30° Domenica del Tempo ordinario

(Es 22,20-26;  1Tess 1,5c-10;   Mt 22,34-40)

Duomo, sabato 25 ottobre 2014

Due comandamenti uniti: amore a Dio e amore al prossimo. Un unico comandamento, il comandamento dell’amore, con due direzioni: una direzione verticale e una direzione orizzontale. Due direzioni strettamente legate tra di loro. Non ci può essere una direzione e dimensione orizzontale senza la direzione e la dimensione verticale; e non è autentica e vera la direzione e la dimensione verticale senza la direzione e la dimensione orizzontale.

Gesù lo dice chiaramente: c’è un primo comandamento: ama Dio, e c’è un secondo comandamento, che è simile al primo: ama il prossimo. L’un comandamento non sta in piedi senza l’altro.

L’apostolo Giovanni afferma con forza: “Se uno dicesse: ‘io amo Dio’, e odiasse il suo fratello, è un mentitore. Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede. Questo è il comandamento che abbiamo da lui: chi ama Dio ami anche il suo fratello” (1Gv 4,19-21).

Queste parole ci spingono a un forte esame di coscienza. Certe forme di spiritualità molto devote, fatte di tanta preghiera e di molteplici devozioni, che non portassero e non si sostanziassero di carità, di amore al prossimo, sarebbero ingannevoli, sarebbero vuote, sarebbero lontane dal vero amore a Dio, La temperatura dell’amore a Dio è data e indicata dalla temperatura dell’amore al prossimo. Ami il prossimo? porti pazienza con chi ti è antipatico? perdoni i torti che ti hanno arrecato? sei pronto a donare, a servire? stai attento a non far soffrire nessuno con le tue parole, con i tuoi gesti? aiuti il povero, il bisognoso? sei pronto a capire, a scusare? Se sei e fai così, sta’ sicuro: tu ami Dio! Perché Dio è nel tuo prossimo; perché il modo con cui tu tratti il prossimo è il modo con cui tu tratti Dio.

E, d’altro canto, un vero amore al prossimo non è possibile senza un forte amore a Dio. Tra i due tipi d’amore, “il primo” -dice Gesù- è l’amore a Dio. “Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il primo comandamento”. E’ il primo in senso fondativo, nel senso che l’amore a Dio è la sorgente, la fonte, dell’amore al prossimo. Madre Teresa di Calcutta passava tre ore in preghiera al mattino, all’inizio della giornata, e chiedeva che le sue suore facessero altrettanto, perché -diceva- “solo se coltiviamo il rapporto con Dio e contempliamo il suo volto, sapremo poi riconoscere il volto di Dio e vederlo nel volto dei nostri fratelli poveri, ed avere la forza di amarli e soccorrerli come ameremmo e soccorreremmo il Signore”.

Sappiamo quanto sia impegnativo amare davvero; quanto sia impegnativo e difficile amare tutti, amare sempre, amare gratuitamente. Facilmente il nostro amore fa distinzioni, è selettivo; ama chi è simpatico, chi ci ha fatto del bene, chi ci è affine per modo di pensare e di vedere le cose. Gli altri li amiamo meno, ci sono più o meno indifferenti; qualcuno lo evitiamo.

Il nostro amore facilmente si stanca, fa fatica a perseverare, ad essere un amore ‘per sempre’, che dura tutta la vita. Le difficoltà, le delusioni, le incomprensioni, le offese ricevute ci spingono a venir meno nell’amore, a desistere dall’amare.

Il nostro amore non sempre è gratuito; spesso è interessato, cerca più se stesso che il bene dell’altra persona; s’aspetta il contraccambio, si ritira se non si sente corrisposto.

E’ debole il nostro amore al prossimo, ha bisogno che in esso si riversi l’amore di Dio. L’amore di Dio, sì, è un amore che ama tutti, che ama sempre, che ama gratuitamente! Quell’amore è il fondamento, il sostegno, del nostro amore.

Che cosa avrà spinto e sostenuto san Giuseppe Cottolengo ad occuparsi nella Torino della prima metà dell’ ‘800 dei portatori di handicap grave, dei malati da tutti rifiutati, se non l’amore per Dio? Che cosa avrà spinto e sostenuto santa Maddalena di Canossa nella Verona di quegli stessi anni ad occuparsi con zelo instancabile delle ragazze povere e abbandonate, se non l’amore per Dio? Che cosa avrà reso capace il venerabile Marcello Candia, imprenditore milanese, di vendere nel 1961 la sua azienda per costruire un lebbrosario in Brasile e servire egli stesso i malati, se non l’amore per Dio?

L’amore per Dio sostiene ed alimenta l’amore al prossimo. Nella misura in cui l’uomo cura la sua relazione con Dio riesce ad amare i fratelli; di amore vero.

Il compito, dunque, che Gesù oggi, con la sua Parola, ci affida è quello di amare. Amare Dio per riuscire ad amare i fratelli; amare i fratelli per essere sicuri di amare Dio. E l’Eucaristia di cui ci ciberemo è l’amore di Dio dato a noi; dato a noi perché noi ci amiamo tra di noi.

don Giovanni Unterberger

 

 

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