{"id":1867,"date":"2014-11-19T12:13:38","date_gmt":"2014-11-19T10:13:38","guid":{"rendered":"http:\/\/demamah.it\/?p=1867"},"modified":"2014-11-19T12:13:38","modified_gmt":"2014-11-19T10:13:38","slug":"24-domenica-dopo-pentecoste","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/demamah.it\/?p=1867","title":{"rendered":"24\u00b0 Domenica dopo Pentecoste"},"content":{"rendered":"<p align=\"center\">(Col 1,9-14;\u00a0\u00a0 Mt 24,15-35)<\/p>\n<p align=\"right\">23 novembre 2014<\/p>\n<p>Con i tratti tipici del linguaggio giudaico apocalittico, il Vangelo ci ha parlato della fine del mondo e della fine della storia. Sconvolgimenti in cielo: sole che si oscura, stelle che cadono; sconvolgimenti sulla terra: grande tribolazione, profanazione del tempio, falsi profeti che distolgono dal bene e dal vero; angeli che suonano la tromba e svegliano i morti radunandoli attorno a Cristo; Cristo che appare sulle nubi del cielo col suo segno vittorioso, la croce.<\/p>\n<p>Sono immagini mutuate dalla letteratura giudaica per indicare una verit\u00e0 certa: questo ordine di cose in cui noi ora viviamo e siamo immersi finir\u00e0, non \u00e8 eterno. Una nuova realt\u00e0 inizier\u00e0 e sorger\u00e0; nuova realt\u00e0 che il libro dell\u2019Apocalisse descrive cos\u00ec: <i>\u201cVidi poi un nuovo cielo e una nuova terra, perch\u00e9 il cielo e la terra di prima erano scomparsi e il mare non c\u2019era pi\u00f9. E Colui che sedeva sul trono disse: Ecco, io faccio nuove tutte le cose\u201d <\/i>(Apoc 21,1. 5).<\/p>\n<p>Con quale sguardo dobbiamo guardare allora a questo mondo? Il mondo \u00e8 una realt\u00e0 meravigliosa; il creato \u00e8 opera stupenda! Quante volte siamo rimasti incantati di fronte a spettacoli della natura che ci hanno portati tutto d\u2019un tratto nel regno della contemplazione! Eppure questo mondo non \u00e8 definitivo, non \u00e8 la casa ultima per cui siamo fatti. Dice la lettera agli Ebrei:<i> \u201cNon abbiamo qui una citt\u00e0 stabile, ma siamo diretti ad una citt\u00e0 futura\u201d <\/i>(Ebr 13,14). Parole a cui fa eco san Paolo che dice: <i>\u201cLa nostra patria \u00e8 nei cieli e di l\u00e0 aspettiamo come salvatore il Signore Ges\u00f9 Cristo\u201d <\/i>(Fil 3,20). Aspettiamo il Signore Ges\u00f9 Cristo\u2026..<\/p>\n<p>Davvero lo aspettiamo? lo aspettiamo con gioia? o quasi quasi faremmo a meno di quell\u2019incontro? Temiamo quell\u2019incontro? abbiamo paura di incontrare il Signore? Perch\u00e9 ne abbiamo paura? Forse perch\u00e9 vogliamo poco bene a Ges\u00f9? Sant\u2019Agostino in un suo sermone si rivolse cos\u00ec ai suoi cristiani: <i>\u201cChe sorta di amore per Cristo sarebbe il temere che egli venga? Fratelli, non ci vergogniamo? Lo amiamo e temiamo che egli venga! Ma lo amiamo davvero o amiamo di pi\u00f9 i nostri peccati? Ci si impone perentoriamente la scelta. Se vogliamo davvero amare colui che deve venire per punire i peccati, dobbiamo odiare cordialmente tutto il mondo del peccato\u201d <\/i>(S. Agostino, Commento ai salmi).<\/p>\n<p>E\u2019 quanto ci invita a fare san Paolo con altre parole. Nell\u2019epistola abbiamo sentito l\u2019apostolo dire:<i> \u201cNon cesso di pregare<br \/>\nper voi perch\u00e9 vi comportiate in maniera degna del Signore, per piacergli in tutto, portando frutto in ogni opera buona\u201d<\/i>. Ecco ci\u00f2 che dobbiamo fare: comportarci in maniera degna del Signore, cercando di piacergli in tutto.<\/p>\n<p>Questa \u00e8 l\u2019essenza della vita cristiana; questa \u00e8 l\u2019essenza del rapporto con Dio: piacergli in tutto. Non \u00e8 questa, del resto, anche la sostanza dei rapporti tra di noi? Non sta tutto nel cercare di farci reciprocamente ci\u00f2 che ci \u00e8 vicendevolmente gradito? nel bene, evidentemente.<\/p>\n<p>Piacere al Signore \u00e8 la disposizione che ci permetter\u00e0 di non avere paura un giorno, nell\u2019ultimo giorno, di incontrare il Signore. Egli ci accoglier\u00e0, ci aprir\u00e0 le braccia, ci dir\u00e0: \u201cVieni, amico; vieni, figlio, figlia; <i>\u201cti ho amato di amore eterno\u201d <\/i>(Ger 31,3); <i>\u201cti ho portato come un uomo porta il proprio figlio, per tutto il cammino che hai fatto\u201d <\/i>(Dt 1,31); <i>\u201ctu mi sei prezioso\u201d<\/i> (Is 43,4); per te <i>\u201cda ricco che ero mi sono fatto povero, e ti ho arricchito di me stesso\u201d<\/i> (2Cor 8,9); per te mi sono incarnato e ho dato la vita sulla croce; entra nella gloria del tuo Signore!\u201d<\/p>\n<p>S\u00ec, vogliamo in ogni cosa e in ogni istante di vita piacere al Signore; allora lo sconvolgimento del mondo e la fine della storia non ci turberanno, non ci faranno paura. Con san Paolo esclamiamo: <i>\u201cSiamo sempre pieni di fiducia e sapendo che finch\u00e8 abitiamo nel corpo siamo in esilio lontano dal Signore, camminiamo nella fede e non ancora in visione. Siamo pieni di fiducia e preferiamo andare in esilio dal corpo ed abitare presso il Signore. Perci\u00f2 ci sforziamo sia dimorando nel corpo sia esulando da esso, di essere a lui graditi\u201d<\/i> (2Cor 5,6-9).<\/p>\n<p>Cercheremo, in quest\u2019ultima settimana dell\u2019anno liturgico, di piacere a Dio.<\/p>\n<p align=\"right\"><i>don Giovanni Unterberger<\/i><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Col 1,9-14;\u00a0\u00a0 Mt 24,15-35) 23 novembre 2014 Con i tratti tipici del linguaggio giudaico apocalittico, il Vangelo ci ha parlato della fine del mondo e della fine della storia. 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