{"id":3619,"date":"2017-05-03T01:17:12","date_gmt":"2017-05-02T23:17:12","guid":{"rendered":"http:\/\/demamah.it\/?p=3619"},"modified":"2017-05-03T01:17:12","modified_gmt":"2017-05-02T23:17:12","slug":"3a-domenica-dopo-pasqua-forma-straordinaria","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/demamah.it\/?p=3619","title":{"rendered":"3a Domenica dopo Pasqua (forma straordinaria)"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/demamah.it\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/DMMH_omelia_170507_S_3domPasqua.pdf\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-3614\" src=\"http:\/\/demamah.it\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/Immagine_Omelia_O_170507-300x152.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"152\" srcset=\"http:\/\/demamah.it\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/Immagine_Omelia_O_170507-300x152.jpg 300w, http:\/\/demamah.it\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/Immagine_Omelia_O_170507-768x388.jpg 768w, http:\/\/demamah.it\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/Immagine_Omelia_O_170507.jpg 1000w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">clicca <a href=\"http:\/\/demamah.it\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/DMMH_omelia_170507_S_3domPasqua.pdf\">QUI<\/a> per scaricare l&#8217;omelia<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">(1 Pt 2,11-19;\u00a0\u00a0 Gv 16,16-22)<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">Belluno, chiesa di s. Stefano, 7 maggio 2017<\/p>\n<p>Sofferenza e gioia: due realt\u00e0 opposte, tra loro contrarie, eppure tanto spesso mescolate l\u2019una con l\u2019altra. Alla domanda: \u2018Nella vita ci sono pi\u00f9 sofferenze o pi\u00f9 gioie? Pi\u00f9 momenti di fatica e di dolore, o pi\u00f9 momenti di serenit\u00e0 e di allegrezza?\u2019, ci viene forse da rispondere: \u2018Pi\u00f9 momenti di fatica\u2019. E in realt\u00e0 i momenti di fatica, di sofferenza e di preoccupazione sono molti. Specialmente se guardiamo a certe vite segnate da grandi e persistenti dolori.<\/p>\n<p>Ges\u00f9 era a cena con i suoi apostoli. Il cenare con Ges\u00f9 non poteva essere se non un momento di gioia; ma Ges\u00f9 stava facendo capire ai suoi apostoli che quella era l\u2019ultima cena consumata da lui con loro sulla terra, poi se ne sarebbe andato:<em> \u201cAncora un poco e non mi vedrete\u201d<\/em>. Gli apostoli sarebbero rimasti senza Ges\u00f9, nel dolore; nel dolore della separazione da un grande amico che aveva loro scaldato il cuore e dato speranza alla loro vita.<\/p>\n<p>Ma Ges\u00f9 aggiunse subito: <em>\u201cUn po\u2019 ancora, e di nuovo mi vedrete\u201d<\/em>, come a dire: \u201cL\u2019ultima parola non sar\u00e0 la sofferenza, il dolore, ma sar\u00e0 la gioia, il gaudio\u201d. E Ges\u00f9 port\u00f2 un esempio bello, tenero, tanto espressivo, l\u2019esempio della donna che partorisce: <em>\u201cLa donna, quando partorisce, \u00e8 afflitta, perch\u00e9 \u00e8 giunta la sua ora; ma quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda pi\u00f9 dell\u2019afflizione per la gioia che \u00e8 venuto al mondo un uomo\u201d<\/em>.<\/p>\n<p>L\u2019esempio un po\u2019 ci stupisce; ci stupisce che Ges\u00f9 abbia portato questo esempio, prettamente femminile, a un gruppo di soli maschi, gli apostoli. Ma l\u2019esempio \u00e8 bellissimo e, oltretutto, \u00e8 portatore di un particolare messaggio che Ges\u00f9 voleva dare. Il dolore della donna nel parto \u00e8 vicino, nel tempo, cronologicamente, alla gioia dello stringere tra le braccia la propria creatura appena partorita; dolore e gioia tra loro vicini. Cos\u00ec il dolore degli apostoli di perdere Ges\u00f9 sarebbe stato seguito a breve dalla gioia del vederlo risorto, del vederlo vivo, ancora con loro: solo tre giorni. Cos\u00ec \u00e8 il dolore dell\u2019uomo: non \u00e8 l\u2019ultima parola sulla sua vita, e non \u00e8 neppure realt\u00e0 eterna, che durer\u00e0 per sempre. Per sempre durer\u00e0 la gioia che Dio vuole dare.<\/p>\n<p>Dolore e gioia: realt\u00e0 vicine tra loro, separate da un confine sottile. Abbiamo sperimentato anche noi, alle volte, che da momenti e stati d\u2019animo di sofferenza siamo passati, quasi all\u2019improvviso, o in breve tempo, a stati d\u2019animo di sollievo e di pace, pur senza che attorno a noi le circostanze esterne fossero cambiate. E ci\u00f2 fu per un nostro atto di fede, per un credere alla presenza di Ges\u00f9; per il credere che Ges\u00f9 ci era vicino, accanto. Il Signore creduto presente ci ha fatti passare dalla tristezza alla serenit\u00e0, dalla paura alla fiducia, dallo sconforto al conforto. Ges\u00f9 fu capace di farci fare questo passaggio. Egli, il presente.<\/p>\n<p><em>\u201cVi vedr\u00f2 di nuovo <\/em>-egli ha detto-<em> e il vostro cuore si rallegrer\u00e0, e nessuno vi potr\u00e0 togliere la vostra gioia. Ancora un po\u2019 e mi vedrete\u201d<\/em>. Ges\u00f9, risorto, si fa vedere ancora; la fede lo vede!\u00a0 il cuore che ama lo vede! E\u2019 breve il tempo tra il dolore della donna che partorisce e la gioia d\u2019avere il suo bambino tra le braccia; pu\u00f2 essere breve anche il nostro tempo tra il dolore e la gioia, tra la tristezza e la serenit\u00e0; lo sar\u00e0 nella misura in cui sapremo ricorrere subito alla presenza del Signore; subito a lui accanto a noi; subito a lui che ci soccorre, che ci ama e che ci dice: \u201cIo sono con te\u201d. E\u2019 problema di fede; \u00e8 problema di saper credere; di volere, con forza, \u2018vedere\u2019 l\u2019invisibile.<\/p>\n<p>Allora diciamo: \u2018Signore, aumenta la mia fede! Signore, fa\u2019 che io veda!\u201d<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><em>don Giovanni Unterberger<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>clicca QUI per scaricare l&#8217;omelia (1 Pt 2,11-19;\u00a0\u00a0 Gv 16,16-22) Belluno, chiesa di s. 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