4a domenica dopo Pasqua (forma straordinaria)

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(Giac 1,17-21;   Gv 16,5-14)

Belluno, chiesa di s. Pietro, 29 aprile 2018

 

Gesù è straordinario; ha sempre qualcosa di grande e d’importante da insegnare. Sappiamo quanto sia prezioso, in ogni campo, avere dei bravi maestri; Gesù è un bravo maestro, insegna cose alte, profonde, cose che aiutano fortemente la vita.

Egli si trova nel cenacolo con i suoi apostoli in una sera particolare; particolare perché quella sera è nientemeno che la vigilia della sua morte; il giorno dopo egli sarebbe morto in croce, e addirittura dopo pochissime ore, una o due, sarebbe stato catturato nel Getsemani. Il tempo è ormai poco, e Gesù, che più volte e a più riprese aveva detto ai suoi apostoli che sarebbe morto, ora fa loro capire che il momento è arrivato, e che egli se ne sta davvero per andare.

Gli apostoli sono profondamente colpiti da questa rivelazione, restano senza parole come paralizzati dalla prospettiva di rimanere senza il loro Maestro; tanto che non riescono a dirgli nulla. E Gesù a loro: “Io torno a colui che mi ha mandato, e nessuno di voi mi domanda: ‘Dove vai’?” Nessuna domanda da parte degli apostoli, come impietriti dalla tristezza per quanto sta per accadere. E Gesù a consolarli, a confortarli: “E’ conveniente per voi che io me ne vada; vi manderò lo Spirito Santo”. Era come dire: “Nel fatto doloroso della mia morte, della mia dipartita da voi, è contenuto un bene; questo bene è come nascosto, ma è contenuto, c’è; e voi lo vedrete”.  Difatti gli apostoli, morto e risorto Gesù, ricevettero lo Spirito del Risorto, lo Spirito Santo, che li trasformò, li rese coraggiosi e intrepidi testimoni del Vangelo e della verità, capaci di sopportare persecuzione, flagelli e prigionie.

Ecco l’insegnamento di Gesù maestro per noi, la sua lezione: c’è un bene nascosto in tante situazioni dolorose, di difficoltà e di sofferenza. C’è un disegno nascosto, sconosciuto all’uomo, ma noto a Dio. Dio porta avanti il suo disegno in mezzo alle contraddizioni ai limiti, alle sofferenze, agli errori degli uomini. Nulla ostacola e arresta il suo piano. Noi non vediamo salvezza, eppure una salvezza si va misteriosamente costruendo; noi vediamo non-senso e invece un senso il Signore lo crea. Guardando il rovescio di una tovaglia non si vedono che fili che si sovrappongono e si intersecano l’uno con l’altro in modo confuso e disordinato, non si vedono che nodi; ma il dritto della tovaglia rivela il disegno. Così è la storia umana.

La sera dell’ultima cena gli apostoli, di fronte a quanto Gesù diceva loro e a fronte della tristezza che aveva invaso il loro cuore, necessitavano di una cosa, di un’unica cosa, ma importante e decisiva: necessitavano di fede. E’ la fede ciò di cui l’uomo ha bisogno; fede che ci fa credere e sperare, di speranza certa, che Dio tiene in mano le cose, i fili della storia del mondo; fede che egli non lascia che l’opera delle sue mani vada perduta. Dio è ‘padre’ e ‘onnipotente’; arriva là dove l’uomo non arriva; fa ciò che l’uomo non riesce a fare; porta vita e salvezza anche là dove c’è morte e rovina.

Ecco l’insegnamento di Gesù maestro: un insegnamento che ci richiede e domanda fede, ma che alleggerisce il cuore e la vita. Crediamo alla sua paternità e alla sua onnipotenza; diamogli fiducia: egli è, per natura sua, ‘Salvatore’.

don Giovanni Unterberger

 

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