{"id":4201,"date":"2018-02-28T10:00:34","date_gmt":"2018-02-28T08:00:34","guid":{"rendered":"http:\/\/demamah.it\/?p=4201"},"modified":"2018-06-07T10:20:20","modified_gmt":"2018-06-07T08:20:20","slug":"3a-domenica-di-quaresima-forma-ordinaria-2","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/demamah.it\/?p=4201","title":{"rendered":"3a domenica di Quaresima (forma ordinaria)"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/demamah.it\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/DMMH_omelia_3quaresima_O_180303.pdf\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-4199\" src=\"http:\/\/demamah.it\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/Immagine_Omelia_O_180303-300x152.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"152\" srcset=\"http:\/\/demamah.it\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/Immagine_Omelia_O_180303-300x152.jpg 300w, http:\/\/demamah.it\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/Immagine_Omelia_O_180303-768x388.jpg 768w, http:\/\/demamah.it\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/Immagine_Omelia_O_180303.jpg 1000w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">clicca <a href=\"http:\/\/demamah.it\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/DMMH_omelia_3quaresima_O_180303.pdf\">QUI<\/a> per scaricare l&#8217;omelia<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">\u00a0(Es 20,1-17;\u00a0\u00a0 1Cor 1,22-25;\u00a0\u00a0 Gv 2,13-25)<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">Duomo di Belluno, sabato 3 marzo 2018<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La Liturgia, in questa terza domenica di quaresima, ci mette davanti, nella prima lettura, i dieci comandamenti. Sono la strada. Il testo biblico non li chiama \u2018comandamenti\u2019, li chiama \u2018parole\u2019. <em>\u201cDio pronunci\u00f2 tutte queste parole\u201d<\/em>, dice il testo. I dieci comandamenti sono Dio che parla, Dio che rivolge la parola al suo popolo. La Parola di Dio, nella Bibbia, \u00e8 luce sulla strada, \u00e8 consigliera di bene, \u00e8 forza al debole, \u00e8 indicazione di vita. Tutto questo sono i dieci comandamenti, le dieci \u2018parole\u2019; sono Dio che, da padre sapiente e buono, indica e insegna all\u2019uomo come vivere, come camminare.<\/p>\n<p>Balza all\u2019occhio il fatto che le prime tre, delle dieci \u2018parole\u2019, riguardino Dio, il rapporto con lui; e che le altre sette, riguardanti il rapporto degli uomini tra di loro, vengano dopo quelle. Prima Dio, poi i fratelli. Non solo Dio, anche i fratelli; ma prima Dio. E\u2019 il modo corretto di impostare la vita; \u00e8 dare risposta alla dimensione pi\u00f9 profonda dell\u2019uomo; il quale, nel profondo di s\u00e9, \u00e8 fatto per Dio: da Dio egli proviene e a Dio egli dovr\u00e0 tornare: <em>\u201cIn lui noi viviamo, ci muoviamo ed esistiamo\u201d<\/em>, afferma l\u2019apostolo Paolo (At 17,28). Da un corretto rapporto con Dio deriver\u00e0 anche un corretto rapporto col prossimo.<\/p>\n<p>Il primo comandamento, la prima delle \u2018dieci parole\u2019, dice: <em>\u201cIo sono il Signore tuo Dio, non avrai altri d\u00e8i di fronte a me\u201d<\/em>. E\u2019 il comandamento fondamentale, \u00e8 l\u2019abbattimento di qualsiasi possibile idolo. Gli idoli (il nostro \u2018io\u2019, la sete di potere, di avere, di godere, di affermazione di se stessi in assoluta indipendenza e autonomia) sono \u2018menzogna\u2019 (cos\u00ec li chiama la Bibbia); promettono felicit\u00e0 e si trasformano invece in padroni che rendono schiavi. Solo l\u2019adorazione dell\u2019unico Dio rende l\u2019uomo veramente libero, felice, e capace di amare i fratelli.<\/p>\n<p>Il secondo comandamento, la seconda \u2018parola\u2019, dice: <em>\u201cNon pronuncerai invano il nome del Signore\u201d<\/em>. Chiede che non venga dato \u2018un nome\u2019 a Dio. Nella mentalit\u00e0 biblica \u2018dare il nome\u2019 a qualcosa era esercitare potere, dominio, su di essa. Dio chiede che l\u2019uomo non pretenda di dargli \u2018il nome\u2019, cio\u00e8 di esercitare potere su di lui, di trattarlo a proprio uso e consumo; ma piuttosto che l\u2019uomo si lasci, lui, \u2018dare il nome\u2019 da Dio, si affidi a Dio e si lasci guidare dal suo provvidente disegno.<\/p>\n<p>La terza \u2018parola\u2019 dice:<em> \u201cRicordati del giorno di sabato per santificarlo\u201d<\/em>. Chiede che un giorno della settimana sia particolarmente dedicato al Signore, sia un giorno in cui il Signore \u00e8 particolarmente tenuto presente. Negli altri sei giorni l\u2019uomo tenga pure presente se stesso e le sue necessit\u00e0, lavori; ma ci sia un giorno alla settimana in cui l\u2019uomo riposa dal lavoro e si rivolge pi\u00f9 fortemente a Dio, cura il suo rapporto con lui, cos\u00ec che Dio resti presente all\u2019orizzonte di tutta la settimana, anche dei sei giorni di lavoro, e non venga totalmente dimenticato.<\/p>\n<p>Alle prime tre \u2018parole\u2019, riguardanti Dio, seguono, nel decalogo, le altre sette, riguardanti il prossimo. E si inizia dal prossimo pi\u00f9 prossimo di ogni persona, il padre e la madre: <em>\u201cOnora tuo padre e tua madre\u201d<\/em>. Il termine ebraico tradotto con \u2018onora\u2019 \u00e8 \u2018kavv\u00e8d\u2019 ( \u05db\u05bc\u05b7\u05d1\u05bc\u05b5\u05da ), che propriamente significa \u2018avere peso\u2019, \u2018avere importanza\u2019. Tuo padre e tua madre abbiano per te importanza, siano per te persone che hanno \u2018peso\u2019 nella tua vita, persone di cui tenere conto, da non trascurare nei loro consigli, nei loro avvertimenti, nelle loro necessit\u00e0. Sono le tue radici!<\/p>\n<p>Da coloro che ci hanno dato la vita si passa, con la quinta \u2018parola\u2019, ad ogni vita: da rispettare, da non violare, da non eliminare. Mai, in nessun caso. <em>\u201cNon uccidere\u201d<\/em>, dice perentoriamente il Signore.<\/p>\n<p>E poi si giunge all\u2019ambito in cui la vita nasce: la famiglia. <em>\u201cNon commetterai adulterio\u201d<\/em>, dice la sesta \u2018parola\u2019. E\u2019 la difesa della sacralit\u00e0 dell\u2019unione uomo-donna, realt\u00e0 delicata, impegnativa, ma preziosa e necessaria per un vero benessere della persona e per una societ\u00e0 ben ordinata.<\/p>\n<p>La settima e l\u2019ottava \u2018parola\u2019 riguardano i beni materiali dell\u2019uomo, da rispettare, e le relazioni umane da conservare e portare avanti nella verit\u00e0 e nella sincerit\u00e0: <em>\u201cNon ruberai; non pronuncerai falsa testimonianza\u201d<\/em>.<\/p>\n<p>Infine le ultime due \u2018parole\u2019, che vanno fin dentro l\u2019uomo e arrivano al suo cuore, domandando una moralit\u00e0 non solo esterna, ma anche del desiderio e delle intenzioni: <em>\u201cNon desidererai la casa del tuo prossimo; non desidererai la moglie del tuo prossimo\u201d<\/em>.<\/p>\n<p>Sappiamo che Ges\u00f9, nel Discorso della montagna, ha portato a compimento e a perfezione i dieci comandamenti, le dieci \u2018parole\u2019: <em>\u201cIn antico vi fu detto\u2026\u00a0 ma io vi dico\u2026\u201d <\/em>(cfr Mt 5,21-48); ma gi\u00e0 i dieci comandamenti sono regola di vita buona, sono obbedienza gradita a Dio, sono assicurazione di vita felice. Chiediamo al Signore che ci aiuti a viverli e ad osservarli.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>don Giovanni Unterberegr<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>clicca QUI per scaricare l&#8217;omelia \u00a0(Es 20,1-17;\u00a0\u00a0 1Cor 1,22-25;\u00a0\u00a0 Gv 2,13-25) Duomo di Belluno, sabato 3 marzo 2018 &nbsp; La Liturgia, in questa terza domenica di quaresima, ci mette davanti, nella prima lettura, i dieci comandamenti. Sono la strada. 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