2° Domenica dopo Pasqua (forma straordinaria)

(1Pt 2,21-25;   Gv 10, 11-16)

Belluno, chiesa di s. Stefano, 19 aprile 2015

 La primitiva comunità cristiana, all’indomani della Pasqua, operò una profonda riflessione su Gesù. Aiutata dallo Spirito Santo disceso a Pentecoste e in vari altri momenti, come ci attestano gli Atti degli Apostoli, la primitiva comunità cristiana comprese di Gesù aspetti e dimensioni che di Gesù non era riuscita a comprendere prima che egli morisse e risorgesse.

Ad esempio capì che Gesù era il grande sommo Sacerdote, che con l’offerta della vita, supremo e straordinario sacrificio gradito al Padre, aveva introdotto l’umanità nel tempio vero, il tempio del Cielo, ove l’uomo trova salvezza. La lettera agli Ebrei ci descrive e ci parla di questa dimensione di Gesù.

La primitiva comunità cristiana capì e ravvisò in Gesù il “Servo di JHWH” di cui aveva parlato il profeta Isaia (Is 53); Servo di JHWH che aveva preso su di sé i peccati dell’umanità e che con il sacrificio della croce ne aveva ottenuto il perdono. L’apostolo Pietro, nella prima lettura che abbiamo ascoltato, ce ne ha dato indicazione e notizia.

La primitiva comunità cristiana, riflettendo su vari passi dell’Antico Testamento e approfondendo le parole stesse di Gesù, vide in lui “il pastore”, il buon pastore dell’umanità, che con il sacrificio della vita aveva salvato il suo gregge. E’ il brano di Vangelo che ora ci è stato offerto.

Un pastore fuori dell’ordinario fu Gesù; perché quale pastore umano darebbe la vita per delle pecore, pur che fossero le sue pecore?! Eppure Gesù, Figlio di Dio e Dio egli stesso, ha dato la vita per noi uomini, per noi semplici uomini.

C’è un lupo, un lupo feroce, che l’apostolo Pietro non esita a chiamare leone, “leone ruggente che va in giro cercando chi divorare” (1Pt 56,8). E’ Satana questo lupo, questo leone che vuole aggredirci, che vuole azzannarci e morderci per farci morire, per farci peccare, e per distoglierci e separarci da Dio. Gesù, buon pastore ci difende da questo lupo, da questo leone. Ci ha difesi e ci difende con la sua morte e risurrezione. “Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori”, disse Gesù riferendosi alla sua morte di croce e alla sua risurrezione (Gv 12,31). E l’apostolo Giovanni, nella sua prima lettera, afferma con forza e sicurezza: “Il Figlio di Dio è apparso nel mondo per distruggere le opere del diavolo” (1Gv 3,8). Difesi da Gesù noi siamo al riparo, siamo al sicuro da Satana, dal principe del male!

L’apostolo Pietro, nella prima lettura che abbiamo ascoltato, ci ha invitati ad una cosa molto grande: ci ha detto: “Gesù vi ha lasciato un esempio, perché ne seguiate le orme”. L’apostolo Pietro ci esorta a seguire le orme di Gesù, a mettere i nostri piedi là dove li ha messi lui; i nostri passi sui passi di Gesù. E dove ha messo i suoi passi, i suoi piedi, Gesù?

Li ha messi sulla mitezza e sul perdono. “Oltraggiato non rispondeva con oltraggi -ci ha detto Pietro- e soffrendo non minacciava vendetta”. La mitezza di Gesù, il perdono di Gesù sono orme per noi da seguire.

Gesù ha messo i suoi piedi nella confidenza in Dio. “Egli rimetteva la sua causa a Colui che giudica con giustizia”. Porre anche noi la nostra vita nelle mani di Dio; porla con totale e piena confidenza nelle mani di Colui che ci ama, di Colui che ci segue, di Colui che è Provvidenza e non ci dimentica, non ci abbandona. Confidare nel Signore sempre.

Gesù ha tenuto i suoi passi lontano dal peccato. “Egli non commise peccato”, dice Pietro. Gesù fu tentato, fu tentato in ogni modo e lungo tutta la sua vita, ma non cedette alla tentazione e al peccato. “Il principe di questo mondo -egli disse- non ha nessun potere su di me” (Gv 14,30). Anche noi, discepoli di Gesù, terremo i nostri passi lontani dal peccato. “Non fare male né molto né poco”, invita il Siracide (Sir 5,15). Terremo i nostri passi su quelli di Gesù, lontani da ogni male e da ogni cosa che potesse dispiacere al Signore.

Allora la nostra vita, vissuta sulle orme di Gesù, riceverà l’impronta stessa di Gesù, riceverà il marchio della sua vita;  e sarà una vita santa, una vita davvero cristiana, una vita vissuta in Dio da risorti.

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