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( Rm 12,6-16; Gv 2,1-11)
Belluno, chiesa di s. Stefano, 15 gennaio 2017
Gli sposi che si sposarono quel giorno a Cana di Galilea dovevano essere parenti o amici di Gesù e di Maria. Così si comprende il fatto che anche Gesù e Maria furono invitati alle nozze. Le nozze in Palestina, al tempo di Gesù, duravano una settimana: incontri conviviali per una settimana; per cui diventa comprensibile il fatto che ad un certo punto dei vari giorni di festa, presumibilmente verso la fine di essi, le scorte di vino potessero venire a scarseggiare.
Maria, in quanto parente o amica degli sposi, con tutta probabilità non si limitò a partecipare alla nozze da semplice invitata, ma si attivò per dare una mano alla famiglia degli sposi nei vari servizi, in modo che tutto si svolgesse per il meglio e gli invitati rimanessero soddisfatti. In qualità di inserviente, di aiutante, Maria dovette accorgersi ad un certo punto che il vino era finito, ed intervenne presso Gesù: “Non hanno più vino”, gli disse, invitandolo implicitamente ad agire, a provvedere. Gesù compì il miracolo; Maria glielo chiese.
Ci piace Maria, donna attenta e sollecita, capace di cogliere e intercettare le situazioni di difficoltà e di bisogno del prossimo. Maria era donna decentrata da sé. La persona decentrata da sé è capace di carità, di finezza di carità; s’accorge del fratello, della sorella, che ha accanto e che versa nel bisogno; ha occhi che vedono, ha orecchi che odono, ha mani che operano e soccorrono. Chi è incentrato su di sé non vede nulla, non ode nulla, se non se stesso, solo se stesso.
Ci piace Maria che si muove per prima. Gli sposi stanno festeggiando, non hanno sentore del pericolo che stanno correndo (la loro festa potrebbe miseramente naufragare); e Maria si muove di sua iniziativa: “Gesù, non hanno più vino”, dice. Maria è capace di amore preveniente, di amore che anticipa. Dante nella ‘Divina Commedia’ la esalta in questa sua qualità; dice: “La tua bontà non pur soccorre a chi domanda, ma molte fiate al dimandar precorre” (Paradiso, canto XXXIII, vv 16-18). Maria previene, come fanno spesso le mamme nei confronti dei loro figli; donano ancora prima di essere richieste. Come sarebbe bello il mondo, e felice, se fossero molti i gesti di servizio e di amore preveniente!
Ci piace Maria che osa con Gesù: gli chiede il miracolo. Gesù dapprima le risponde: “Non è ancora giunta la mia ora”, ma poi le obbedisce, compie il prodigio e cambia l’acqua in vino. La forza della preghiera di Maria sul cuore di Gesù è grande; anche oggi in cielo. Una strofa del canto ‘Immacolata, vergine bella’ dice, rivolgendosi a Maria: “La tua preghiera è onnipotente davanti al trono del Dio clemente”. A Maria, madre di Gesù, noi possiamo ricorrere con fiducia. Ella è mediatrice di grazie; ella ‘può’ sul cuore di suo figlio. Qualora Maria vedesse che ci fosse venuto meno ‘il vino’ della fede, ‘il vino’ della speranza, ‘il vino’ della carità,, ‘il vino’ della fiducia, ‘il vino della fraternità’, ella lo può ottenere dal suo figlio Gesù per noi. La pregheremo, la invocheremo con coraggio.
Ci piace Maria che ai servi delle nozze dice: “Fate quello che egli vi dirà”; li orienta a Gesù, all’obbedienza a Gesù. Obbedienti a Gesù otteniamo miracoli; obbedienti a Gesù riceviamo salvezza. Maria orienta a Gesù; non trattiene a sé, conduce a suo figlio. E’ significativo che le ultime parole di Maria in tutto il Vangelo siano proprio queste: “Fate quello che egli vi dirà”. Maria, dopo queste parole, è come se scomparisse, come se lasciasse il campo a Gesù; è come se ritenesse d’aver compiuto la sua missione. La missione di Maria è portarci a Gesù, è farci incontrare Gesù che è il Salvatore, nel quale troviamo salvezza.
don Giovanni Unterberger
