{"id":6176,"date":"2021-06-18T23:46:15","date_gmt":"2021-06-18T21:46:15","guid":{"rendered":"http:\/\/demamah.it\/?p=6176"},"modified":"2021-06-18T23:46:15","modified_gmt":"2021-06-18T21:46:15","slug":"4-domenica-dopo-pentecoste-2","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/demamah.it\/?p=6176","title":{"rendered":"4^ domenica dopo Pentecoste"},"content":{"rendered":"\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter is-resized\"><a href=\"http:\/\/demamah.it\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/DMMH_S_4dopoPentecoste.pdf\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" src=\"http:\/\/demamah.it\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/Domenico-Ghirlandaio-Vocazione-dei-primi-apostoli-1481.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-6171\" width=\"458\" height=\"277\"\/><\/a><figcaption><em>Domenico Ghirlandaio &#8211; Vocazione dei primi apostoli &#8211; 1481<\/em><\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p style=\"text-align:center\">clicca <a href=\"http:\/\/demamah.it\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/DMMH_S_4dopoPentecoste.pdf\">QUI<\/a> per scaricare l&#8217;omelia<\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align:center\">(Rm 8,18-23;&nbsp;&nbsp; Lc 5,1-11)<\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align:right\">Domenica 20 giugno\n2021, <em>risalente al 16 giugno 2013<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Pietro,\nGiacomo e Giovanni avevano trascorso tutta la notte a pescare e non avevano\npescato nulla, neanche un pesce. Per loro quel lago era vuoto, era senza vita.\nE invece quel lago all\u2019indomani si sarebbe riempito di pesci; sulla parola di\nGes\u00f9 quel lago avrebbe dato tanti pesci da riempire le loro barche fino a\nrischiare di farle affondare. C\u2019era una realt\u00e0, per Pietro, Giacomo e Giovanni,\nche essi non conoscevano e che non avrebbero mai immaginato; una realt\u00e0 bella,\nricca, straordinaria che Ges\u00f9 avrebbe loro donato. Ne rimasero sorpresi, come\nstorditi, tanto che avvertirono una distanza immensa tra loro e la nuova\nrealt\u00e0, tra loro e la nuova situazione; e Pietro disse a Ges\u00f9: <em>\u201cAllontanati da me che sono un peccatore\u201d<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>San Paolo,\nnella prima lettura che abbiamo ascoltato, ci ha parlato, in termini pi\u00f9\nteologici ma non meno concreti, di una realt\u00e0 grande, bella, ricca e\nstraordinaria che noi non conosciamo, e che sta al di l\u00e0 di questa nostra\nrealt\u00e0, una realt\u00e0 che Dio nel suo amore ci tiene preparata, e che un giorno ci\ndoner\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019orizzonte\ndi Paolo \u00e8 straordinariamente aperto: non \u00e8 solo planetario, \u00e8 cosmico;\nabbraccia l\u2019universo intero, abbraccia tutto ci\u00f2 che esiste. Paolo parla di\n\u201ccreazione: <em>\u201cla creazione<\/em> -egli dice-<em> attende con impazienza la rivelazione dei\nfigli di Dio<\/em>; <em>la creazione geme e\nsoffre come nelle doglie di un parto\u201d.<\/em> Paolo parla di \u201ccreazione\u201d, di tutta\nla creazione, di tutto il creato. Tutto il creato, umanit\u00e0 compresa\nevidentemente, attende qualcosa, attende di essere trasformato, trasfigurato,\nsanato, ricostruito, rifatto perfetto. Ci saranno <em>\u201ccieli nuovi e terra nuova\u201d<\/em>, dice l\u2019Apocalisse, in cui <em>\u201cnon ci sar\u00e0 pi\u00f9 la morte, n\u00e9 lutto, n\u00e9\nlamento, n\u00e9 affanno\u201d<\/em> (Ap 21,1.4).<\/p>\n\n\n\n<p>Si tratta di\nun <em>\u201cparto\u201d<\/em> che deve accadere, di un\nparto che tutta la realt\u00e0 sta vivendo e soffrendo. La realt\u00e0 in cui noi\nviviamo, in cui siamo immersi non \u00e8 la realt\u00e0 \u201cultima\u201d, \u00e8 la realt\u00e0\n\u201cpenultima\u201d; ci sar\u00e0 uno stadio e un modo di esistere della realt\u00e0 che verr\u00e0\ndopo questo stadio di realt\u00e0 attuale, e che sar\u00e0 una cosa meravigliosa.<em> \u201cOcchio mai vide, orecchio mai ud\u00ec, n\u00e9\nentr\u00f2 mai in cuore di uomo&nbsp; ci\u00f2 che Dio\ntiene preparato per noi\u201d<\/em> (1Cor 2,9).<\/p>\n\n\n\n<p>Noi siamo\nmolto inseriti e radicati in questa nostra realt\u00e0 attuale, e non vorremmo mai\nuscire da essa; ma non \u00e8 questa la nostra citt\u00e0 definitiva, dice la Lettera agli Ebrei; siamo\nfatti per un\u2019altra citt\u00e0 (Eb 13,14), per la realt\u00e0 rinnovata, per una realt\u00e0\npi\u00f9 bella. Ci attende qualcosa di pi\u00f9 bello. <\/p>\n\n\n\n<p>Noi non\nabbiamo forse molta fiducia in Dio; non crediamo che \u201ci cieli nuovi e la terra\nnuova\u201d che Dio ci sta preparando siano migliori di questo cielo e di questa\nterra; avvertiamo l\u2019uscita da questo mondo come una rovina, una perdita, una\ntragedia, mentre \u00e8 un guadagno, una ricchezza pi\u00f9 grande. Dovremmo molto\ndesiderare il Cielo, desiderare la realt\u00e0 definitiva di Dio, fidarci di lui che\nnon ci toglier\u00e0 nulla, non ci priver\u00e0 di nulla, ma ci dar\u00e0 invece molto di pi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p>Il pensiero\nche questa realt\u00e0 \u00e8 transitoria, passeggera, ci deve educare alla sobriet\u00e0, ad\nusare con sobriet\u00e0 delle cose, a vivere rapporti di giusto distacco dalle cose\ne dalle persone, e non rapporti di possesso, di attaccamento sbagliato, di\ncupidigia. Scrive san Paolo: <em>\u201cFratelli,\nil tempo si \u00e8 fatto breve; d\u2019ora in poi quelli che hanno moglie, vivano come se\nnon l\u2019avessero; coloro che piangono, come se non piangessero e quelli che\ngodono come se non godessero; quelli che comperano, come se non possedessero;\nquelli che usano del mondo, come se non ne usassero&nbsp; a pieno, perch\u00e9 passa la scena di questo\nmondo\u201d <\/em>(1Cor 7,29-31).<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 un altro\nmondo che ci aspetta. Il nostro occhio si posa e si ferma facilmente su ci\u00f2 che\nsi vede, ma c\u2019\u00e8 un altro mondo, c\u2019\u00e8 un mondo che non si vede, c\u2019\u00e8 un mondo\ninvisibile che, perch\u00e9 \u00e8 invisibile, non \u00e8 che non sia reale; anzi, \u00e8\nrealissimo! \u00e8 pi\u00f9 reale del mondo reale che vediamo, perch\u00e9 questo mondo reale\nche vediamo passa e terminer\u00e0, quello che non vediamo sar\u00e0 duraturo, eterno e\nnon verr\u00e0 mai meno. E sar\u00e0 il regno della pienezza, della completezza, del\ncompimento. <\/p>\n\n\n\n<p>Desiderio di\nCielo, ecco ci\u00f2 che \u00e8 debole in noi, ci\u00f2 che troppo ci manca.<em> \u201cIl mio popolo \u00e8 duro a convertirsi<\/em> -dice\nil Signore nel Libro di Osea- <em>chiamato a\nguardare in alto nessuno sa sollevare lo sguardo\u201d <\/em>(Os 11,7). Non sappiamo\ntante volte alzare lo sguardo in su; non sappiamo, in definitiva, desiderare\nDio, desiderare le cose di Dio.<\/p>\n\n\n\n<p>Ecco l\u2019invito\ne la sfida della Parola di Dio oggi: aprirsi all\u2019invisibile; preparasi a vivere\nl\u2019invisibile; anzi, vivere gi\u00e0 oggi, di pi\u00f9, di invisibile; vivere gi\u00e0 oggi, di\npi\u00f9, di Dio, della sua Parola, della sua amicizia, della comunione con lui,\ndella presenza degli angeli, della fraternit\u00e0 dei Santi, della vita buona di\ncui \u00e8 ricca la Chiesa. Questa\n\u00e8 la realt\u00e0 vera, quella che durer\u00e0 per sempre, quella a cui siamo chiamati,\nquella che, sola, pu\u00f2 riempire i nostri cuori, le nostre esistenze, la nostra\nvita, qui e nell\u2019eternit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>clicca QUI per scaricare l&#8217;omelia (Rm 8,18-23;&nbsp;&nbsp; Lc 5,1-11) Domenica 20 giugno 2021, risalente al 16 giugno 2013 Pietro, Giacomo e Giovanni avevano trascorso tutta la notte a pescare e non avevano pescato nulla, neanche un pesce. 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