{"id":6731,"date":"2022-05-05T19:48:57","date_gmt":"2022-05-05T17:48:57","guid":{"rendered":"http:\/\/demamah.it\/?p=6731"},"modified":"2022-05-05T19:48:57","modified_gmt":"2022-05-05T17:48:57","slug":"3-domenica-dopo-pasqua-3","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/demamah.it\/?p=6731","title":{"rendered":"3^ domenica dopo Pasqua"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image\"><a href=\"http:\/\/demamah.it\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/DMMH_S_3dopoPasqua.pdf\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"1024\" height=\"804\" src=\"http:\/\/demamah.it\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/Domenico-Ghirlandaio-Ultima-cena-Cenacolo-di-San-Marco-1480-1024x804.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-6727\" srcset=\"http:\/\/demamah.it\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/Domenico-Ghirlandaio-Ultima-cena-Cenacolo-di-San-Marco-1480.jpg 1024w, http:\/\/demamah.it\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/Domenico-Ghirlandaio-Ultima-cena-Cenacolo-di-San-Marco-1480-300x236.jpg 300w, http:\/\/demamah.it\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/Domenico-Ghirlandaio-Ultima-cena-Cenacolo-di-San-Marco-1480-768x603.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><figcaption><em>Domenico Ghirlandaio &#8211; Ultima cena &#8211; Cenacolo di San Marco &#8211; 1480<\/em><\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p style=\"text-align:center\">clicca <a href=\"http:\/\/demamah.it\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/DMMH_S_3dopoPasqua.pdf\">QUI<\/a> per scaricare l&#8217;omelia<\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align:center\">(1 Pt 2,11-19; Gv 16,16-22)<\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align:right\">Domenica 8 maggio, <em>risalente al 21\naprile 2013<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Ges\u00f9 si trova a mensa con gli apostoli e sta\nconsumando l\u2019ultima cena con loro, prima di patire e di morire. E li consola.\nLi consola di fronte alla nuova situazione che essi dovranno affrontare, una\nsituazione dolorosa. Egli, il maestro, l\u2019amico, il senso della loro vita, colui\nche aveva acceso i loro cuori, sta per lasciarli, e sta per essere messo in\ncroce; sta per morire. Ci\u00f2 sarebbe successo di l\u00ec a poche ore. <\/p>\n\n\n\n<p>E Ges\u00f9 dice: \u201c<em>Ancora\nun poco e non mi vedrete; e un po\u2019 ancora e mi vedrete<\/em>\u201d. Gli apostoli non\ncapiscono. Quell\u2019 \u201c<em>ancora un poco e non\nmi vedrete\u201d<\/em> allude alle poche ore, ormai, che separano Ges\u00f9 dalla sua\nmorte, dopo le quali gli apostoli per un po\u2019 di tempo non lo avrebbero pi\u00f9\nvisto, perch\u00e9 egli sarebbe stato deposto nel sepolcro. Ma poi Ges\u00f9 aggiunge: \u201c<em>un po\u2019 ancora e mi vedrete<\/em>\u201d, alludendo\nai giorni in cui gli apostoli, dopo non averlo pi\u00f9 visto, lo avrebbero rivisto\ndi nuovo, vivo, e sempre presente a loro.<\/p>\n\n\n\n<p>E lo avrebbero rivisto \u201c<em>nella gioia<\/em>\u201d, dice Ges\u00f9. Come una mamma quando partorisce \u00e8 nel\ntravaglio e nella sofferenza, ma poi quando il bambino \u00e8 nato \u00e8 tutta felice,\ned \u00e8 nella gioia, \u201c<em>cos\u00ec voi \u2013 <\/em>dice\nGes\u00f9<em> \u2013 ora siete nella tristezza, ma vi\nvedr\u00f2 di nuovo, da risorto, e il vostro cuore si rallegrer\u00e0<\/em>\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Quanto \u00e8 vero questo \u201c<em>un poco e non mi vedrete; e un po\u2019 ancora e mi vedrete<\/em>\u201d! come \u00e8\nvero questo vedere, non vedere, e vedere di nuovo! Questo alternarsi di\ncomunione e di non comunione; di presenza e di assenza; di vicinanza e di\nlontananza; di appartenenza e di estraneit\u00e0. Come \u00e8 vero questo, sia nel\nrapporto con Dio, che nel rapporto tra di noi!<\/p>\n\n\n\n<p>Certamente l\u2019abbiamo pi\u00f9 volte sperimentato. <\/p>\n\n\n\n<p>Nel rapporto con Dio. Noi vorremmo poter sempre\ngustare Dio, sentire sempre la sua presenza, percepirlo come un partner\nsensibile che d\u00e0 risposta, oltre che alla nostra mente e al nostro cuore, anche\nal nostro mondo emozionale, al nostro sentimento, e perfino, almeno in qualche\nmisura, alla dimensione fisica del nostro essere. E invece Dio tante volte ci\nsi nega, si nega alla nostra esperienza sensibile e gratificante di cui\nvorremmo godere, e che vorremmo gustare. S\u00ec, in qualche occasione, in qualche\ncircostanza, in qualche momento di particolare e pi\u00f9 intensa preghiera ed\nesperienza religiosa, Dio si fa sentire e percepire a noi in&nbsp; maniera vivida e forte, ma poi, nella\nnormalit\u00e0 delle cose e delle giornate, egli spesso ci sembra assente, lontano,\ncome estraneo. E allora soffriamo.<\/p>\n\n\n\n<p>Momenti importanti, questi, dell\u2019assenza, tra virgolette,\ndi Dio. Momenti preziosi; momenti che ci costringono a cercare Dio, a\nrivolgerci a lui con maggiore distacco da noi stessi, con maggiore gratuit\u00e0 nel\nrapporto; non per quello che di piacevole noi possiamo attingere dall\u2019incontro\ncon lui, ma perch\u00e9 il nostro incontro con lui sia di lode, di adorazione, di\nglorificazione di lui, sia di offerta; e sia quindi un rapporto pi\u00f9 vero, pi\u00f9\nprofondo, pi\u00f9 degno di lui. In tal modo noi cresciamo nel nostro spirito, e ci\ndisponiamo ad un\u2019esperienza di Dio pi\u00f9 grande, pi\u00f9 alta e pi\u00f9 bella, che ci\ndar\u00e0 maggiore gioia e maggiore felicit\u00e0, quando poi Dio di nuovo si doner\u00e0 a\nnoi e ci incontrer\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Qualcosa di simile accade anche tra di noi. Chi non \u00e8\npassato da uno stadio di comunione con una persona, ad uno stadio di non\ncomunione, o di minor comunione, con quella persona? Chi di noi, ad un certo\npunto, non ha sofferto di una certa estraneit\u00e0 con la persona a cui sentiva di\nappartenere e che sentiva appartenergli? \u00c8 cosa normale, questa; \u00e8 cosa\ndolorosa, ma normale, perch\u00e9 continuamente evolviamo; ed \u00e8 cosa benefica,\nutile, amica nostra, perch\u00e9 ci chiede e ci domanda di crescere, di salire a un\nlivello di maggiore maturit\u00e0 umana e spirituale, livello di maggiore dono di\nnoi, di maggiore capacit\u00e0 di apertura all\u2019altra persona, di mortificazione pi\u00f9\nprofonda del nostro \u201cio\u201d; e cos\u00ec diventiamo pi\u00f9 capaci, pi\u00f9 pronti, pi\u00f9\ndisposti a dare comunione e a ricevere comunione; una comunione pi\u00f9 alta, pi\u00f9\nprofonda, pi\u00f9 vera, pi\u00f9 rispondente alle dimensioni pi\u00f9 autentiche della nostra\npersona e della nostra natura umana; e quindi pi\u00f9 bella, pi\u00f9 gioiosa, pi\u00f9\ngratificante, e pi\u00f9 felice.<\/p>\n\n\n\n<p>Il Signore, con quel suo dire: \u201c<em>ancora un poco e non mi vedrete; e un po\u2019 ancora e mi vedrete<\/em>\u201d,\nvuole darci speranza. Vuole dire ai suoi apostoli e a noi: c\u2019\u00e8 un vedersi, un\nnon vedersi, e un vedersi di nuovo che \u00e8 pi\u00f9 bello del primo; c\u2019\u00e8 un essere in\ncomunione, un perdere la comunione e un ritrovare e ricostruire una comunione\nche \u00e8 pi\u00f9 bella della prima; ci\u00f2 costa fatica e generosit\u00e0, domanda impegno e\nsofferenza, domanda morte (nel caso degli apostoli la morte di Ges\u00f9 e la loro\nsofferenza), ma \u00e8 un salire ad un futuro di vita migliore. \u00c8 per raggiungere un\n\u201cdi pi\u00f9\u201d, \u00e8 per arrivare a un qualcosa di pi\u00f9 bello e di pi\u00f9 beatificante.<\/p>\n\n\n\n<p>Accettiamo questo \u201cvedere, non vedere e vedere di\nnuovo\u201d. Costruiamolo, con l\u2019aiuto di Ges\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align:right\"><em>Don Giovanni Unterberger<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>clicca QUI per scaricare l&#8217;omelia (1 Pt 2,11-19; Gv 16,16-22) Domenica 8 maggio, risalente al 21 aprile 2013 Ges\u00f9 si trova a mensa con gli apostoli e sta consumando l\u2019ultima cena con loro, prima di patire e di morire. 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