{"id":7331,"date":"2023-03-17T18:13:01","date_gmt":"2023-03-17T16:13:01","guid":{"rendered":"http:\/\/demamah.it\/?p=7331"},"modified":"2023-03-17T18:13:01","modified_gmt":"2023-03-17T16:13:01","slug":"dentro-una-totale-gratuita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/demamah.it\/?p=7331","title":{"rendered":"Dentro una totale gratuit\u00e0"},"content":{"rendered":"<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"http:\/\/demamah.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Guido-Reni-San-Giuseppe-col-Bambino-1635.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"841\" height=\"1024\" src=\"http:\/\/demamah.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Guido-Reni-San-Giuseppe-col-Bambino-1635-841x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-7323\" srcset=\"https:\/\/demamah.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Guido-Reni-San-Giuseppe-col-Bambino-1635-841x1024.jpg 841w, https:\/\/demamah.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Guido-Reni-San-Giuseppe-col-Bambino-1635-246x300.jpg 246w, https:\/\/demamah.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Guido-Reni-San-Giuseppe-col-Bambino-1635-768x935.jpg 768w, https:\/\/demamah.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Guido-Reni-San-Giuseppe-col-Bambino-1635.jpg 1207w\" sizes=\"(max-width: 841px) 100vw, 841px\" \/><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\"><em>Guido Reni &#8211; San Giuseppe col Bambino &#8211; 1635<\/em><\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\">clicca <a href=\"http:\/\/demamah.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/DMMH_1meditazione_Dentro-una-totale-gratuita.pdf\">QUI<\/a> per scaricare l&#8217;omelia<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center has-small-font-size\"> &#8211; <em>Meditazione\u00a0tenuta da don Giovanni nel 2011 ad un ritiro di suore canossiane, sul tema della\u00a0gratuit\u00e0<\/em> &#8211;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Prima meditazione: Dentro una totale gratuit\u00e0<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Prendiamo a guida delle nostre riflessioni in questi giorni di Esercizi spirituali le parabole dei Vangeli, e ci lasciamo istruire da esse. Vediamo questa mattina due parabole riportate dall\u2019evangelista Matteo, la parabola del seminatore che semina su tutti i terreni (Mt 13,3-9) e la parabola degli operai chiamati ad ore diverse del giorno (Mt 20,1-16). Sono due parabole che ci parlano di gratuit\u00e0, ci svelano un Dio gratuito che sa amare e donare gratuitamente.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cIl seminatore usc\u00ec a seminare. E, mentre seminava, una parte del seme cadde sulla strada, una parte cadde in luogo sassoso dove non c\u2019era molta terra, una parte cadde tra le spine, e una parte cadde sulla terra buona\u201d. Conosciamo l\u2019esito di questa seminagione. Il seme caduto sulla strada fu divorato dagli uccelli; quello caduto in luogo sassoso subito germogli\u00f2 ma anche subito si secc\u00f2; quello caduto tra le spine fu soffocato da esse; e quello caduto sulla terra buona port\u00f2 frutto al trenta, al sessanta, al cento per uno.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019aspetto che pi\u00f9 ci sorprende di questa parabola \u00e8 l\u2019atteggiamento e il modo di fare del seminatore. E\u2019 un seminatore un po\u2019 singolare quello della parabola, per non dire strano, se non addirittura sprovveduto; un seminatore che non sta attento a dove getta il seme! Chi va a seminare sta ben attento a dove semina, non spreca il seme e non lo getta l\u00e0 dove prevede che non porter\u00e0 frutto. Questo seminatore invece fa il contrario.<\/p>\n\n\n\n<p>Il seminatore adombrato nella parabola \u00e8 Dio, \u00e8 Ges\u00f9 suo Figlio. La parabola vuole parlare di Ges\u00f9, e, indirettamente, di Dio, di cui Ges\u00f9 \u00e8 icona e immagine (Gv 14,9). Ges\u00f9 nel suo apostolato in Galilea predic\u00f2 a tutti, offr\u00ec la sua parola a tutti. Ad ascoltarlo c\u2019erano farisei, dottori della legge, erodiani, zeloti, pubblicani, prostitute, gente comune del popolo, ricchi, poveri, uomini, donne, bambini. Ges\u00f9 non selezion\u00f2 il terreno su cui lasciar cadere la sua parola; la rivolse a tutti. Poteva prevedere che non tutti l\u2019avrebbero accolta, poteva pensare che in particolare i farisei, i dottori della legge, cos\u00ec attaccati alle prescrizioni, alle abitudini, alle tradizioni della legge giudaica, l\u2019avrebbero rifiutata; come di fatto avvenne. Ma questo non ferm\u00f2 Ges\u00f9, non rese stretto il suo cuore, non chiuse la sua mano nella seminagione. Avrebbe potuto -potremmo pensare noi- stare un po\u2019 pi\u00f9 attento, considerare meglio le cose e fare i conti in modo pi\u00f9 saggio. Avrebbe dovuto individuare alcuni pochi che gli davano affidamento, e ad essi solo rivolgere la sua parola e i suoi insegnamenti; e invece si rivolse a tutti, senza curarsi dell\u2019esito, senza lasciarsi condizionare, nella proposta, dalle previsioni della risposta. A lui stette a cuore seminare, con grande&nbsp; e assoluta gratuit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019altra parabola racconta di un ricco proprietario terriero, padrone di una vigna, che ingaggi\u00f2 operai per la sua vigna a diverse ore del giorno. Alcuni li ingaggi\u00f2 al mattino presto, all\u2019alba, altri alle nove del mattino, altri a mezzogiorno, altri ancora alle tre del pomeriggio, e gli ultimi alle cinque, un\u2019ora prima della fine della giornata lavorativa. A tutti, al termine del lavoro, il padrone diede come compenso un denaro. I primi, quelli ingaggiati all\u2019alba, si lamentarono che agli ultimi fosse dato lo stesso compenso che a loro. \u201cNoi abbiamo lavorato tutto il giorno -dissero-, abbiamo sopportato la fatica e il caldo; questi hanno lavorato un\u2019ora soltanto, e com\u2019\u00e8 che hanno ricevuto come noi? Questa \u00e8 un\u2019ingiustizia!\u201d Conosciamo la risposta del padrone: \u201cAmici, non vi faccio torto; vi ho dato quanto era giusto ed avevamo pattuito insieme; se a questi altri ho voluto dare quanto a voi, non posso fare forse delle mie cose quello che voglio? Non posso essere gratuito nei miei doni, nel mio modo di fare? Perch\u00e9 siete malevoli nei confronti di questi vostri compagni di lavoro?\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>I lavoratori della prima ora si erano dimenticati di una cosa importante: che anch\u2019essi erano stati trattati con gratuit\u00e0, erano dentro un orizzonte di gratuit\u00e0. Quale diritto avevano infatti di essere chiamati al lavoro? Potevano essere stati lasciati inoperosi sulla pizza del villaggio; il proprietario della vigna avrebbe potuto chiamare e scegliere altri da mandare nella sua vigna. Era stata un\u2019iniziativa del padrone della vigna quella di offrire loro la possibilit\u00e0 di lavorare e di guadagnare il denaro che sarebbe servito loro per provvedere al mantenimento della famiglia. E\u2019 vero, s\u00ec, essi avevano lavorato e faticato tutta la giornata, ma alla base di quel lavoro e di quella fatica stava un gesto di gratuit\u00e0 del padrone. Dimenticata questa cosa, erano entrati nella logica del diritto e del dovuto, e allora si sentivano autorizzati a criticare il padrone e a contestargli il modo di trattare gli operai dell\u2019ultima ora. Gli operai dell\u2019ultima ora non meritavano certo quanto loro, in una logica di diritto; ma n\u00e9 gli operai dell\u2019ultima ora n\u00e9 loro, si trovavano nella logica del diritto; erano tutti nella logica del gratuito, tutti erano stati trattati con gratuit\u00e0; e nella logica della gratuit\u00e0 salta e viene meno ogni diritto e ogni dovuto, ogni confronto: tu hai ricevuto pi\u00f9 di me.<\/p>\n\n\n\n<p>Il padrone della vigna messo in scena dalla parabola \u00e8 Dio. Egli tratta le sue creature con gratuit\u00e0, con grande ed estrema gratuit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Dio fu somma gratuit\u00e0 nel creare. Nulla lo obbligava a creare qualcosa al di fuori di s\u00e9; egli in s\u00e9 era gi\u00e0 sommamente e totalmente felice all\u2019interno della Santissima Trinit\u00e0; nulla gli mancava. Se egli ha creato il mondo fu solo perch\u00e8 volle che altre creature esistessero e partecipassero del suo essere, della sua vita, della sua felicit\u00e0. \u201cBonum diffusivum sui\u201d, dicevano gli antichi: \u201cil bene tende a diffondersi, ad espandersi attorno a s\u00e9\u201d. Tutto ci\u00f2 che esiste, ogni creatura, \u00e8 opera e segno della gratuit\u00e0 di Dio.<\/p>\n\n\n\n<p>La gratuit\u00e0 del Dio creatore brilla nella generosit\u00e0 con cui egli ha creato le cose e con cui sostiene tutto nell\u2019essere. Quando vado in montagna e lungo il sentiero scorgo un fiore dietro un sasso, penso: \u201cMa guarda, Dio l\u2019ha fatto, l\u2019ha fatto spuntare l\u00ec; quel fiore durer\u00e0 qualche settimana, due mesi; se per questo sentiero quest\u2019estate non fosse passato nessuno, quel fiore nessuno l\u2019avrebbe notato; eppure Dio lo ha fatto lostesso. Dio \u00e8 gratuito nel suo fare, non fa per essere visto, per essere notato, per essere ammirato e acclamato. Dio fa, e basta. Gli piace fare cos\u00ec, in modo gratuito.<\/p>\n\n\n\n<p>La gratuit\u00e0 di Dio brilla sommamente nella creazione dell\u2019uomo, dell\u2019uomo libero. Creando l\u2019uomo libero Dio ha rischiato, ha rischiato di avere anche una risposta negativa, come di fatto \u00e8 accaduto. E non possiamo pensare che Dio non sapesse, non prevedesse tutte le offese, le ribellioni, i \u201cno\u201d che gli uomini gli avrebbero detto, fino a mettere in croce suo Figlio. Dio lo sapeva; eppure cre\u00f2 ugualmente l\u2019uomo, e lo cre\u00f2 \u201clibero\u201d. Riconoscere e lasciare la libert\u00e0 all\u2019altro, perfino la libert\u00e0 di offenderci e farci del male, \u00e8 espressione di somma gratuit\u00e0. Dio \u00e8 gratuito cos\u00ec. \u201cDebole\u201d, davanti all\u2019uomo.<\/p>\n\n\n\n<p>La sua gratuit\u00e0 egli l\u2019ha trasposta nella natura. Nella natura non c\u2019\u00e8 la legge del \u201c<em>do ut des<\/em>\u201d, \u201cio ti do perch\u00e9 tu mi dia\u201d; c\u2019\u00e8 la legge dell\u2019 \u201cio ti do perch\u00e9 tu sia\u201d. Il contadino semina il seme; a quel seme il sole d\u00e0 il suo calore, la pioggia d\u00e0 l\u2019umidit\u00e0 necessaria, i sali minerali danno il nutrimento di cui il seme ha bisogno. Grazie al sole, alla pioggia e ai sali minerali il seme cresce, si sviluppa, diventa spiga, ma non restituisce nulla al sole, alla pioggia e ai sali minerali. Il seme, diventato spiga, si lascia cogliere, si lascia macinare e diventa pane, nutre l\u2019uomo che se ne ciba, ma l\u2019uomo che se ne ciba non restituisce nulla al seme, alla spiga, al pane che ha mangiato. Con l\u2019energia del pane che ha mangiato l\u2019uomo pu\u00f2 lavorare, agire, produrre, aiutare, sostenere e servire altri. Non quindi la legge del \u201c<em>do ut des<\/em>\u201d, dell\u2019 \u201cio ti do perch\u00e9 tu mi dia\u201d, ma la legge dell\u2019 \u201cio ti do perch\u00e9 tu sia, perch\u00e9 tu cresca e sia \u201cdi pi\u00f9\u201d. Legge di gratuit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019uomo, creato dentro questa legge, dentro questa logica, spesso, purtroppo, la spacca e la stravolge col suo egoismo, e cade nel \u201c<em>do ut des<\/em>\u201d. Il \u201c<em>do ut des<\/em>\u201d rovina i rapporti, e alla fin fine non tiene, non riesce a conservarli buoni e sereni. Se tu dai per avere, se tu ti spendi perch\u00e9 anche l\u2019altro si spenda per te, a un certo punto pu\u00f2 succedere che l\u2019altro non si spenda per te per pigrizia, per cattiva volont\u00e0, o non si spenda per te per limite, nella misura che tu vorresti e ti aspettavi, e allora il rapporto entra in crisi. Solo rapporti gratuiti durano e sono gratificanti, risultano felici; attesa, pretesa, desiderio di ricambio rovinano tutto.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando a scuola di Sacra Scrittura commento la lettera di san Paolo ai Filippesi, non manco mai di fermarmi su dieci versetti dell\u2019ultimo capitolo della lettera, i versetti da dieci a venti di quel capitolo, che per me sono l\u2019elogio della gratuit\u00e0, sono il canto della maturit\u00e0 umana.&nbsp; San Paolo \u00e8 ad Efeso, forse prigioniero, o comunque in serie difficolt\u00e0, perch\u00e9 il suo soggiorno ad Efeso fu molto duro e sofferto (scrivendo ai Corinzi da Efeso dice: \u201cNon voglio che ignoriate, fratelli, come la tribolazione che mi \u00e8 capitata qui mi ha colpito oltre misura, al di l\u00e0 delle mie forze, s\u00ec da dubitare anche della vita. Ho addirittura ricevuto su di me la sentenza di morte\u201d: 2Cor 1,8-9); quindi Paolo ad Efeso era in grande sofferenza, e a un certo punto si vide arrivare Epafrod\u00ecto, un cristiano di Filippi, inviato da quella comunit\u00e0 cristiana a portargli dei doni, degli aiuti economici. Paolo ne fu felice, se ne rallegr\u00f2 tantissimo. Ma \u00e8 interessante cogliere il motivo della sua gioia. Egli dice: \u201cSono proprio contento, Epafrod\u00ecto, di questi doni che mi porti; che buona \u00e8 la comunit\u00e0 di Filippi! Si \u00e8 ricordata di me, del suo padre nella fede, di colui che le ha annunciato Cristo, il Salvatore! Ma la mia gioia non \u00e8 determinata dal fatto che io mi sento ricordato, amato e oggetto di riconoscenza da parte dei Filippesi, quasi che se non si fossero ricordati di me e non mi avessero dimostrato la loro gratitudine, sarei stato male, sarei rimasto deluso di loro e magari arrabbiato con loro, e sarei caduto in depressione. No! Io ho chi mi sostiene. \u201cTutto posso in Colui che mi d\u00e0 la forza\u201d, dice Paolo. Io ho Cristo. \u00c8 lui la mia forza, il mio sostegno, la mia compagnia. Non sono condizionato dalla risposta positiva o negativa delle persone. Sono invece profondamente contento dei doni che mi hai portato perch\u00e9 essi sono il segno di quanto buono sia l\u2019animo dei Filippesi, di quanto esso sia generoso e riconoscente; \u00e8 per loro che io sono contento, \u00e8 perch\u00e9 essi sono buoni e bravi che io sono contento; io, per conto mio, ho imparato ad essere povero e ad essere ricco; sono iniziato a tutto: alla saziet\u00e0 e alla fame, all\u2019abbondanza e all\u2019indigenza\u201d (Fil 4,10-20).<\/p>\n\n\n\n<p>Profonda maturit\u00e0 umana, quella di Paolo; piena maturit\u00e0 affettiva; pienezza di gratuit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>I Vangeli sono punteggiati di gesti di gratuit\u00e0. Ci limitiamo a qualche tocco, perch\u00e9 il Vangelo, -\u201cbuon annuncio di salvezza\u201d- \u00e8 tutto gratuit\u00e0. Ges\u00f9 si rivela gratuito nel suo agire; egli non cerc\u00f2 la propria fama, la propria gloria, la propria affermazione e successo. Guariva i malati, cacciava i demoni e diceva loro di non dire niente a nessuno (Mc 1,40-45; Mc 3,11-12); dopo la moltiplicazione dei pani la gente voleva proclamarlo re, ed egli si ritir\u00f2 sulla montagna tutto solo (Gv 6,14-15); in pi\u00f9 occasioni egli oper\u00f2 miracoli senza essere richiesto (cos\u00ec nel caso della risurrezione del figlio della vedova di Nain: Lc 7,11-15, della guarigione del cieco nato: Gv 9,1-7; della guarigione del malato alla piscina di Betesda: Gv 5,1-9).<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 un bel episodio nel Vangelo di Marco, raccontato anche da Matteo e da Giovanni, in cui si narra di una donna che pochi giorni prima della passione di Ges\u00f9 gli unse il capo con un profumo costosissimo (Mc 14,3-9). Quel profumo valeva trecento denari, la paga di un anno di lavoro di un bracciante. La donna addirittura spezz\u00f2 il vasetto di alabastro che conteneva il profumo, perch\u00e9 esso uscisse fino all\u2019ultima goccia sul capo di Ges\u00f9. Alla reazione dei presenti che condannarono quel gesto come un incomprensibile spreco, Ges\u00f9 disse: \u201cLasciatela stare, perch\u00e9 le date fastidio? Essa ha fatto una cosa buona; anzi, in verit\u00e0 vi dico che dovunque, in tutto il mondo, sar\u00e0 annunciato il Vangelo, si racconter\u00e0 pure in suo ricordo ci\u00f2 che ella ha fatto\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Non so se vi siete mai domandati perch\u00e9 questo episodio sarebbe dovuto essere raccontato in ogni luogo ove il Vangelo sarebbe stato predicato? Per un motivo molto semplice e insieme molto profondo. \u00c8 perch\u00e8 questo episodio, il gesto di quella donna cos\u00ec generoso e dall\u2019aspetto di uno spreco incomprensibile, gesto di assoluta gratuit\u00e0, era in linea e poteva essere preso a simbolo di tutto il Vangelo, dell\u2019agire di Ges\u00f9 che diede la sua vita per l\u2019umanit\u00e0 sulla croce. Non fu, il suo, uno \u201cspreco\u201d? non fu, il suo, un gesto di assoluta, estrema gratuit\u00e0? Era proprio necessario che la redenzione si realizzasse in quel modo? Non poteva Dio perdonare i peccati degli uomini standosene in cielo e senza soffrire? Ma la gratuit\u00e0 \u00e8 una caratteristica dell\u2019amore di Dio; la gratuit\u00e0 fu il segno sotto cui Ges\u00f9 pose la sua vita; gratuit\u00e0 fu il gesto di unzione di quella donna.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma domandiamoci: di che cosa, propriamente, abbiamo diritto? L\u2019uomo \u00e8 abilissimo nel trasformare in proprio diritto ci\u00f2 che gli \u00e8 solo donato. L\u2019uomo, pensando se stesso, \u00e8 portato a dire: \u201cio sono\u201d, e invece la verit\u00e0 dell\u2019uomo \u00e8 quella che, con frase lapidaria, esprime don Giussani: \u201cio sono Tu che mi fai\u201d. Noi siamo fatti in questo momento da Dio. Romano Guardini, grande teologo del secolo scorso, si rivolge a Dio con questa preghiera: \u201cDio, non ho nulla di me stesso, tutto \u00e8 tuo dono e sar\u00e0 mio solo se lo ricevo da te. Sempre ricevo me dalla tua mano. \u00c8 cos\u00ec, e cos\u00ec deve essere. Questa \u00e8 la mia verit\u00e0 e la mia gioia. Di continuo il tuo occhio mi guarda e io vivo del tuo sguardo, o mio Creatore e mia salvezza. Insegnami a capire, nella calma del tuo presente, che io sono per opera tua, e davanti a te e per te\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Tutto \u00e8 opera \u201csua\u201d, di Dio; tutto \u00e8 fatto ed \u00e8 sostenuto nell\u2019esistere da lui. \u201cTutto sussiste in lui\u201d, dice Paolo nella lettera ai Colossesi (Col 1,17); \u201cin lui viviamo, ci muoviamo ed esistiamo\u201d (At 17,28). Questo \u00e8 per ciascuno di noi, e questo vale per ogni persona e per ogni cosa. In questo momento io ricevo me stesso, la mia vita; in questo momento io ricevo il sole che riscalda la terra, l\u2019aria che respiro, il frumento maturato dalla terra diventato pane che mi ciba; in questo momento io ricevo i miei familiari, i miei amici, le persone a me care. Sono immerso in un oceano di doni.<\/p>\n\n\n\n<p>Forse che avevo diritto a nascere in un paese cristiano, in una famiglia cristiana che mi ha parlato di Dio fin dai primi anni di vita? Forse che avevo diritto ad incontrare tante persone buone che mi hanno voluto bene, che mi sono state di esempio? Forse che avevo diritto a sentirmi chiamare da Dio ad una intimit\u00e0 particolare con lui, a consacrarmi a lui, a conoscere la sua parola in modo pi\u00f9 profondo, ad avere il suo Pane ogni giorno? Forse che avevo diritto a tutte le mozioni, le buone ispirazioni dello Spirito Santo, con cui egli mi ha guidato, mi ha illuminato, mi ha consolato, mi ha rafforzato?<\/p>\n\n\n\n<p>Esercizio spirituale quanto mai utile \u00e8 riandare col pensiero indietro nella propria vita, e fare memoria dei doni ricevuti; magari anche scrivendoli su di un foglio di carta. Vari salmi sono impostati su questo registro del ricordare i doni gratuiti di Dio, a livello personale (Sal 103) e a livello di popolo (Sal 136).<\/p>\n\n\n\n<p>Pur beneficiari di tanta gratuit\u00e0 di Dio, noi gli siamo stati ingrati. Addirittura ci siamo serviti dei suoi doni per offenderlo, per andargli contro. Ogni peccato noi lo commettiamo usando male e abusando dei suoi doni: abusando dell\u2019intelligenza, della volont\u00e0, della libert\u00e0, del corpo, , del tempo. Ci\u00f2 che dovrebbe essere mezzo e strumento di lode e di ringraziamento a lui, noi lo abbiamo trasformato in strumento di peccato e di male.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel libro del profeta Ezechiele c\u2019\u00e8 un testo particolarmente espressivo a questo riguardo. Ezechiele racconta di Dio e del popolo di Israele sotto l\u2019immagine e la simbologia di un giovane e di una ragazza (Ez 16,1-19). Dio \u00e8 un giovane che trova una bambina appena nata abbandonata in campagna; la raccoglie, le presta le prime cure e la fa crescere. La bambina diventa adolescente, adulta, arriva all\u2019et\u00e0 dell\u2019amore. I due si sposano, e lui, lo sposo (Dio), la ricolma di attenzioni, la veste di ricami, di abiti di seta, la adorna di gioielli, di braccialetti ai polsi, di collane al collo, di orecchini agli orecchi; le mette in testa una corona e la fa regina. Ma lei (il popolo di Israele), infatuata della propria bellezza, si d\u00e0 ad altri amori, offre i suoi favori ad ogni passante, si prostituisce e si serve dei dono ricevuti per attirare i suoi clienti.<\/p>\n\n\n\n<p>Dice Ezechiele, esprimendo il rimprovero di Dio contro il popolo di Israele: \u201cPrendesti i tuoi abiti per adornare a vari colori le alture su cui ti prostituivi. Con i tuoi splendidi gioielli d\u2019oro e d\u2019argento, che io ti avevo dati, facesti immagini umane e te ne servisti per peccare; poi tu le adornasti con le tue vesti ricamate e davanti a quelle immagini presentasti il mio olio e i miei profumi. Il pane che io ti avevo dato, il fior di farina, l\u2019olio e il miele di cui ti nutrivo ponesti davanti ad esse come offerta di soave odore\u201d (Ez 16,15-19). Il popolo di Israele si serv\u00ec dei doni di Dio per peccare. \u00c8 quello che abbiamo fatto, che facciamo, anche noi.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma ecco che a questo punto si mette in moto ancora una volta la gratuit\u00e0 di Dio, e nella sua espressione massima, nella forma del perdono. Il perdono \u00e8 la forma pi\u00f9 alta della gratuit\u00e0. Chi perdona \u00e8 sommamente gratuito, la parola stessa lo dice. La parola \u201cperdono\u201d \u00e8 composta dalla particella \u201cper\u201d e dal sostantivo \u201cdono\u201d. La particella \u201cper\u201d in latino indica pienezza, completezza, compimento. Cos\u00ec, ad esempio, la parola latina \u201c<em>venire<\/em>\u201d significa \u201cvenire\u201d, e la parola \u201c<em>pervenire<\/em>\u201d significa \u201carrivare\u201d, cio\u00e8 venire fino in fondo, fino alla meta. La parola latina \u201c<em>transire<\/em>\u201d significa \u201cpassare\u201d, e la parola \u201c<em>pertransire<\/em>\u201d significa \u201ctrapassare\u201d, passare da un lato all\u2019altro, del tutto. Cos\u00ec \u201c<em>donare<\/em>\u201d significa \u201cdonare\u201d, e \u201c<em>perdonare<\/em>\u201d significa donare del tutto, fare il dono massimo.<\/p>\n\n\n\n<p>Dio di fronte al peccato dell\u2019uomo si pone in atteggiamento di perdono. Nel libro del profeta Isaia Dio dice: \u201cTu, Israele, mi hai dato molestia con i tuoi peccati, mi hai stancato con le tue iniquit\u00e0, ma io cancello i tuoi misfatti, per riguardo a me non ricordo pi\u00f9 i tuoi peccati\u201d (Is 43,24-25). Dio \u00e8 misericordia e perdono. Il canto \u201cTu sei la mia vita, altro io non ho\u201d ha una strofa in cui dice: \u201cTu sei la mia forza, altro io non ho, tu sei la mia pace, la mia libert\u00e0; so che da ogni male tu mi libererai, e nel tuo perdono vivr\u00f2\u201d. Nel tuo perdono vivr\u00f2. S\u00ec, solo nel perdono di Dio noi viviamo, solo in quel perdono, di gratuit\u00e0, noi troviamo respiro e vita. Altrimenti per noi sarebbe la morte. \u201cEgli \u00e8 la nostra pace\u201d, dice San Paolo (Ef 2,14). Noi non siamo capaci di darci pace, di pacificare il nostro cuore dopo che abbiamo sbagliato; solo Dio pu\u00f2 darci pace, con un dono di gratuit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>In questo dono di gratuit\u00e0 siamo invitati a rimanere, scambiandoci e rendendoci a nostra volta reciprocamente il servizio del perdono. Se non ci perdoniamo tra noi usciamo automaticamente dalle regioni della gratuit\u00e0, per entrare in regioni ben pi\u00f9 povere, pi\u00f9 meschine, pi\u00f9 brutte e cattive.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cGratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date\u201d (Mt 10,8). La gratuit\u00e0 \u00e8 l\u2019atteggiamento dell\u2019uomo che ha conosciuto Dio, \u00e8 l\u2019atteggiamento del cristiano che \u00e8 diventato discepolo di Cristo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><em>Don Giovanni Unterberger<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>clicca QUI per scaricare l&#8217;omelia &#8211; Meditazione\u00a0tenuta da don Giovanni nel 2011 ad un ritiro di suore canossiane, sul tema della\u00a0gratuit\u00e0 &#8211; Prima meditazione: Dentro una totale gratuit\u00e0 Prendiamo a guida delle nostre riflessioni in questi giorni di Esercizi spirituali &hellip; <a href=\"https:\/\/demamah.it\/?p=7331\">Continua a leggere<span class=\"meta-nav\">&rarr;<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":5,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[13],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/demamah.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/7331"}],"collection":[{"href":"https:\/\/demamah.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/demamah.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/demamah.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/5"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/demamah.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=7331"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/demamah.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/7331\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":7332,"href":"https:\/\/demamah.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/7331\/revisions\/7332"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/demamah.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=7331"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/demamah.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=7331"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/demamah.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=7331"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}