23° Domenica del Tempo ordinario (forma ordinaria)

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Sap 9,13-18; Filem 9b-10. 12-17; Lc 14, 25-33

Duomo di Belluno, 4 settembre 2016

Gesù era solo uomo o era anche Dio? Molti lungo i secoli hanno negato la divinità di Gesù. Ci volle addirittura un Concilio ecumenico, il Concilio di Nicea del 325 d.C., per porre fine, nella Chiesa, alle discussioni sulla divinità di Gesù. Ancor oggi c’è chi la nega, ad esempio i Testimoni di Geova, per i quali Gesù non è Dio, ma sarebbe l’incarnazione dell’arcangelo Michele sceso sulla terra.

Dai Vangeli la divinità di Gesù appare evidente in mille modi, non solo dai miracoli, che Gesù compiva per potenza propria, ma -per esempio- per il potere che mostrò di avere di perdonare i peccati, potere che è unicamente di Dio (“Affinché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere sulla terra di rimettere i peccati:‘Alzati -disse al paralitico- prendi il tuo lettuccio e va a casa tua”); e il paralitico si alzò guarito (Mc 2,10-11).

Gesù si proclamò ‘signore del sabato’ (Mc 2,27). Il sabato era il giorno di Dio, signore del sabato era Dio; Gesù, proclamandosi ‘signore del sabato’ si proclamò ‘Dio’.

Ancora: Gesù si arrogò il diritto e l’autorità di completare e perfezionare la legge di Dio: “In antico vi fu detto (al Sinai): ‘Non uccidere’, ma io vi dico: ‘Neppure devi adirarti con il tuo fratello’. In antico vi fu detto (al Sinai):‘Non commettere adulterio’, ma io vi dico:‘Chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore” (Mt 5,21-28).

La legge del Sinai era stata data da Dio, e chi avrebbe potuto toccare e perfezionare la legge di Dio, se non Dio solo? Non di certo un uomo! Ora, Gesù, perfezionando la legge di Dio, si dichiarò ‘Dio’ egli stesso.

Anche il brano di Vangelo che abbiamo ora sentito proclamare ci ha presentato Gesù nella sua realtà e dignità di ‘Dio’. Egli ha detto: “Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo”. Quale uomo al mondo potrebbe pretendere di essere amato da qualcuno più di suo padre e di sua madre, più della moglie e dei figli, più della sua stessa vita? Di certo nessun uomo! Solo Dio può dire così, solo Dio può pretendere ed esigere di essere amato al di sopra di tutto e di tutti, lui che è l’autore e la fonte di tutto e di tutti.

C’è nella Bibbia un volto di Dio che viene presentato spesso: è il volto di un Dio ‘geloso’. Dio è geloso del cuore dell’uomo; vuole l’uomo tutto per sé. Dio non è disposto a spartire il cuore dell’uomo con niente e con nessuno; vuole essere il primo nella vita delle sue creature; niente egli vuole che ci sia prima di lui.

Ma che tipo di gelosia è la gelosia di Dio?, possiamo domandarci. La gelosia di Dio non è come la gelosia degli uomini. La gelosia dell’uomo è voglia di possesso, di dominio, di sottomissione dell’altro/a  a sé; la gelosia di Dio è invece unione nell’amore, è desiderio di Dio che la creatura lo ami più di ogni altra cosa e più di ogni altro bene perché Dio sa che solo nell’amore a lui più di ogni altra cosa e più di ogni altro bene, la creatura trova il proprio vero bene, la propria realizzazione e la propria salvezza. Dio è geloso di una gelosia che non è per lui, ma è per noi, è a nostro favore.

La gelosia di Dio -è da precisare subito- non esclude affatto, e non impedisce, che noi amiamo il padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle. C’è addirittura un suo comandamento che dice: “Onora il padre e la madre” (Es 20,12). Dio vuole che noi le amiamo queste persone, Dio vuole che amiamo tutti e tutto. La sua gelosia non ci impedisce affatto di amare, tutt’altro! Ci insegna invece ad amare tutti e tutto nel modo giusto, nel modo con cui Dio stesso ama, nel modo che può renderci felici tra di noi.

La pretesa di Gesù di essere amato al di sopra di ogni altro amore e di ogni altro affetto, è la giusta e legittima pretesa di lui che è Dio; ed è insieme la strada giusta per amare, la via dell’amore vero e autentico; è la via del nostro bene, con lui e tra di noi,

don Giovanni Unterberger

 

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