17° Domenica dopo Pentecoste 2017 (forma straordinaria)

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(Ef 4,1-6;     Mt 22,34-46)

Belluno, chiesa di s. Pietro, 1 ottobre 2017

 

Gesù, uomo dell’essenziale. Un giorno i farisei lo avvicinarono e gli chiesero: “Maestro, qual è il più grande comandamento della legge?” La domanda non era semplice; la legge conteneva moltissimi precetti e prescrizioni, centinaia; quale sarebbe stato, fra tutti, il più grande e il più importante? Forse l’osservanza del sabato, il giorno di Dio? forse la purità davanti a Dio fino a lavarsi le mani prima della preghiera e prima dei pasti?forse il pagare la decima al tempio di tutto il raccolto e dei propri beni, come segno che tutto veniva da Dio ed era suo dono?

Gesù rispose: “Il più grande comandamento è: ‘Amerai Dio con tutte le tue forze e amerai il prossimo tuo come te stesso’; questo è l’essenziale; il resto può avere valore ed essere importante, ma questo è l’essenziale. In questo sta tutta la legge e stanno tutti gli insegnamenti dei profeti”. Ecco la capacità di Gesù di distinguere il secondario dall’essenziale. Operazione, questa, tanto importante e necessaria all’uomo, perché non abbia a cadere in errore e non abbia a sbagliarsi.

Ma che cos’è essenziale? Il Catechismo di san Pio X, alla domanda: “Per quale fine Dio ci ha creati?”, rispondeva: “Dio ci ha creati per conoscerlo, servirlo e amarlo in questa vita, e poi goderlo nell’altra in paradiso”. Ecco l’orientazione essenziale della vita: Dio. L’uomo è fatto per Dio: viene da Dio e ritornerà a Dio; è essenziale la sua direzione verso Dio. Direzione verso Dio che domanda e chiede poi l’amore verso il prossimo.

La mentalità e le proposte del mondo non indirizzano, spesso, verso l’essenziale, ma piuttosto tendono a distogliervelo. Quanta importanza dà il mondo alla bellezza e alla prestanza fisica! Una ruga in più sul volto è cosa da correggere e da neutralizzare subito; ma l’essere senza rughe non è poi così essenziale. Madre Teresa aveva un volto rugosissimo. Godere la stima della gente, delle persone, non è cosa essenziale; dice l’ ‘Imitazione di Cristo’: “L’opinione buona del tuo prossimo su di te non accresce ciò che tu realmente sei, né la sua disistima ti diminuisce di nulla; essenziale è ciò che tu sei agli occhi del Signore”. C’è chi si cruccia e sta male perché si sente poca cosa e poco dotato, e invidia chi ha tante capacità e grandi doti; ma non è essenziale avere cinque talenti, essenziale è mettere a frutto quel talento che si ha, fosse anche uno solo.

Concentrarsi sull’essenziale della vita, senza disperdersi in ciò che non lo è, è sapienza. E’ la sapienza da domandare al Signore. “Perché spendete denaro per ciò che non è pane, il vostro patrimonio per ciò che non sazia?”, ammonisce Dio nel libro del profeta Isaia (Is 55,2). Davvero molte volte ci affanniamo per cose da poco che non hanno vera importanza, e spendiamo energie per realtà che essenziali non sono. Essenziale è amare il Signore, coltivare il rapporto con lui, cercare di fare momento per momento ciò che a lui è gradito; prepararci con questa vita alla vita eterna, all’incontro definitivo con lui. Essenziale è amare il prossimo, volere bene a chi ci sta accanto, tenere il cuore aperto al bisognoso, perdonare chi ci avesse offeso, impegnarci a servire, più che attendere di essere serviti.

Alla fine della vita non ci verrà da dire: ‘Sono contento perché sono stato importante; sono contento perché sono stato ricco; sono contento perché mi hanno osannato; sono contento perché ho realizzato grandi progetti’; ma ci verrà da dire: ‘Sono contento perché sono stato buono’. Amiamo Dio e amiamo i fratelli, e avremo fatto l’essenziale.

 don Giovanni Unterberger

 

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