{"id":5164,"date":"2019-11-01T18:42:20","date_gmt":"2019-11-01T16:42:20","guid":{"rendered":"http:\/\/demamah.it\/?p=5164"},"modified":"2019-11-01T18:42:20","modified_gmt":"2019-11-01T16:42:20","slug":"21-domenica-dopo-pentecoste-forma-straordinaria-3","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/demamah.it\/?p=5164","title":{"rendered":"21^ domenica dopo Pentecoste (forma straordinaria)"},"content":{"rendered":"\n<p style=\"text-align:center\">clicca <a href=\"http:\/\/demamah.it\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/DMMH_S_21dopoPentecoste_2019.pdf\">QUI<\/a> per scaricare l&#8217;omelia<\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align:center\">(Ef 6,10-17;&nbsp;&nbsp; Mt 18, 23-35)<\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align:right\">Belluno, chiesa di s.\nPietro, 3 novembre 2019<\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e9 mai il\nservo non seppe condonare il debito al suo compagno? Probabilmente si trovava\nin situazione di difficolt\u00e0 economica egli stesso, tanto da aver contratto a\nsua volta un grosso debito nei confronti del re, e quei trecento denari gli\npotevano essere necessari. Inoltre, forse, non aveva un cuore generoso\u2026; fatto\nsta che afferr\u00f2 per il collo il suo compagno e arriv\u00f2 fino a farlo mettere in\nprigione. Ma la parabola ci suggerisce un altro motivo, pi\u00f9 profondo dei due\nappena indicati, e cio\u00e8 il fatto che quel servo non seppe rendersi conto di quanto\ngenerosamente era stato trattato dal re. Gli erano stati condonati diecimila\ntalenti! Diecimila talenti corrispondevano a quasi 343 tonnellate di metallo\nprezioso, erano pari alla paga di 60 milioni di giornate lavorative&nbsp; (200 mila anni di lavoro!). Quel servo non\nsarebbe mai riuscito a restituire una tale somma! Ges\u00f9 nella parabola si\ncompiace di mettere in campo una cifra tanto alta, impossibile da assolvere.\nEssa indica simbolicamente il nostro debito nei confronti di Dio. Ci\ndomandiamo: \u00e8 davvero cos\u00ec grande il nostro debito verso del Signore? Ed \u00e8\npossibile che noi non ce ne rendiamo conto?<\/p>\n\n\n\n<p>Riflettiamo.\nIo esisto, ma non esisto da me, non sono io a darmi l\u2019esistenza: l\u2019ho ricevuta;\nanzi, la ricevo ad ogni istante, in questo momento; momento per momento Dio mi\nfa esistere. Io ho dei famigliari, dei parenti, degli amici, delle persone che\nmi vogliono bene: queste persone Dio le conserva continuamente in esistenza, e\nme le dona, me le regala di continuo. Non gli sono forse debitore? Ogni mattina\nspunta la luce e ogni sera viene la notte; si susseguono le stagioni; la terra\nd\u00e0 i suoi frutti, i pi\u00f9 vari e i pi\u00f9 benefici. Non cresce ogni giorno il mio\ndebito verso il Signore?<\/p>\n\n\n\n<p>E non \u00e8\ntutto. Egli si \u00e8 inventato (invenzione d\u2019amore!) di venire tra noi. Ha pensato:\n\u2018gli uomini non mi conoscono, io sono troppo in su e troppo mistero per loro;\npotrebbero pensare che io sia un Dio che non si interessa di loro, un Dio\naddirittura cattivo di cui avere paura; e allora mi far\u00f2 uomo, e far\u00f2 loro\nvedere quanto sono buono e quanto li amo\u2019. Non gli siamo forse debitori per un\ngesto di tale portata? Lo meritavamo? E l\u2019Eucaristia. Meritavamo che egli\nrestasse sempre presente nei tabernacoli delle nostre chiese, lui in persona?<\/p>\n\n\n\n<p>Ma c\u2019\u00e8 di\npi\u00f9. C\u2019\u00e8 ancora qualcosa che fa aumentare il nostro debito, e a dismisura,\nverso il Signore: sono i nostri peccati. Dio ci ha dotati di intelligenza, di\nvolont\u00e0, di un corpo, e noi spesso usiamo questi doni per offenderlo, per\nandare contro la sua legge, per ribellarci a lui. Ci\u00f2 che doveva essere usato\nper servirlo, diventa strumento di male e di peccato. Quanti peccati! Quanto\ndebito!&nbsp; Diecimila talenti sono meno di\nquanto noi dobbiamo al Signore, ed egli continuamente ci condona il debito.\nAnzi, non solo ci condona il debito, ma vi aggiunge sempre nuovi doni. Fa di pi\u00f9\ndi quanto ha fatto il re della parabola nei confronti del suo servo debitore.<\/p>\n\n\n\n<p>E noi siamo\ncome quel servo: non ci rendiamo conto della bont\u00e0 e gratuit\u00e0 con cui siamo\ntrattati. La nostra attenzione, come quella del servo, anzich\u00e9 restare ferma\nsul condono ricevuto, si fissa sul debito che il fratello ha con noi. Passiamo\ndai diecimila talenti condonati ai trecento denari che ci spettano. I trecento\ndenari fanno oscurare e dimenticare i diecimila talenti! Il male \u00e8 che, purtroppo,\nnon abbiamo ancora capito quanto siamo debitori a Dio e quanto ci venga\nperdonato. Se davvero lo capissimo, sarebbero i diecimila talenti ad oscurare i\ntrecento denari, e non viceversa. E noi, stupiti e commossi del perdono\nricevuto, diventeremmo a nostra volta capaci di perdonare.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci dia il\nSignore la grazia di comprendere quanto grande sia la misericordia che ci usa,\ncos\u00ec che diventiamo anche noi misericordiosi.<\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align:right\"><em>don Giovanni Unterberger<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>clicca QUI per scaricare l&#8217;omelia (Ef 6,10-17;&nbsp;&nbsp; Mt 18, 23-35) Belluno, chiesa di s. Pietro, 3 novembre 2019 Perch\u00e9 mai il servo non seppe condonare il debito al suo compagno? 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