però rifletti: non saresti giunta
fino a dove sei giunta, se io non ti avessi aiutata. Tenevi troppo
lo sguardo rivolto alla terra, catturata e prigioniera di quanto ti
succedeva, come se quello fosse l’ultimo orizzonte di tutto. Ed
eri smarrita, vedevi solo buio. Io riuscii a farti balenare un po’ di
luce, a sussurrarti che nel tuo cammino, pur duro, c’era un senso,
un significato; c’era! Anche se tu al momento non lo vedevi. ‘C’è
il Cielo, e una Provvidenza, sopra di noi’, ti dicevo. Ricordi? Ti
portai l’esempio di una tovaglia: una tovaglia se la si guarda al
rovescio, appare un groviglio disordinato e incomprensibile di fili
e di nodi, ma se la si rivolta e la si guarda al dritto, lascia vedere
il disegno. E tu mi hai ascoltata, mi hai seguita, hai guardato alla
luce che ti indicavo…” – “E’ vero, sorella Fede -disse commossa
Perseveranza-, ti devo molto, forse tutto. Grazie!”
Incoraggiata dall’apertura di cuore di Perseveranza, cominciò a
parlare Speranza. “Ti ho tanto sostenuta nel tuo cammino, sorella
carissima. Sapevo bene che il più terribile nemico dell’anima è lo
scoraggiamento, e che un’anima scoraggiata è come paralizzata,
incapace di muovere neppure più un passo. Per questo ti aiutai
tanto a sperare, a pensare che la sofferenza e la difficoltà non
durano sempre; che le cose, le situazioni possono cambiare, e i
cuori più induriti convertirsi. Ti parlai di Dio che conosce tutto e a
cui nulla è nascosto, che è accanto a ciascuno dei suoi figli e non
lascia solo nessuno; gli dà forza e coraggio. Tu permettesti alle
mie parole di scendere nel tuo cuore, le sentisti come un unguento
che medicava le tue ferite e un balsamo che ti portava refrigerio;
risvegliarono in te energie nuove, e hai sperato! Ciò ti ha salvata.”
– “E’ vero, sorella Speranza -disse commossa Perseveranza-, ti
devo molto, forse tutto. Grazie!”
E per ultima prese la parola Umiltà. Con grande affetto
cominciò: “Sorella carissima, io ti devo dare atto di una grande
cosa che hai fatto: sei stata umile! Se non fossi stata umile, ti saresti
persa, perché l’orgoglio acceca e porta a perdizione. Solo l’umile
riesce. Ti invitai a non voler fare tutto da te, a non presumere di
riuscire da sola a far fronte alle asperità del tuo cammino, e tu mi
hai ascoltata: hai chiesto aiuto a persone prudenti e di sentimenti
cristiani; ti sei rivolta a Dio e hai tanto pregato, lo hai, per così dire,
assediato con le tue preghiere, e lui ti ha reso possibile ciò che alle
tue forze non sarebbe stato possibile. Il Signore, che sostiene i
deboli, ti ha fatto perseverare!”– “E’ vero, sorella Speranza -disse
commossa Perseveranza-, ti devo molto, forse tutto. Grazie!”
“Ma ditemi, sorelle, di dove siete? Da dove venite? Ora
comprendo che nessun merito io ho se fino ad ora ho perseverato,
e che il mio vero nome non è Perseveranza, ma è il distillato di voi,
stupendo mix di Pazienza, Fede, Speranza e Umiltà…!” – “Noi
veniamo dal Cielo, sorella carissima, da Dio, che ti ama, e che
attraverso di noi ti ha sostenuta e sempre guardata, fino a che tu
potessi, finalmente, chiamarti Perseveranza!”

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Ritiro estivo 2019 – 24-27 Luglio a Santa Giustina

Qualche novità sul nostro ritiro estivo. Quest’anno si svolgerà nella nostra sede e nei giorni che vanno dal 24 al 27 Luglio.

Chi fosse interessato a parteciparvi in tutto o in parte scriva a info@demamah.it o chiami il 339 2981446 per avere maggiori informazioni e il programma dettagliato non appena sarà pronto.

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