{"id":4699,"date":"2018-11-14T23:00:54","date_gmt":"2018-11-14T21:00:54","guid":{"rendered":"http:\/\/demamah.it\/?p=4699"},"modified":"2018-11-14T23:00:54","modified_gmt":"2018-11-14T21:00:54","slug":"26a-domenica-dopo-pentecoste-forma-straordinaria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/demamah.it\/?p=4699","title":{"rendered":"26a domenica dopo Pentecoste (forma straordinaria)"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/demamah.it\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/DMMH_omelia_26domDopoPentecoste_S_181118.pdf\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-4692\" src=\"http:\/\/demamah.it\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/Immagine_Omelia_S_181118-300x152.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"152\" srcset=\"https:\/\/demamah.it\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/Immagine_Omelia_S_181118-300x152.jpg 300w, https:\/\/demamah.it\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/Immagine_Omelia_S_181118-768x388.jpg 768w, https:\/\/demamah.it\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/Immagine_Omelia_S_181118.jpg 1000w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">cliccca <a href=\"http:\/\/demamah.it\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/DMMH_omelia_26domDopoPentecoste_S_181118.pdf\">QUI<\/a> per scaricare l&#8217;omelia<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">(1 Tess 1,2-10;\u00a0\u00a0 Mt 13,31-35)<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">Belluno, chiesa di s. Pietro, 18 novembre 2018<\/p>\n<p>Quando l\u2019apostolo Paolo scrisse la prima delle sue due lettere ai cristiani di Tessalonica, citt\u00e0 della Macedonia, di cui nell\u2019epistola abbia sentito l\u2019incipit, si era nell\u2019anno 51 d.C. Erano trascorsi solo vent\u2019anni dalla morte e risurrezione di Ges\u00f9, e a Tessalonica era sorta una fiorente comunit\u00e0 cristiana. L\u2019ambiente in cui essa viveva era fortemente pagano; a Tessalonica l\u2019idolatria imperava: vi si adorava il dio Cabiro, divinit\u00e0 locale; vi si adoravano gli d\u00e8i dell\u2019Olimpo, importati dalla Grecia; gli d\u00e8i Attis e Cibele, importati dall\u2019Asia; gli d\u00e8i Serapide, Iside e Osiride, importati dall\u2019Egitto; a cui si aggiungeva il culto dell\u2019imperatore, importato da Roma.<\/p>\n<p>In mezzo a questo pantheon pagano la comunit\u00e0 cristiana di Tessalonica aderiva a Cristo, viveva di Cristo, seguiva Cristo. E lo seguiva in modo cos\u00ec forte e in misura cos\u00ec alta, da meritare l\u2019apprezzamento e la lode dell\u2019apostolo Paolo, che scrisse loro: <em>\u201cRendo grazie a Dio per tutti voi, per l\u2019operosit\u00e0 della vostra fede, per la sollecitudine della vostra carit\u00e0 e per la fermezza della vostra speranza\u201d<\/em>. Quella comunit\u00e0 era un piccolo granello di senape in un vasto campo, un pugno di lievito dentro una grande quantit\u00e0 di pasta. Piccola cosa, ma forte della potenza di Dio. Paolo ne \u00e8 entusiasta, e con gioia dice: \u201cTutti parlano di voi, Tessalonicesi; l\u2019intera Macedonie e\u00a0 l\u2019intera Grecia vi guardano e vi ammirano, vi prendono a modello; la vostra fede \u00e8 diventata \u2018missionaria\u2019; per mezzo vostro la Parola del Signore risuona dappertutto e si diffonde. Siete meravigliosi!\u201d<\/p>\n<p>Sempre, e anche oggi, la Chiesa \u00e8 impegnata nell\u2019opera di evangelizzazione, compito affidatole dal Signore Ges\u00f9 prima di salire al cielo: <em>\u201cAndate in tutto il mondo, e predicate il Vangelo ad ogni creatura\u201d <\/em>(Mt 28,19-20). L\u20198 dicembre 1975 papa Paolo VI eman\u00f2 un\u2019importante Esortazione apostolica, la \u2018Evangelii nuntiandi\u2019, sul tema della evangelizzazione. Prima di passare a presentare alcuni mezzi e alcune vie di evangelizzazione, il pontefice fa un\u2019affermazione importante; dice:<em> \u201cEvangelizzatrice, la Chiesa comincia con l\u2019evangelizzare se stessa, col far risuonare all\u2019interno di s\u00e9 la Parola di Dio e la chiamata alla santit\u00e0\u201d<\/em>. E aggiunge: <em>\u201cPer la Chiesa evangelizzare \u00e8 rendere nuova dal di dentro l\u2019umanit\u00e0, ma non potr\u00e0 esserci nuova umanit\u00e0, se prima non ci saranno uomini nuovi, della novit\u00e0 della vita secondo il Vangelo\u201d<\/em>.<\/p>\n<p>Il papa richiama alla responsabilit\u00e0 di una vita \u2018cristiana\u2019. Solo cristiani \u2018veri\u2019 potranno essere credibili e divenire \u2018missionari\u2019. <em>\u201cCon la loro fede in valori che sono al di l\u00e0 dei valori correnti <\/em>-egli scrive-<em> ; con la speranza in qualche cosa che non si vede e che non si oserebbe immaginare; con una carit\u00e0 vera e sincera i cristiani, senza parole, fanno salire nel cuore di coloro che li vedono vivere, domande irresistibili: perch\u00e9 sono cos\u00ec? perch\u00e9 vivono in tal modo? che cosa o chi li ispira?\u201d<\/em>. Ed \u00e8 la testimonianza che vince. E il papa conclude:<em> \u201cL\u2019uomo contemporaneo ascolta pi\u00f9 volentieri i testimoni che i maestri, o se ascolta i maestri lo fa perch\u00e9 sono testimoni\u201d<\/em>.<\/p>\n<p>I cristiani di Tessalonica non erano partiti in missione, non si erano lanciati sulle strade del mondo ad evangelizzare; evangelizzavano con la loro vita vissuta nella loro citt\u00e0, nelle loro case, nei loro comuni rapporti con le persone.<\/p>\n<p>Come si pu\u00f2 fare a vincere le tenebre? Non combattendo le tenebre, ma accendendo una luce. Il cristiano, ogni cristiano, pu\u00f2 essere luce; Ges\u00f9 lo ha detto: <em>\u201cVoi siete la luce del mondo\u201d<\/em> (Mt 514). Accendiamo tutti una luce, ciascuno la propria, alimentandola continuamente alla luce di Cristo, <em>\u201csole che sorge\u201d <\/em>(Lc 1,78), e il mondo sar\u00e0 pi\u00f9 chiaro, pi\u00f9 giusto, pi\u00f9 buono, pi\u00f9 salvo.<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><em>don Giovanni Unterberger<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>cliccca QUI per scaricare l&#8217;omelia (1 Tess 1,2-10;\u00a0\u00a0 Mt 13,31-35) Belluno, chiesa di s. 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