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( 1 Cor 9,24-27; 10,1-5; Mt 20,1-16)
Belluno, chiesa di S. Pietro 28 gennaio 2018
Che meraviglia quel padrone della vigna che chiama! Chiama all’alba, alle nove del mattino, a mezzogiorno, alle tre del pomeriggio, alle cinque… Sembra che il suo lavoro sia quello di chiamare! E’ Dio, nella mente di Gesù, quel padrone che chiama. Il Signore ci ha chiamati alla vita e di continuo ci chiama, fino all’ultima chiamata, quella del giorno della nostra morte, quando ci chiamerà per sempre con sé.
Dio chiama, e non ci lascerà senza ricompensa. Egli dà il giusto, anzi anche più del giusto. Ai chiamati dell’ultima ora il padrone della vigna diede molto più di quanto sarebbe stato loro dovuto. Dio non è un Dio di stretta misura; la sua misura è di essere ‘senza misura’. Anche nel chiamare egli è senza misura: chiama di continuo, senza stancarsi; e pure se gli avessimo detto tante volte di no, egli continua a chiamare, non smette di chiamare Dio chiama. All’uomo spetta ascoltare. “Ascolta, popolo mio, ti voglio ammonire; Israele, se tu mi ascoltassi!”, dice Dio nel salmo 81 (Sal 81,9). All’uomo è chiesto l’ascolto.
Che cosa impedisce all’uomo l’ascolto di Dio? Un primo impedimento è costituito dall’immersione eccessiva nel tessuto della vita quotidiana, fino a perdere di vista lui, il Signore. Quante volte egli scompare dal nostro orizzonte per ore, per lunghi tempi, e noi siamo altrettante ‘Marte’ che si affannano e si agitano, senza di lui, lontani da lui, privi di lui! Quanto bisogno abbiamo di diventare ‘Maria’, e non restare ‘Marta’! Marta aveva lì, a pochi metri da sé, Gesù che parlava, ma ella non lo sentiva. Non solo non lo ascoltava, ma neppure lo sentiva. Non capita anche a noi spesso di non sentire il Signore? eppure egli è al nostro fianco…
Un secondo impedimento all’ascolto del Signore è avere la mente e la vita piena di progetti. Siamo portati a programmare, a progettare, a programmare il presente e il futuro: tutto deve andare così come vogliamo noi. In questo modo noi siamo totalmente in ascolto di noi stessi, e quindi, incapaci di ascoltare Dio, indisponibili a lui; oltre che indisponibili ai fratelli. La grandezza dell’uomo sta nell’ascolto; la misura della crescita dell’uomo sta nella misura della sua capacità e volontà di ascoltare.
Dice il Signore, ancora nel salmo 81: “Se il mio popolo mi ascoltasse, se Israele camminasse per le mie vie! Subito piegherei i suoi nemici e contro i suoi avversari porterei la mia mano. Li nutrirei con fior di frumento, li sazierei con miele di roccia” (Sal 81,14-17). Nell’ascolto del Signore sta il nostro benessere; sta la vittoria su tanti fastidi e dolori quotidiani; sta la via della pace del cuore.
‘Signore, fa’ che io ti ascolti; che il mio cuore cerchi te, cerchi la tua voce, la tua parola. Senza di essa io sono perduto, confuso, sono senza forze, vinto dagli eventi della vita. Fa’, o Signore, che io sappia fare silenzio; silenzio esteriore e silenzio interiore; mi sappia prendere pause di silenzio nel turbinìo del quotidiano; pause per stare con te’. “Passerò la vita ad ascoltarti -diceva sant’ Elisabetta della Trinità, monaca carmelitana- perché tu hai molto da dirmi”. Dio ha molto da dirci; permettiamogli di dircelo; di dircelo tutto. Per noi sarà vita e salvezza.
don Giovanni Unterberger
