{"id":4760,"date":"2018-12-21T22:20:54","date_gmt":"2018-12-21T20:20:54","guid":{"rendered":"http:\/\/demamah.it\/?p=4760"},"modified":"2018-12-21T22:20:54","modified_gmt":"2018-12-21T20:20:54","slug":"4a-domenica-di-avvento-forma-straordinaria-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/demamah.it\/?p=4760","title":{"rendered":"4a domenica di Avvento (forma straordinaria)"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/demamah.it\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/DMMH_omelia_4avvento_S_181223.pdf\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-4754\" src=\"http:\/\/demamah.it\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/Immagine_Omelia_S_181223-300x152.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"152\" srcset=\"https:\/\/demamah.it\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/Immagine_Omelia_S_181223-300x152.jpg 300w, https:\/\/demamah.it\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/Immagine_Omelia_S_181223-768x388.jpg 768w, https:\/\/demamah.it\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/Immagine_Omelia_S_181223.jpg 1000w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">clicca <a href=\"http:\/\/demamah.it\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/DMMH_omelia_4avvento_S_181223.pdf\">QUI<\/a> per scaricare l&#8217;omelia<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">(1Cor 4,1-5;\u00a0\u00a0 Lc 3,1-6)<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">Belluno, chiesa di s. Pietro, 23 dicembre 2018<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 un canto che \u00e8 caratteristico del Tempo d\u2018Avvento e che ne esprime in modo molto bello ed efficace lo spirito (esso riprende le prime parole dell\u2019Introito); un canto che abbiamo eseguito nelle scorse domeniche, e che anche oggi eseguiremo: il <em>\u2018Rorate, caeli\u2019<\/em>. Lo vogliamo meditare in questo momento per comprenderlo meglio e perch\u00e9 esso crei in noi le disposizioni adatte a preparaci bene alla festa che attendiamo: il Natale del Signore. Si compone di un ritornello e di quattro strofe; il testo \u00e8 preso dalla Sacra Scrittura, dal libro del profeta Isaia.<\/p>\n<p>Le prime due strofe mettono a nudo la miserevole condizione dell\u2019umanit\u00e0 peccatrice; umanit\u00e0 che si \u00e8 allontanata da Dio ed \u00e8 diventata un\u2019umanit\u00e0 perduta. E\u2019 presa a immagine e simbolo di tale umanit\u00e0 la citt\u00e0 di Gerusalemme del VI^ secolo a.C. Gerusalemme era stata due volte in breve tempo, nel 597 e nel 587 a.C., presa e conquistata dagli eserciti babilonesi. La furia dei nemici vi era penetrata uccidendo e facendo schiavi; erano stati saccheggiati i palazzi, demolite le mura, il tempio violato e distrutto: neppure il luogo santo della presenza di Dio era stato risparmiato. <em>\u201cEcco<\/em> -dice la prima strofa del canto- <em>la citt\u00e0 santa \u00e8 diventata deserta, Gerusalemme una desolazione; il tempio, luogo di canti e preghiere, non esiste pi\u00f9\u201d<\/em>. E\u2019 l\u2019umanit\u00e0, questa \u2018Gerusalemme\u2019; \u00e8 l\u2019anima di ciascuno di noi.<\/p>\n<p>La seconda strofa vuole farci prendere coscienza del nostro peccato, di quanto sia disastrata la nostra anima e la nostra vita spirituale; e lo fa con forza, perch\u00e9 solo se consapevoli e convinti di essere fortemente peccatori, sentiremo il bisogno di invocare con forza un Salvatore, che venga a noi la salvezza:<em> \u201cAbbiamo peccato e siamo divenuti come un panno immondo, sporco; abbiamo perso vitalit\u00e0 e consistenza, siamo diventati come foglie strappate dall\u2019albero e portate via dal vento; le nostre iniquit\u00e0 ci hanno fiaccato\u201d<\/em>.<\/p>\n<p>Ecco, allora, la terza strofa: una vibrante invocazione d\u2019aiuto. L\u2019uomo peccatore \u00e8 sofferente e afflitto, cerca salvezza.\u00a0 Da dove gli verr\u00e0? Gli verr\u00e0 da Dio: <em>\u201cGuarda, o Signore, l\u2019afflizione del tuo popolo, e manda Colui che stai per mandare. Egli \u00e8 l\u2019Agnello dominatore della terra\u201d<\/em>. Abbiamo bisogno che venga questo Agnello, agnello che si faccia anche nostro Pastore; pastore che ci domini con la mitezza dell\u2019agnello e ci guidi; ci guidi fuori dalle nostre schiavit\u00f9 in spazi di libert\u00e0. Perch\u00e9 siamo schiavi, schiavi di noi stessi, delle nostre paure, delle nostre incapacit\u00e0, dei nostri peccati. Dice il testo: <em>\u201cEgli venga a togliere il giogo della nostra schiavit\u00f9\u201d<\/em>.<\/p>\n<p>A questa invocazione di salvezza Dio risponde, nella quarta strofa, con una parole di consolazione e di speranza: <em>\u201cConsolati, consolati, o popolo mio; presto verr\u00e0 la tua salvezza!\u201d<\/em> Dio non vuole che l\u2019umanit\u00e0 cada nella disperazione, non vuole che l\u2019uomo, per quanto peccatore, colpevole\u00a0 e perduto, pensi e tema che per lui non ci sar\u00e0 pi\u00f9 futuro, non ci sar\u00e0 pi\u00f9 possibilit\u00e0 di vita, di serenit\u00e0 e di gioia:<em> \u201cPerch\u00e9 ti consumi nella mestizia,<\/em> dice il Signore; <em>non temere, io ti salver\u00f2! Io sono il tuo Dio, il mio nome \u00e8 \u2018Redentore\u2019\u201d<\/em>.<\/p>\n<p>Il \u2018Rorate\u2019 pu\u00f2 essere sentito come un commento al duplice invito che Giovanni Battista andava rivolgendo alle folle che accorrevano a lui, invito che abbiamo udito ora nel brano di Vangelo:<em> \u201cOgni monte e ogni colle sia abbassato, e ogni burrone sia riempito\u201d<\/em>. Siano abbassati in noi i monti e i colli della superbia, quella superbia che non ci fa sentire pi\u00f9 di tanto peccatori, e pi\u00f9 di tanto bisognosi di salvezza; e siano riempiti in noi i burroni dello sconforto, dello scoraggiamento, del dire: \u2018non potr\u00f2 mai diventare santo\u2019. Fiorisca invece sulle nostre labbra, con fiducia e ripetutamente, il ritornello del canto: <em>\u201cRorate, caeli, d\u00e8super, et nubes pluant Justum\u201d<\/em>: O cieli fate scendere la vostra rugiada, e le nubi facciano scendere il Giusto\u201d.<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><em>don Giovanni Unterberger<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>clicca QUI per scaricare l&#8217;omelia (1Cor 4,1-5;\u00a0\u00a0 Lc 3,1-6) Belluno, chiesa di s. 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