2^ domenica del Tempo Ordinario

Giotto – Nozze di Cana – 1303

clicca QUI per scaricare l’omelia

(Is 62,1-5; 1 Cor 12,4-11; Gv 2,1-11)

Sabato 15 gennaio 2022, risalente a sabato 19 gennaio 2013

Nozze. Festa di nozze a Cana di Galilea. Festa di nozze con molti invitati, e con un problema; ad un certo punto viene a mancare il vino. O i commensali hanno bevuto troppo, più del previsto, o gli sposi non hanno calcolato bene le cose; fatto sta che non c’è più vino. Interviene Gesù, e prima ancora Maria. Maria si accorge della cosa e prega Gesù di farsi carico della situazione. E Gesù, dopo un primo momento in cui sembra negarsi alla richiesta, interviene con un miracolo. Gesù si prende cura di quei due sposi. Che figuraccia avrebbero fatto! Cosa avrebbero detto tutti? Che cosa avrebbero raccontato a casa gli invitati? Gesù toglie quegli sposi da una situazione imbarazzante e di disagio.

Piace questo Gesù, vergine e celibe, che si prende cura di sposi e di una festa di nozze. Egli è amico degli sposi; di tutti gli sposi. Egli vuole essere presente nel matrimonio di tutti coloro che lo accolgono, che gli aprono la porta e lo desiderano presente nel loro matrimonio, nella loro famiglia. E Gesù è disposto e pronto ad aiutare, a sostenere gli sposi quando fossero a corto di forze, di energie spirituali, di capacità di amarsi, di perseverare nell’amore reciproco e vicendevole. Gesù sa cambiare l’acqua della fatica, della stanchezza, della delusione, delle recriminazioni, nel vino buono dell’ascolto, della comprensione, del dono e del reciproco perdono. Questo è il senso profondo del matrimonio religioso: riconoscere di essere poveri e deboli nell’amore, sentirsi bisognosi di essere aiutati ad amare, e volere il Signore nel proprio matrimonio, perché lo abbia a benedire, a custodire, a sostenere e a farlo perseverare nella comunione, nella carità e nel dono di sé.

Ma la liturgia di questa domenica parla anche di altre nozze, ci dice un’altra cosa grandiosa ed inimmaginata, che mai ci sarebbe venuta in mente, e cioè che non solo Gesù è amico degli sposi, ma che Dio è nostro sposo. Dio è lo sposo di ciascuno di noi; Dio vuole sposarci in mistiche nozze; e noi siamo la sposa di Dio.

La prima lettura ci ha detto tutto ciò. Quando il DeuteroIsaia scrisse il brano della prima lettura che abbiamo ascoltato, Gerusalemme era stata conquistata e distrutta due volte da Nabucodonosor, re di Babilonia. La città giaceva desolata, senza tempio, senza reggia, senza mura, senza sacerdoti e senza guide spirituali e civili. Gran parte della popolazione era stata deportata in esilio. Quella città, detta sposa di Dio dal profeta Osea, si era prostituita e data ad altri amori, abbandonando il Signore e dandosi all’idolatria; ora stava scontando i suoi numerosi peccati. A quella città, Dio dice: “Nessuno ti chiamerà più ‘Abbandonata’, né la tua terra sarà più detta devastata, ma sarai chiamata ‘mia Gioia’, e la tua terra ‘Sposata’, perché il Signore troverà in te la sua delizia, e la tua terra avrà uno sposo. Sì, come un giovane sposa una vergine, così io ti sposerò; come gioisce lo sposo per la sposa, così il tuo Dio gioirà per te.”

Siamo noi quella Gerusalemme, siamo noi quella sposa infedele, che, tanto corteggiata e amata da Dio in mille modi, lo ha tradito e abbandonato, gli ha voltato le spalle, scontenti di lui, e in cerca di altri amori.

A noi, alle nostre anime, alle nostre vite, Dio dice: “Io ti riprendo come mia sposa. Ti rifaccio ‘vergine’ da prostituta che eri; gioisco per te, tu sei la mia gioia e io ti riprendo nella mia intimità; non sarai più una donna abbandonata, ma avrai me come tuo sposo”.

Con questo annuncio siamo ad uno dei vertici della Rivelazione. Dichiarandosi nostro sposo, Dio si manifesta in una misura d’amore infinito, assoluto, totalmente gratuito. Dio sposo dell’uomo! Dio sposo di chi l’ha tradito! Dio sposo della mia vita! Dobbiamo dire che Dio è passato sopra a tante cose per prenderci come sua sposa! Ha avuto molto amore per noi!

E noi gli vivremo da sposa? Siamo disposti a condividere tutto di noi con lui come fanno due sposi? Gli sposi cercano di farsi contenti l’un l’altro, stanno attenti a non disgustarsi, a non offendersi, a non farsi soffrire reciprocamente. Noi con Dio abbiamo questa attenzione, questa sensibilità, questo desiderio? Beati noi se non trascureremo Dio nostro sposo! Dalla nostra comunione con lui e dalla sua comunione con noi arriveranno a noi doni squisiti, doni meravigliosi, doni divini.

La Parola di Dio di questa domenica ci parla di nozze. A chi è sposato essa dà forza e fiducia: Gesù è con loro, Maria è con loro; a Gesù e a Maria gli sposi possono sempre ricorrere, per avere un supplemento di “vino” buono e nuovo d’amore.

E a tutti, sposati e non sposati, la bella notizia è che siamo sposi di Dio, che Dio ci ha presi a sua sposa, e che non ci lascerà più, perché egli è sposo fedele per sempre.

Don Giovanni Unterberger

Questa voce è stata pubblicata in Omelie di Don Giovanni. Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.