3^ domenica dopo l’Epifania

Giorgio Vasari – Allegoria della Giustizia – 1542

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( Rm 12, 16-21; Mt 8,1-13)

Domenica 23 gennaio 2022, risalente al 22 gennaio 2012  

La prima lettura che abbiamo ascoltato è la continuazione del brano che S.Paolo ci ha offerto domenica scorsa. Questa volta l’apostolo si limita molto nel proporci atteggiamenti da assumere e da vivere; non ne propone ventinove come domenica scorsa, si limita a tre: alla solidarietà (“abbiate i medesimi sentimenti gli uni verso gli altri”), all’umiltà (“non nutrite desideri di grandezza”), e al non vendicarsi (“non rendete a nessuno male per male”).

È su quest’ultimo punto che l’apostolo si ferma in modo particolare. Ci ha detto: “Non fatevi giustizia da voi stessi, ma lasciate fare a Dio”.

È un istinto che ci nasce dentro immediato e forte quello di rispondere con un’offesa a chi ci ha offeso, con la violenza a chi ci ha usato violenza.

La Sacra Scrittura ci presenta a riguardo di questo tema un cammino molto interessante, che è il cammino che dovrebbe fare tutta l’umanità, e che dovrebbe fare ogni singolo membro dell’umanità.

Nel libro dell’Esodo è scritto: “occhio per occhio, dente per dente” (Es 21, 24). È una norma che ammette la vendetta. “Tu non mi parli, e io non ti parlo; tu mi hai imbrogliato e io ti imbroglio”.

Questa norma era già un passo avanti rispetto ad una prassi precedentemente in vigore, che ammetteva la vendetta senza misura; uno poteva arrecare a chi lo aveva offeso un danno anche dieci volte più grave di quello che aveva subito. Lamech, nel libro della Genesi, dice: “Un tale mi ha fatto un graffio e io lo ho ucciso;  un tale mi ha provocato un livido e io lo ho ammazzato” (Gn 4,23)

La norma “occhio per occhio, dente per dente” mirava a contenere la vendetta entro limiti giusti e proporzionati: “tu mi hai rovinato un occhio, io te ne rovino uno, non due”. Ma con questa norma siamo ancora nell’Antico Testamento. Il Nuovo Testamento ci fa fare un passo avanti.

Gesù dirà: “Se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu porgigli anche l’altra” (Mt 5,39). Perché uno, che mi sta di fronte, mi possa dare uno schiaffo sulla mia guancia destra, deve darmi un manrovescio, cioè deve colpirmi con il dorso della sua mano, con la parte più dura della sua mano. Gesù dice: “a chi ti dà un manrovescio, cioè, fuori di metafora, ti fa un torto proprio forte, tu porgigli l’altra tua guancia. La guancia è la parte molle del volto, è la parte tenera e delicata. Quindi, fuori di metafora, Gesù dice: “A chi ti ha fatto un torto forte, tu rispondi con un gesto buono, con un gesto gentile e di amorevolezza”.

È evidente che le parole “tu porgi anche l’altra guancia” non possono essere intese nel senso di “fatti dare uno schiaffo anche su quella”. Non sarebbe né il bene di chi ha ricevuto già uno schiaffo, né il bene di chi lo ha dato, qualora ne desse un altro!

Dunque Gesù, non solo invita a non vendicarsi del male ricevuto, ma addirittura a fare del bene a chi ci avesse fatto del male. È quanto ci ha detto San Paolo: “Se il tuo nemico ha fame, dagli da mangiare; se ha sete dagli da bere, cioè, se addirittura ad avere fame e sete fosse il tuo nemico, colui che ti ha offeso e fatto del male, tu fagli del bene!

Paolo conclude: “Non lasciarti vincere dal male, ma vinci il male col bene”. Il male, quando ci ha colpito, vorrebbe tenerci legati a sé, e spingerci ad aggiungere altro male al male ricevuto; ma così non si esce dalla spirale del male; anzi, male aggiunto ad altro male provoca e produce male ulteriore ancora: una spirale distruttiva senza fine.

Etty Hillesum era una ragazza ebrea morta a 29 anni nel 1943 in campo di sterminio nazista. Nel suo diario scrisse: “Dalla finestra della mia baracca vedo le SS andare avanti e indietro sul cortile del campo e un moto di rabbia e di odio mi assale, ma non voglio odiare; aggiungerei odio al tanto odio che c’è già nel mondo”.

L’invito di Paolo è a vincere il male col bene. “Tu non mi parli, e io ti parlo; tu mi offendi, e io ti faccio un gesto che so a te gradito; tu hai parlato male di me, e io parlo bene di te; tu mi odi, e io ti amo”.

In questo modo passiamo dall’Antico Testamento al Nuovo Testamento. Noi siamo già da 2000 anni nel Nuovo Testamento, come tempo; ma saremmo ancora, di fatto, nell’Antico Testamento se lasciassimo vivere in noi sentimenti di astio, di rancore e di vendetta.

Ci dia il Signore la grazia e la forza di essere gente del Nuovo Testamento, che sa vincere il male col bene, e dare un volto nuovo, di pace e di fraternità al mondo.

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