{"id":3759,"date":"2017-08-09T08:36:31","date_gmt":"2017-08-09T06:36:31","guid":{"rendered":"http:\/\/demamah.it\/?p=3759"},"modified":"2017-08-09T08:36:31","modified_gmt":"2017-08-09T06:36:31","slug":"10a-domenica-dopo-pentecoste-forma-straordinaria-2","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/demamah.it\/?p=3759","title":{"rendered":"10a domenica dopo Pentecoste (forma straordinaria)"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/demamah.it\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/DMMH_omelia_10domDopoPentecoste_S_170813.pdf\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-3754\" src=\"http:\/\/demamah.it\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/Immagine_Omelia_S_170813-300x152.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"152\" srcset=\"http:\/\/demamah.it\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/Immagine_Omelia_S_170813-300x152.jpg 300w, http:\/\/demamah.it\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/Immagine_Omelia_S_170813-768x388.jpg 768w, http:\/\/demamah.it\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/Immagine_Omelia_S_170813.jpg 1000w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">clicca <a href=\"http:\/\/demamah.it\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/DMMH_omelia_10domDopoPentecoste_S_170813.pdf\">QUI<\/a> per scaricare l&#8217;omelia<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">(1 Cor 12,2-11;\u00a0\u00a0 Lc 18, 9-14)<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">Belluno, chiesa di s. Pietro, 13 agosto 2017<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Due persone al tempio: una, il fariseo, davanti all\u2019altare, l\u2019altra, il pubblicano, in fondo al tempio. L\u2019una ritta in piedi, sicura di s\u00e9, con lo sguardo alto e altezzoso, l\u2019altra ripiegata su se stessa, con lo sguardo a terra. E due preghiere diverse: quella del fariseo, una preghiera di autocompiacimento e di autoglorificazione: <em>\u201cIo non sono ladro, ingiusto, adultero, io digiuno e pago le decime\u201d<\/em>; la preghiera del pubblicano, invece, una preghiera di umilt\u00e0: <em>\u201cO Dio, sii clemente con me peccatore\u201d<\/em>. Dice papa Francesco: \u201cQuel fariseo prega Dio, ma in verit\u00e0 guarda a se stesso, prega se stesso invece che avere davanti agli occhi il Signore; si sta guardando allo specchio\u201d. Il pubblicano invece fa vera preghiera.<\/p>\n<p>Un padre certosino, in un saggio sulla preghiera, scrive: \u201cLa preghiera del pubblicano \u00e8 l\u2019unica preghiera normale per noi. Mai possiamo presentarci davanti a Dio senza portare nel nostro cuore degli ingombri: difetti, peccati, tracce lasciate dal peccato, ostacoli involontari, ma molto reali, a compiere l\u2019opera di Dio nelle nostre vite\u201d. In effetti, la nostra preghiera non pu\u00f2 essere che quella del pubblicano: \u201cO Dio, sii clemente con me peccatore\u201d, nella fiducia che Dio l\u2019accolga.<\/p>\n<p>Continua il padre certosino nel suo scritto: \u201cHo l\u2019impressione di non essere per Dio un partner molto attraente. Ma \u00e8 questa la risposta che egli attende da me? Dio ha inviato suo Figlio per incontrarmi, me, come sono.\u00a0 Il progetto di Dio \u00e8 forse quello di entrare in comunione con degli esseri senza macchia, senza difetti e senza debolezze, oppure il Vangelo ci dice proprio il contrario, che il Padre ha inviato il Figlio per prenderci sulle sue spalle, perduti e feriti come siamo, e ricondurci all\u2019ovile, dove vi \u00e8 una gioia immensa nel vedere i peccatori accogliere Ges\u00f9 nel loro cuore? Il tre volte santo non pone come condizione al nostro incontro che io sia perfetto, che io abbia ad offrirgli nel mio passato opere di valore, n\u00e9 che io sia capace nel futuro di rendergli dei servizi. Tutto questo non lo interessa. Non pone alcuna condizione. L\u2019unico elemento indispensabile, perch\u00e9 l\u2019incontro possa avvenire, \u00e8 che io abbia fede nel suo amore e che desideri sinceramente venire trasformato.<\/p>\n<p>E\u2019 semplice. E\u2019 infinitamente semplice. Ed \u00e8 forse questo che rende la cosa difficile per me. Mi piacerebbe molto di pi\u00f9 dire a me stesso che la qualit\u00e0 del mio incontro con Dio \u00e8 opera mia. Sarebbero le mie qualit\u00e0, le mie virt\u00f9 a far piacere a Dio e ad attirarlo nel mio cuore. Sarebbe grazie ai miei sforzi che diverrei santo ai miei occhi e agli occhi dell\u2019Altissimo. Non \u00e8 questo il programma che ci sedurrebbe, anche se costoso ed esigente? Invece il programma proposto da Duo ci sconcerta a tal punto che esitiamo indefinitamente prima di lanciarci e, se cominciamo con un passo timido, abbiamo l\u2019impressine di mancare di seriet\u00e0 nel nostro desiderio di piacere a Dio.<\/p>\n<p>Ma Ges\u00f9 ha detto: \u2018Beati i poveri in spirito, perch\u00e9 di essi \u00e8 il regno dei cieli\u201d (Mt 5,3). Ci costa presentarci davanti a Dio senza avere da offrire null\u2019altro che la nostra povert\u00e0, una povert\u00e0 della quale abbiamo paura: quella delle nostre ferite, quella della nostra radicale indigenza spirituale, quella della nostra incapacit\u00e0 a varcare, con le sole nostre forze, la distanza che ci separa dalla santit\u00e0 di Dio\u201d; ma questo \u00e8 l\u2019unico modo possibile, e vero, profondamente vero, di presentarci a Signore, quello che egli attende e che a lui -nel suo a noi inconcepibile amore- piace.<\/p>\n<p><em>\u201cGes\u00f9 raccont\u00f2 una parabola per alcuni che si ritenevano giusti\u201d<\/em>. Non vogliamo essere dei farisei illusi di essere perfetti e salvi da noi; ma pieni di umilt\u00e0, e insieme pieni di fiducia nella bont\u00e0 misericordiosa di Dio, andremo da lui con la preghiera del pubblicano:<em> \u201cO Dio, sii clemente con me peccatore\u201d<\/em>; e torneremo a casa giustificati. A casa perdonati!<\/p>\n<p><em>don Giovanni Unterberger<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>clicca QUI per scaricare l&#8217;omelia (1 Cor 12,2-11;\u00a0\u00a0 Lc 18, 9-14) Belluno, chiesa di s. Pietro, 13 agosto 2017 &nbsp; Due persone al tempio: una, il fariseo, davanti all\u2019altare, l\u2019altra, il pubblicano, in fondo al tempio. 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