{"id":4161,"date":"2018-02-08T09:57:54","date_gmt":"2018-02-08T07:57:54","guid":{"rendered":"http:\/\/demamah.it\/?p=4161"},"modified":"2018-06-07T10:21:08","modified_gmt":"2018-06-07T08:21:08","slug":"6a-domenica-del-tempo-ordinario-forma-ordinaria-2","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/demamah.it\/?p=4161","title":{"rendered":"6a domenica del Tempo Ordinario (forma ordinaria)"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/demamah.it\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/DMMH_omelia_6domenica_O_180210.pdf\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-4160\" src=\"http:\/\/demamah.it\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/Immagine_Omelia_O_180210-300x152.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"152\" srcset=\"http:\/\/demamah.it\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/Immagine_Omelia_O_180210-300x152.jpg 300w, http:\/\/demamah.it\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/Immagine_Omelia_O_180210-768x388.jpg 768w, http:\/\/demamah.it\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/Immagine_Omelia_O_180210.jpg 1000w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">clicca <a href=\"http:\/\/demamah.it\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/DMMH_omelia_6domenica_O_180210.pdf\">QUI<\/a> per scaricare l&#8217;omelia<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">(Lev 13,1-2. 45-46;\u00a0\u00a0 1Cor 10,31-11,1;\u00a0\u00a0 Mc 1,40-45)<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">Duomo di Belluno, sabato 10 febbraio 2018<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Tre atteggiamenti, due del lebbroso e uno di Ges\u00f9, resero possibile il miracolo che abbiamo ora sentito narrare.<\/p>\n<p>Il lebbroso prese sul serio il proprio male, non lo sottovalut\u00f2, non vi si adatt\u00f2. E\u2019 difficile pensare che un lebbroso possa sottovalutare e adattarsi alla propria malattia; tutto in lui si ribella ad essere malato di quel male; la lebbra \u00e8 una malattia terribile. E proprio il rendersi conto di essere cos\u00ec malato lo spinse a desiderare e a cercare guarigione.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 accade anche a noi sul piano fisico; appena ci accorgiamo di avere qualche disturbo e sentiamo nel nostro corpo qualcosa che non va, ricorriamo al medico, assumiamo le medicine necessarie. Ma forse non accade altrettanto sul piano spirituale e morale. Forse non ci rendiamo conto a sufficienza di quanto possiamo essere malati nell\u2019anima.<\/p>\n<p>Mi colp\u00ec molto, quando la lessi, un\u2019istruzione di san Doroteo abate del monastero di Gaza, vissuto nel secolo VI d.C., il quale disse ai suoi monaci: \u201cSe tu sei nella tua cella, immerso nella preghiera o nella lettura, e sopraggiunge un tuo confratello a disturbarti con discorsi interminabili e \u00a0futili, e continua a lungo, a lungo a parlarti, e tu a un certo punto ti spazientisci e ti adiri, non dire: \u2018Mi sono adirato per colpa di quel confratello\u2019; non dire: \u2018a causa di quel confratello \u00e8 ribollita in me la passione dell\u2019ira\u2019; ma d\u00ec piuttosto: \u2018quel confratello non ha fatto che risvegliare e mettere in moto in me la passione dell\u2019ira che gi\u00e0 mi portavo dentro nell\u2019anima\u2019. Ti \u00e8 accaduto -concludeva san Doroteo- come alla segala chiara e splendente, che rivela le sue scorie quando viene macinata. Cos\u00ec colui che siede tranquillo e pacifico, come egli pensa, possiede all\u2019interno una passione che non vede; sopraggiunge il fratello, pronuncia discorsi noiosi, e subito tutto il fondo deteriore, che si nascondeva dentro, \u00e8 vomitato fuori\u201d.<\/p>\n<p>Nel fondo dell\u2019anima noi non abbiamo solo la passione dell\u2019ira, ma abbiamo tutta una serie di inquilini cattivi e brutti che ci ammorbano il cuore; sono i cosiddetti sette vizi capitali: la superbia, l\u2019avarizia, la lussuria, l\u2019ira, l\u2019invidia, la gola, l\u2019accidia. Questi vizi ci rendono malati nello spirito, e sono fonte di pensieri, di parole, di azioni e comportamenti peccaminosi. Ne abbiamo consapevolezza? Siamo coscienti di quanto \u2018malati\u2019 siamo? Se non ci considerassimo malati, non desidereremmo di essere guariti, non cercheremmo la guarigione. Il lebbroso del Vangelo invece desider\u00f2 fortemente di essere guarito; si sentiva malato.<\/p>\n<p>Egli, il giorno che incontr\u00f2 Ges\u00f9, gli si inginocchi\u00f2 davanti e gli disse: <em>\u201cSe vuoi, puoi purificarmi\u201d<\/em>. E\u2019 il secondo atteggiamento del lebbroso che rese possibile il miracolo: la sua totale fiducia in Ges\u00f9.\u00a0 Se il lebbroso avesse dubitato della potenza e della capacit\u00e0 di Ges\u00f9 di guarirlo, non gli si sarebbe avvicinato, non gli avrebbe chiesto nulla. E invece: \u201cTu, Ges\u00f9, puoi guarirmi; tu hai la forza e la capacit\u00e0 di farlo. Guariscimi!\u201d<\/p>\n<p>E\u2019 la fiducia che \u00e8 necessaria anche a noi. Nessuna guarigione avverr\u00e0 in noi se non andremo da Ges\u00f9 con la certezza, certezza che \u00e8 fede, che lui pu\u00f2 sanarci, pu\u00f2 trasformarci, pu\u00f2 farci diversi e pi\u00f9 buoni. Che la Parola di Dio non sia forte? Che l\u2019Eucaristia non sia potente? Che la preghiera a Maria non faccia nulla? Ricorriamo con fiducia a questi aiuti spirituali: sperimenteremo in essi la forza di Ges\u00f9 guaritore. Ges\u00f9 \u00e8 potenza di Dio.<\/p>\n<p>E, da ultimo, l\u2019atteggiamento di Ges\u00f9, necessario anch\u2019esso per la guarigione del lebbroso. Il Vangelo dice:<em>\u201dNe ebbe compassione, tese la mano, lo tocc\u00f2 e gli disse: Lo voglio, sii purificato!\u201d<\/em> L\u2019atteggiamento di compassione di Ges\u00f9 risponde sempre alla nostra richiesta di guarigione spirituale. Ges\u00f9 vuole guarirci, vuole sanarci. Di questo possiamo essere certi; e questa certezza ci aiuta ad andare da lui con fiducia. Gli diciamo allora: \u201cSignore, sono malato, guariscimi\u201d, ed egli ci risponder\u00e0: \u201cS\u00ec, ti guarisco\u201d.<\/p>\n<p><em>don Giovanni Unterberger<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>clicca QUI per scaricare l&#8217;omelia (Lev 13,1-2. 45-46;\u00a0\u00a0 1Cor 10,31-11,1;\u00a0\u00a0 Mc 1,40-45) Duomo di Belluno, sabato 10 febbraio 2018 &nbsp; Tre atteggiamenti, due del lebbroso e uno di Ges\u00f9, resero possibile il miracolo che abbiamo ora sentito narrare. 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